Corriere della Sera, 2 aprile 2025
Zuckerberg non salda il conto di 877 milioni con il fisco italiano, il nodo della gestione dei dati personali
Meta non salda i conti con il fisco italiano. Il colosso tecnologico fondato da Mark Zuckerberg ha deciso di non aderire alla procedura di accertamento con adesione proposta dall’Agenzia delle Entrate, lasciando scadere il termine previsto a marzo senza saldare il debito.
Secondo le autorità italiane, Meta avrebbe omesso di dichiarare un imponibile di quasi 4 miliardi di euro tra il 2015 e il 2021, corrispondente a un’evasione dell’Iva pari a oltre 887 milioni. Il gruppo statunitense non ha regolato, dunque, la sua situazione e potrebbe anche intraprendere azioni legali nelle sedi tributarie competenti. Parallelamente, sul fronte penale, si prospetta una richiesta di rinvio a giudizio per due direttori di Meta Platforms Ireland Limited, la divisione irlandese responsabile delle operazioni in Italia.
I dati
Secondo gli inquirenti, la società, attraverso le piattaforme Facebook e Instagram, avrebbe fornito servizi digitali agli utenti italiani in cambio dell’acquisizione e gestione dei loro dati personali per fini commerciali. Una pratica considerata dagli inquirenti una «permuta tra beni differenti», che dovrebbe essere soggetta all’Iva, poiché i dati personali hanno un valore economico.
Parallelamente, la Procura di Milano sta conducendo un’indagine simile nei confronti di Twitter (ora X), per un presunto mancato versamento dell’Iva per 12,5 milioni di euro nel periodo 2016-2022. Anche in questo caso, l’accusa riguarda l’offerta di servizi digitali agli utenti italiani in cambio dei loro dati personali, senza il pagamento delle imposte dovute su questa “permuta”.
Le indagini
Già lo scorso dicembre, alla chiusura delle indagini, Meta aveva espresso un forte disaccordo con le accuse mosse. La posizione dell’azienda non è cambiata nei mesi successivi, tanto che non sono stati fatti tentativi di raggiungere un accordo con il Fisco italiano. Attualmente, i pubblici ministeri stanno lavorando a una rimodulazione del capo di imputazione, preludio a una probabile richiesta di rinvio a giudizio. Questo potrebbe rappresentare il primo caso in Italia in cui viene affrontato il tema del valore finanziario e fiscale dei dati degli utenti sui social network.