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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Antonino Cannavacciuolo: “Seguo il mio cuore e cavalco gli errori”

Scene da un matrimonio al ristorante. Antonino Cannavacciuolo è un terapeuta di coppia perfetto nella puntata in trasferta, a Rottendorf in Germania, che inaugura la nuova stagione di Cucine da incubo, dal 6 aprile su Sky Uno e in streaming su Now. Nel locale La dolce Napoli, gestita da Enza e Roberto, di Napoli non c’è traccia: si serve carbonara con burro, brandy, prezzemolo. «Qui ci vuole padre Pio, san Giuseppe, san Gennaro, san Nicola, la Madonna, santa Rosa… Se uno scrive “ricetta originale”, tu devi fare l’originale» sbotta Cannavacciuolo.
Ma i piatti classici assassinati sono l’ultimo dei problemi, rispetto alla coppia in crisi. «Ci ho messo tutto qua dentro ma non sono nessuno» dice Enza tra le lacrime. Roberto comanda e non dà spazio. Siamo separati in casa, lavoriamo solo insieme». «Come ti fa sentire vedere tua moglie così?», chiede lo chef. «Male» dice Roberto. Per il nonno «Ci vuole l’esorcista». No, basta Cannavacciuolo, chef da otto stelle Michelin (di cui tre per il ristorante Villa Crespi) che tra pacche sulle spalle, consigli, sorrisi e lacrime, rimette insieme la famiglia.
È anche psicologo?
«Pensi di andare a parlare di cucina, e invece… Dico la verità sono stato un po’ lo zio o il nonno, figure che sono venute a mancare, fondamentali nelle famiglie di una volta. Prima una coppia si rimetteva in carreggiata, oggi no».
Si coinvolge emotivamente?
«Sempre. Mi piace far crescere chi mi sta intorno. Mio padre mi disse: “Quando gli altri festeggiano, volerai”. Mi piace fare felici le persone. Mia nonna è morta a 94 anni, non l’ho mai sentita parlare male di nessuno, trovava sempre spiegazioni per i comportamenti. L’habitat conta. Siamo come le piante, conta il concime e chi ci annaffia. Non siamo tutti uguali».
Chef e imprenditore: soffre mai di ansia?
«No, affronto subito i problemi. Se un ragazzo mi chiede: “Dopo parliamo?”, rispondo: “Parliamo adesso”. L’attesa crea ansia. Vale per tutto, domani è tardi».
Il 16 aprile compie 50 anni.
«Mi sono fermato ai diciotto, è da vecchi contare gli anni».
Ma com’è il rapporto con l’età?
«Ogni tempo va cavalcato al momento, ho fatto stronzate a vent’anni, le rifarei tutte. Mi vedo maturato perché cavalco i miei errori, è fantastico. I miei ragazzi confidano i dubbi. Dico sempre: “Fate quello che vi dice il cuore”. Poi un consiglio: guardate il cielo e recitate una piccola preghiera».
Un errore che ha fatto?
«Non andare all’estero da giovane. Sì, ho fatto deviazioni, Francia, Giappone, ma pochi mesi. Mi manca la mentalità americana».
Condivide tutto con sua moglie Cinzia. Ha detto: “Se io lavoro 10 ore, lei 12”, è stata lei a convincerla a fare televisione. Le è grato?
«Ho al mio fianco una donna intelligente, nell’intelligenza c’è tutto. Ha capito quando volevo fermarmi, sa quando mi deve girare intorno e quando deve allontanarsi. Sono stato veramente fortunato, è anche una grande mamma».

È fiero dei suoi figli?
«Sono bravi, ma glielo voglio dire io, non lo devono leggere sui giornali o saperlo da altri. Papà si vantava di me con tante persone e non mi ha mai fatto complimenti».
Ha raccontato di aver perso peso, abolendo le cattive abitudini: quindi colazione da re, pranzo da principe e cena da povero?
«Io mi sono fatto il mio motto: “La colazione è tua, il pranzo lo dividi con un amico, la cena lasciala al nemico”. Mangio bene la mattina, salato; a pranzo arrivo senza fame e la sera vado a dormire leggero».

Un campano in Piemonte. La verità: è stato vittima di razzismo?
«Quando mi hanno dato del terrone, mi sono sentito fiero
. Vengo dalla terra, sono orgoglioso di essere figlio di contadini; metterei le loro mani, con quelle dei pescatori e degli artigiani, in un quadro. Logico che ci chiamano terroni, è gelosia. E se sono gelosi vuol dire che stiamo facendo qualcosa di buono».
Il piatto dell’infanzia?
«La parmigiana».

Di lei si sottolinea l’empatia. Sa che le donne la considerano sexy?
(Ride) «Non mi ci sento proprio, sono normale. A qualcuno piaccio, ad altri no. Non do nemmeno adito, non vado alle feste, mi concentro sul lavoro, la famiglia e i ragazzi».
Che pensa delle proteste contro il ristorante di Cracco?
«Carlo ha un nome forte, se fanno qualcosa a lui diventa mediatico. Ha un grande cuore, durante il covid avevano tutti paura, lui cucinava per tanta gente. Non si merita quello che succede».
Le piacerebbe fare l’attore?
«Per adesso va bene quello che sto facendo, poi mai dire mai. Ho i programmi, tante strutture aperte: 250 famiglie mangiano con noi».

Per i 50 anni, percepiti 18, che si regalerà?
«Sono appassionato di auto dei miei tempi, all’epoca non avevo l’età e la disponibilità economica. Amo la Lancia Martini, auto campione del mondo: vedevo i rally e sognavo. Oggi ho il mio garage. Quando stavo sbocciando giravo sulla Citroen 2 cavalli, che ricordi».