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 2025  aprile 03 Giovedì calendario

Una squadra di «Streghe» contro i droni Le donne ucraine che proteggono il Nord

La comandante Julia, occhi di ghiaccio, mai una parola gridata, ordina alle altre di aprire il fuoco verso Nord. “Valchiria”, nome di battaglia della recluta che impara in fretta, salta sul fuoristrada e afferra il pesante cannoncino antiaereo. Inna, l’insegnante di matematica, calcola la traiettoria del drone russo. Via radio indica a Valentina, la veterinaria, quando sparare. Non chiamatele soldatesse, si arrabbiano. Sono “Le Streghe di Bucha”, dal nome ufficiale del loro squadrone tutto al femminile. Il simbolo è una befana a cavallo di una ramazza. E hanno preteso che venisse cucito addosso alle loro uniformi mimetiche. Perfino l’esercito s’è dovuto adattare. L’unità mobile di difesa aerea a nord di Kiev è composta da volontarie. A turno vanno a difendere le proprie case e quelle dei loro vicini. Il comandante, in realtà, sarebbe un omone che però fa quello che gli dicono le ragazze. Un paio di altri maschi ci sono, ma trasportano munizioni, tengono in ordine i locali sotterranei, si assicurano che caffé e the siano sempre caldi, specialmente di notte, quando il freddo e la nebbia complicano il lavoro.
Le postazioni antiaeree sono uno dei segreti meglio protetti dalle autorità ucraine. Quando se ne trova una, è vietato avvicinarsi: per una foto si rischiano fino a 8 anni di carcere, è proibito indicare la località e la posizione, la composizione delle compagnie e il tipo d’arma in uso. Nel luglio 2024 l’unità di difesa è nata dopo che le donne non ne potevano più delle continue minacce dal cielo che arrivano dal profondo Nord.
Qui l’addestramento si fa sparando. Sei Uav ( unmanned aerial vehicle) abbattuti negli ultimi tempi, una ragguardevole percentuale di intercettazione e abbattimento. Il comando russo lo sa, e da come rispondono le unità volontarie ucraine ha capito che si muovono in fretta, si spostano nel buio della foresta, e quando anche non prendono il bersaglio, il drone è costretto ad allontanarsi per non finire inutilmente in pezzi prima di avvicinarsi alle case.
Alcune si sono guadagnate il loro nom de guerre. Julia è “Trottola”, perché non sta mai ferma quando c’è da darsi una mossa, uscire allo scoperto e puntare contro l’abisso scuro. Il drone ti vede, tu non sai dov’è. «Quando si abbassano di quota vanno fuori dai radar», spiegano. Tocca inseguirli con l’orecchio e l’esperienza. «Bisogna mantenere la calma», è la prima regola di Inna, che ha portato in dote l’autocontrollo di chi per far di conto deve tenersi al riparo dalla pressione. E l’algebra c’entra eccome quando c’è da prendere la mira. Con la pazienza di chi ha davanti il somaro della classe, ci spiega che «bisogna estrarre dai radar l’angolo di discesa del velivolo, calcolare la velocità e la distanza, dunque fare i conti per ipotizzare dove potrebbe arrivare e in quale momento intercettare la sua traiettoria».
Sparare non è sempre la prima cosa da fare. Premere il grilletto può essere una pessima idea. Perché l’operatore dell’esercito nemico che a migliaia di chilometri guida l’avvoltoio d’acciaio carico di esplosivo, osserverebbe dalle microcamere aeree il tiro dei proiettili e cambierebbe traiettoria, infilandosi nelle smagliature della contraerea. Inseguire il drone non è una cosa che si fa solo dallo schermo di un computer. L’unità mobile deve correre tra i boschi cercando ogni volta una nuova postazione di tiro. Per colpire. E per non essere colpita.
Le notizie che arrivano dal fronte, almeno in questa giornata, non sono delle peggiori. Con 240 chilometri quadrati conquistati nel marzo 2025, l’avanzata delle forze russe ha rallentato per il quarto mese consecutivo. Un’analisi dell’agenzia Afp sui dati forniti dall’Institute for the Study of War (Isw), basato negli Stati Uniti, indica però che forze di Mosca hanno quasi completamente riconquistato la regione frontaliera di Kursk. Al momento, l’esercito di Kiev è presente solo in una sacca di 80 chilometri quadrati, pari al 6% dell’estensione massima dell’offensiva ucraina nella regione iniziata nell’agosto 2024. Aveva raggiunto il picco di circa 1.300 chilometri quadrati dopo due settimane. Poi, l’area sotto il controllo ucraino si è ridotta progressivamente nel corso dei mesi successivi. Alla fine del 2024, erano ancora 500 chilometri quadrati, mentre marzo è stato segnato da un’accelerazione della controffensiva russa, che ha ridotto l’area fino a circa 80 chilometri quadrati. Sempre a marzo, sul suolo ucraino le forze russe hanno invece conquistato circa 150 chilometri quadrati in meno rispetto a febbraio. La loro avanzata ha rallentato progressivamente, mese dopo mese, dopo aver raggiunto il picco di 725 chilometri quadrati nel novembre 2024. Lo scenario è sempre molto mobile, ma tutto sommato piuttosto chiaro. Le “Streghe” lo tengono d’occhio con attenzione. E una volta ogni tre giorni lasciano l’ufficio, le incombenze domestiche, i bambini messi in braccio al marito, l’ambulatorio medico, i lavori in casa, i compiti da assegnare e quelli da correggere. C’è da buttare giù gli ordigni che attraverso la Bielorussia tornano sui luoghi della mattanza, come Irpin o Bucha, a ricordare che i russi non se ne sono mai davvero andati.
Katerina ha un motivo in più. Lo sguardo è duro, i tratti anche. Il tempo di seppellire il fratello ucciso durante un attacco sui civili ed è scappata. Ma non è fuggita, perciò si è unita alle “Streghe di Bucha”. E quando lo racconta finalmente piange, tra le carezze delle altre: «Nessun altro civile dovrà più morire qui».