Corriere della Sera, 2 aprile 2025
La violenza in aumento tra i giovani. Raddoppiato anche l’uso delle armi
A Frascati un sedicenne è stato accoltellato da un ragazzino di due anni più piccolo, forse una punizione per una felpa non pagata. A Torino una quattordicenne ha sfregiato per gelosia una coetanea, segnandole sul volto con un accendino la «V» di vendetta. Due episodi degli ultimi giorni, protagonisti minorenni violenti. Un fenomeno in crescita negli ultimi anni, soprattutto dopo il Covid, come confermano i dati relativi al 2024 dello studio Espad Italia, condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, che il Corriere ha potuto visionare in anteprima.
Lo spaccato
Un’indagine condotta su 20 mila studenti e quasi 250 scuole che offre uno spaccato allarmante: lo scorso anno il 40,6% degli studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni ha ammesso di aver preso parte almeno una volta nella vita a zuffe o risse, una percentuale che porta a una proiezione di circa un milione di adolescenti coinvolti. Quasi il 13% (oltre 300 mila ragazzi) ha partecipato a episodi di violenza di gruppo, principalmente nei confronti di sconosciuti ma anche ai danni di conoscenti o amici.
Ad esempio, un atto grave come colpire un insegnante è passato in sei anni, dal 2018 al 2024, dall’1,2% al 3,4% (con un picco del 5,4% tra i maschi raggiunto nel 2023), utilizzare un’arma per ottenere qualcosa o risolvere una discussione è un comportamento cresciuto dall’1,4 al 3,4%, per i maschi dal 2,1% al 4,6. Dallo studio emerge anche una mappa italiana dell’emergenza, che mostra, per esempio per le violenze contro i docenti, che i valori più alti si registrano in Puglia (5,7%), Calabria (5,3%) ma anche in Lombardia (4,3%). «Quello che stupisce – osserva Sabrina Molinaro, curatrice della ricerca – è proprio la facilità con cui alcuni giovani arrivano a impugnare un’arma, colpire un insegnante o ferire gravemente un coetaneo. L’incremento di questi comportamenti estremi suggerisce che l’assuefazione alla violenza, unita alla fragilità nelle relazioni e all’assenza di riferimenti educativi forti, stia generando una pericolosa normalizzazione. Trasformando l’aggressività in strumento di espressione o, peggio, di appartenenza».
L’interpretazione
Compiere violenza per non sentirsi esclusi. «I comportamenti violenti – sottolinea la ricerca – possono avere una funzione aggregativa nel contesto adolescenziale, rappresentando un modo, seppur disfunzionale, per cercare vicinanza e appartenenza all’interno del gruppo». Sono più i maschi a essere responsabili di questi comportamenti, ma non è da sottovalutare la crescita di episodi in cui le autrici sono ragazzine, tre le quali tali atti si manifestano sotto forma di aggressioni emotive e verbali. E sempre più spesso di mezzo ci sono dispositivi digitali, che provocano o amplificano le reazioni. Lo scorso anno il 10,9% degli studenti ha assistito a una scena di violenza filmata con un cellulare, addirittura il 3,4% l’ha filmato in prima persona.
«Mai sottovalutare»
«Siamo di fronte a una generazione profondamente immersa nel digitale, che rischia di sottovalutare la gravità della violenza, soprattutto quando mediata da uno schermo – aggiunge la dottoressa Molinaro —. Lo studio ci mostra come riprendere e condividere episodi violenti sia diventato quasi normale per molti adolescenti, alimentando un pericoloso distacco emotivo. In un contesto in cui la violenza può trasformarsi in contenuto virale, si smarriscono empatia, responsabilità e senso del limite».