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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Da 60 anni a passeggio nel cosmo

Sono tutto tranne che ‘passeggiate’. Sono molto impegnative, è un lavoro duro specie se durano molte ore. Ma sono meravigliose ed emozionanti: le attività extraveicolari rappresentano certamente il grande obiettivo di ogni astronauta”.
Ce lo conferma Luca Parmitano, il primo italiano ad avere effettuato queste attività esterne, note tecnicamente come “attività extraveicolari”, ma popolarmente come “space walk”, cioè “camminata spaziale”.
AstroLuca è anche tra gli europei (e non solo) ad avere accumulato un gran numero di ore in “passeggiata cosmica”: 33 ore e 9 minuti e in sei attività esterne nelle sue due missioni.
Ma il primo in assoluto fu un russo: Alexeij Leonov, uscito dalla piccola e scomoda capsula Voskhod 2. Era il 18 marzo 1965.
I commenti: “Fantascienza!”
Leonov faceva parte del primo, storico gruppo di cosmonauti russi del 1960, e fu scelto inizialmente in ballottaggio con Jurij Gagarin per il primo volo in orbita. Ma Alexeij fu considerato un po’ troppo alto di statura e, inoltre, Gagarin rappresentava meglio la figura del primo uomo nello spazio anche per ragioni propagandistiche.
Leonov passerà comunque alla storia proprio con la sua impresa che tutti i giornali del mondo definirono “ai limiti della fantascienza”.
A bordo con lui c’era il comandante, Pavel Beljaijev: era un grande amico di Leonov e, nonostante un infortunio e la contrarietà dei capi del programma, Alexeij fece di tutto per averlo sulla Voskhod 2.
Sul lato sinistro della capsula, al posto del sedile che sulla precedente ospitava il terzo astronauta, c’era vicino al portellone d’uscita una sorta di cilindro ripiegato che, una volta in orbita, veniva esteso del tutto. Si trattava di una camera di compensazione, che avrebbe consentito a Leonov di uscire, rivestito dalla tuta spaziale, all’esterno, nel vuoto cosmico. E così avviene: il cosmonauta russo resterà all’esterno per 12 minuti e 9 secondi, agganciato alla capsula da un cordone di sicurezza, e indossando uno zainetto con le varie apparecchiature di sopravvivenza.
Missione non senza rischi
Quando Leonov tentò di rientrare nella camera di compensazione, si verificarono grossi inconvenienti. Infatti, la sua tuta spaziale si era notevolmente gonfiata a causa della mancanza di contropressione dovuta al vuoto dello spazio. Pertanto Leonov fu quasi impossibilitato a muoversi e solo dopo notevoli sforzi fu in grado di azionare un’apposita valvola di scarico d’aria dall’interno della tuta. Stremato, riuscì a rientrare nella chiusa d’aria. Ma fu sfiorata la tragedia.
Il 19 marzo, dopo 26 ore di missione, l’impresa spaziale si concluse con l’atterraggio nella regione di Perm. Con questa altra storica impresa, il programma spaziale russo raggiunge un altro record. L’ennesimo in otto anni, fin da quando fu lanciato il primo Sputnik.
Da allora, le passeggiate spaziali sono diventare routine, pur nella loro complessità. Luca Parmitano, colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana, e astronauta italiano dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, ha effettuato quattro “passeggiate” nel corso della sua seconda missione, la “Beyond”, partita il 20 luglio 2019 e rientrata il 6 febbraio del 2020. Le attività extraveicolari di AstroLuca, assieme all’astronauta della Nasa Andrew Morgan (dopo le due del 2013 nella sua precedente missione), riguardarono la riparazione e il riassetto del massiccio apparato Ams-02, posizionato all’esterno della ISS sopra un traliccio.
Con il “Cern dello spazio”
“Riparare l’Ams è stato davvero impegnativo – ci conferma Parmitano, che in quella Expedition fu anche comandante della ISS – come dimostrano i quattro anni di preparazione e addestramento per compiere queste operazioni. Già sulla Terra, in normali condizioni di gravità, è complicato effettuare delle riparazioni, figuriamoci in orbita. È stata dura, impegnativa, ma ci siamo riusciti. Era questa la cosa più importante e che ci ha reso felici. Il nostro compito? Quello di esecutori, o di meccanici ed elettricisti dello spazio”.
Dopo le prime due attività extraveicolari il lavoro è stato completato con le passeggiate del 2 dicembre 2019 e del 25 gennaio 2020, con una serie di operazioni che hanno compreso il taglio e l’aggancio di otto tubi di raffreddamento: “Le nostre attività extraveicolari – ci ha detto Parmitano – sono state considerate come le più complesse dopo quelle in cui venne riparato per la prima volta il Telescopio Spaziale Hubble nel 1993. I ricercatori e le squadre operative avevano sviluppato nuove procedure e più di 20 strumenti per estendere la vita di Ams. Il nostro compito principale era di sostituire il sistema di raffreddamento e riparare una perdita di refrigerante. E non solo… Per noi fu una vera maratona spaziale, ma fu tutto straordinario”.
L’elettricista spaziale
Matthias Maurer è astronauta tedesco sempre dell’ESA e sempre del gruppo del 2009 cui fa parte AstroLuca: “Il mio compito è stato quello di fare l’elettricista cosmico – ci dice Matthias, che trascorse 6 ore e mezza all’esterno della ISS durante la missione Crew 3 nel 2021 – poiché dovevo collegare una serie di cavi all’esterno dell’ISS. È stata un’operazione complessa: lo scafandro EMU è un vero gioiello di tecnologia, ma ovviamente i movimenti per lavorare sono complessi. Eravamo comunque addestrati, con molte ore trascorse immersi nelle grandi piscine a Houston, e questo facilitò in parte il tutto. E alla fine e l’abbiamo fatta”.
Parmitano prendeva parte a quella che era la Spedizione 60-61 della ISS. Il lavoro si svolse quindi su un traliccio, all’esterno della base orbitante grande come uno stadio, e pesante 420 tonnellate, dove sono posizionate le 7,5 tonnellate di peso del “cacciatore di particelle” progettato al Cern di Ginevra grazie al lavoro di centinaia di fisici e scienziati. “È stata un’esperienza indimenticabile. Se lo rifarei? Certamente! È stato fantastico. E in questa occasione tutto è andato benissimo, senza inconvenienti”.