Libero, 2 aprile 2025
In dieci anni 1.600 morti per i trattori
Monte Cervati, che sovrasta il sud della Campania. E da qui che ieri, tra incredulità, rabbia e lacrime per un destino crudele, sono partiti i nonni materni e paterni della vittima, diversi parenti e alcuni amici per portare conforto ai genitori di Felice e alle due sorelle, una più grande e una più piccola della vittima. Mentre come e perché quel maledetto trattore si sia ribaltato sarà stabilito attraverso le indagini che sono in corso mentre sul corpo della vittima è stata disposta l’autopsia.
Si ipotizza che potrebbe aver perso aderenza con il suolo, causandone il ribaltamento mentre Felice percorreva la strada sterrata adiacente ad un bosco. Del resto, «basta una buca magari invisibile perché coperta da fogliame, il terreno un po’ fangoso, una pendenza calcolata male» perché qualcosa vada storto, osserva Giordano Biserni, presidente Asaps, l’associazione sostenitori della Polizia stradale che tiene il conto, drammatico, delle vittime degli incidenti. Che, per quanto riguarda le morti verdi, sono drammatici. Dal 2013 al 2022, per esempio, ci sono stati 3.814 incidenti gravi, 342 nel solo 2022: ben 1.682 persone hanno perso la vita, 2.585 se la sono cavata. Tragedie che hanno riguardato anche minori che si trovavano sul trattore con un genitore, un parente o con un nonno, che una volta su tre è alla guida del mezzo pesante. Fatalità, sfortuna, imprudenza una volta a bordo di questi mezzi pesanti da poter manovrare con in tasca una patente a seconda della mole. A 16 anni, per esempio, con una patente A1 è possibile manovrare un trattore che non superi i quattro metri di lunghezza, un metro e sessanta di larghezza e due metri e mezzo di altezza. Bestioni, magari affascinanti per i pochi e coraggiosi giovani che scelgono la terra come attività lavorativa. Giovani che a 18 anni, con la patente B, hanno via libera per manovrare macchine agricole ancora più grandi, ma che hanno poi bisogno della C1 per salire su quelle che superano i quattro metri di altezza. Osserva ancora Biserni che più che sottovalutare il pericolo, «si sopravvaluta la capacità di poter guidare certi mezzi». Proprio «per il rischio occulto che c’è nei campi». Da qui un «invito alla prudenza perché non ci si può più permettere questo tipo di incidenti» di cui fanno parte anche quelli che avvengono sulle strade adiacenti i campi agricoli. Una strage silenziosa con un lunghissimo elenco di vittime di cui fa parte anche Lia Ferrarini, 56 anni, erede della omonima e storica azienda di prosciutti, caduta dal trattore e trovata esanime nella tenuta di famiglia a Reggio Emilia. Anche lei aveva scelto la terra. Come Charles Outtier, seminarista 25enne di origine francese schiacciato dal trattore mentre lavorava nell’oliveto del seminario che lo ospitava da sei anni a Pontassieve (Firenze). E poi ci sono i bambini: lo scorso agosto, tre giorni prima di compiere 5 anni, nel Torinese è morto Dylan. Un sobbalzo sul trattore su cui si trovava insieme al cugino lo ha fatto volare giù. Due mesi prima, in Emilia Romagna, Alessandro, 7 anni, è stato travolto dal trattore guidato dal padre.
Tornando al dramma di Felice Laveglia che amava la campagna, girare nei campi con il trattore e, ironia della sorte, studiava in un istituto professionale con indirizzo “manutenzione mezzi di trasporto”, la famiglia ha ricevuto messaggi di cordoglio da parte di molti: «Era un ragazzo straordinario», le parole della preside della scuola che frequentava, la Pacinotti di Pontedera;«È una notizia che ci lascia attoniti, senza parole, che ci addolora, ma che ci induce anche a ribadire la necessità di incrementare la consapevolezza del pericolo in determinate situazioni e condizioni», la riflessione di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ieri scossa dalla tragedia.