Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Tra le varie amenità sentite ieri, quella del deputato Bonafede che durante la trasmissione radio Un giorno da pecora (sul Due, alle 13.40), ha ribadito che Grillo accetterebbe «senz’altro» l’incarico di formare il governo. Grillo, da parte sua, ha smentito il suo capogruppo al Senato, Vito Crimi, che l’altro giorno aveva immaginato un sostegno dei cinquestelle a un governo tecnico. «Non esistono governi tecnici, ma solo governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari. Il governo Monti è stato il più politico del dopoguerra, nessuno prima aveva mai messo in discussione l’articolo 18 a difesa dei lavoratori». Poi c’è Berlusconi che invita Bersani a fare il leader («aspettiamo di vedere che continui a prendere porte in faccia), Renzi che è stato due ore a parlare con Monti (ufficialmente per problemi di Firenze) e Monti che ha convocato Berlusconi, Bersani e Grillo per consultazioni in vista del vertice europeo del 14. Berlusconi ha già detto che andrà. Ma Grillo? Ed è proprio correttissima la convocazione visto che il comico di Genova non ha formalmente alcun ruolo?
• Se ha detto che, al momento delle consultazioni, vuole andare lui a parlare con Napolitano.
Sì, e potrebbe anche essere. Tuttavia: le consultazioni si svolgono con i capigruppo che guidano una delegazione di eletti. Grillo non ha titolo, e forse converrebbe in questa fase attenersi strettissimamente alla forma. Prevedo che i grillini potrebbero tagliare la testa al toro e non partecipare alle consultazioni. Tra l’altro avrebbero dalla loro la Costituzione, la quale disciplina questa materia con appena 18 parole: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri» (articolo 92, secondo comma). Il rito delle consultazioni, degli incarichi esplorativi e quant’altro appartiene alla prassi, consolidata, ma non è previsto dalla Carta. In teoria Napolitano potrebbe nominare, putacaso, Bersani, senza incarichi esplorativi o altro, farsi proporre i ministri, nominarli e buttare il governo nell’arena del voto di fiducia. Ho l’impressione che, a questo punto, potrebbe addirittura essere la condotta più saggia.
• Vendola consiglia a Bersani di presentare una lista di nomi indiscutibili: che ne pensa?
Bisogna vedere se stasera Bersani sarà ancora segretario. Oggi c’è una direzione del partito, pubblica, che si preannuncia furibonda.
• Senta, ma queste consultazioni, questi incarichi, quando dovrebbero avvenire? Perché mi pare che si debba eleggere, tra una cosa e l’altra, anche il successore di Napolitano…
Dunque, il mandato di Napolitano scade il 15 maggio e se a quella data non sarà ancora stato eletto il nuovo capo dello Stato, le funzioni del Quirinale passeranno al presidente del Senato. Quale presidente del Senato? Non l’attuale, Schifani (a meno che non sia rieletto), ma il nuovo che per la fine di marzo dovrebbe essere seduto al suo posto. Non c’è rischio di stallo sulla nomina del presidente del Senato perché, dopo due giri in cui è richiesta la maggioranza assoluta degli aventi diritto, si passa a un terzo giro dove è richiesta la maggioranza assoluta dei votanti e, se non basta neanche questo, si va al ballottaggio tra i due più votati. Manca però un accordo politico, ed è probabile che questa nomina sia fonte di divisioni ulteriori. Alla Camera, dove il Pd controlla 340 seggi su 630, la cosa dovrebbe filare via liscia, con l’elezione di Franceschini.
• Questo quando avverrebbe?
Bisogna che il nuovo Parlamento si insedi, e Napolitano aveva sperato di anticipare la data d’inizio della XVII legislatura. Invece – ce lo ha fatto sapere ieri – la data d’avvio dei lavori resta il 15 marzo. Significa che quel giorno cominceranno le consultazioni? No, perché Napolitano, se non sta alla lettera della Costituzione, incontra per prassi, dopo gli ex presidenti della Repubblica (è vivo solo Ciampi), i capigruppo. Quindi è necessario che ciascun gruppo politico elegga il suo capo. Ci vorrà una settimana, cioè alla fine arriveremo al 21-22 marzo. Se seguirà la prassi, non essendoci maggioranza al Senato, Napolitano comincerà con un incarico esplorativo, e l’esploratore sarà quasi certamente Bersani, a meno che nel frattempo i suoi non lo abbiano mandato a gambe all’aria. Bersani, alla fine dell’esplorazione, dovrebbe tornare al Quirinale con una risposta certa: accetto l’incarico perché ho la maggioranza sia alla Camera che al Senato oppure non accetto l’incarico perché non posso garantire sul voto di fiducia del Senato.
• Dovrà sbrigarsi: alla fine dell’esplorazione rischia di trovarsi davanti un presidente della Repubblica diverso.
La convocazione della grande assemblea che dovrà eleggere il successore di Napolitano è fissata per il 15 aprile (curioso, no? Tutti gli appuntamenti sono per il giorno 15). Si suppone che entro il 15 maggio, data in cui scade il mandato presidenziale, il nuovo inquilino sia entrato al Quirinale. Ma non è detto: neanche qui ci sono accordi politici saldi, il Pd è diviso, eccetera. Potremmo trovarci in una duplice vaghezza: un presidente del consiglio incaricato che esplora senza trovare il bandolo della matassa, e un consesso di mille, tra parlamentari e rappresentanti delle regioni, che aspetta vanamente l’ispirazione dello Spirito Santo. Peccato che proprio in quei giorni, essendo in corso il conclave, lo Spirito Santo sia impegnato altrove.
(leggi)