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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Cory Booker batte il record per il discorso più lungo al Senato Usa: parla per 25 ore contro Trump

Prima ancora di essere eletto in Senato, a ottobre del 2013, Cory Booker era già considerato l’erede di Barack Obama: popolare sindaco di Newark, eloquio brillante, era entrato alla Camera alta del parlamento americano con ampio sostegno popolare, primo afroamericano dai tempi dell’allora presidente, vincendo l’elezione speciale per il seggio del senatore Frank Lautenberg, morto qualche mese prima di polmonite. Da allora si è spesso parlato di lui come un aspirante candidato alla presidenza degli Stati Uniti: nel 2016 appoggiò Hillary Clinton e fu considerato fa i suoi possibili vice, ma non arrivò neanche al «vetting», al colloquio; nel 2020 invece si candidò, ritirandosi prima ancora dell’inizio delle primarie in Iowa.
Con la «maratona» completata fra lunedì e martedì nell’aula del Senato Booker, 55 anni, si è improvvisamente rilanciato come leader del partito democratico e volto di un’opposizione che ha finora faticato a trovare una voce. Per 25 ore e 5 minuti, il senatore del New Jersey ha parlato in piedi ai colleghi, senza mai interrompersi neppure per andare in bagno, denunciando i pericoli «gravi e urgenti» che l’amministrazione di Donald Trump pone per la democrazia e per il popolo americano e invitando i colleghi a non restarsene a guardare mentre «l’uomo più potente del mondo e quello più ricco usano un’ascia da guerra» per smantellare le istituzioni.
Nel suo discorso – cominciato alle 19 locali di lunedì pomeriggio e terminato martedì, esausto, cinque minuti dopo le 20 – il senatore Booker ha evocato i padri fondatori, i leader dei diritti civili, i parlamentari che si sono opposti al maccartismo. Ha fatto un appello all’impegno bipartisan citando simboli repubblicani come John McCain e democratici come l’ex deputato della Georgia John Lewis, leader del movimento per i diritti civili. Ha invitato i colleghi a non lasciare libera la strada dell’amministrazione Trump che sta tagliando i fondi federali, smantellando interi dipartimenti «in modo incostituzionale», minacciando il sistema giudiziario e licenziando dipendenti pubblici che osano schierarsi contro il presidente.
«Mi alzo in piedi con l’intenzione di fermare il normale funzionamento del Senato finché sarò fisicamente in grado, perché credo sinceramente che la nostra nazione sia in crisi. In appena 71 giorni, il presidente degli Stati Uniti ha inflitto così tanti danni alla sicurezza degli americani, alla loro stabilità finanziaria, alle fondamenta della nostra democrazia», ha detto Booker, ex giocatore di football a Stanford e poi laureato in legge a Yale, raccontando di aver sentito tantissime storie di paura e dolore da parte degli elettori, democratici e repubblicani, dovute alle politiche dell’amministrazione Trump. «Non sono tempi normali in America, e non dovrebbero essere trattati come tali. Non posso permettere che questa istituzione vada avanti senza fare qualcosa».
Booker ha battuto un record che resisteva dal 1957, quando Strom Thurmond, all’epoca senatore della South Carolina, si impegnò per 24 ore e 18 minuti in un filibuster – l’ostruzionismo a oltranza per impedire l’approvazione di una legge – contro il Civil Rights Act, che proponeva di espandere le protezioni federali al diritto di voto degli afroamericani: un fervente segregazionista superato, 68 anni dopo, da un parlamentare afroamericano. «Senatore Booker, quello che ha fatto oggi non poteva essere più diverso da quello che accadde nel 1957», ha ricordato Chris Murphy del Connecticut, porgendo una domanda al collega per permettergli di riprendere fiato. «Strom Thurmond voleva ostruire un progresso inevitabile, lei vuole impedire una ritirata».