La Stampa, 2 aprile 2025
Topolino torinese
«Speroma mach ch’a pieuva nen», speriamo che non piova, dice Minni a Topolino, Pippo, Orazio e Clarabella. Sono stipati sulla mitica 113, pronti a partire per una breve «vacansa» – dopo tutto la storia si intitola Il ponte sull’oceano: naturalmente, come sempre accade nel mondo di Topolino, la «vacansa» si complicherà con l’arrivo di un gruppo di «contrabandé», ma alla fine tutto si risolverà per il meglio: non preoccuparti, Minni, «sagrinte nen».
È buffo, geniale e molto glocal scoprire che, nella versione torinese in edicola oggi, Topolino si chiama Giari Miclin («Topo Michelino», traduzione letterale dall’inglese Mickey Mouse) e Pippo diventa «Folip» («Flip» è il piemontese per Filippo, incrociato con «fòl», sciocco, dal nome inglese «Goofy»). L’iniziativa dell’editrice Panini Comics ha già avuto enorme successo – con tanto di ristampa – il 17 gennaio con la storia Zio Paperone e il PdP 6000 tradotta in catanese, fiorentino, milanese e napoletano, in occasione della Giornata nazionale del dialetto. Oggi invece, per fan e collezionisti, il numero 3619 è disponibile in Lazio, Puglia, Piemonte e Veneto in quattro versioni dialettali, con la storia Topolino e il ponte sull’oceano, scritta da Alessandro Sisti per i disegni di Marco Gervasio, tradotta rispettivamente in romanesco, barese, torinese e veneziano. «Chi avrebbe potuto prevedere che quello che era un piccolo obiettivo, valorizzare la varietà linguistica del nostro Paese, avrebbe avuto un riscontro e una condivisione simile? – si chiede il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani – Che avrebbe scatenato un’ondata di orgoglio così forte?».
Deus ex machina dell’iniziativa è Riccardo Regis – professore di Linguistica italiana dell’Università di Torino, esperto di dialettologia – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Baglioni (romanesco), Maria Carosella (barese), Nicola Duberti (torinese) ed Enrico Castro (veneziano) in un lavoro di traduzione complesso e raffinato. «Sono molto soddisfatto del successo dell’iniziativa, non me lo aspettavo – dice –. Stiamo assistendo, ormai da 20-25 anni, a una rinnovata popolarità dei dialetti. La musica è senz’altro un veicolo importante, ma lo sono anche alcune serie tv, film e opere di letteratura. Il primo è stato Andrea Camilleri, quando ha portato il siciliano del suo Montalbano in libreria e in prima serata su Rai1. Adesso i discepoli sono tanti, penso alla scelta di parlare in napoletano nella serie tv sull’Amica geniale, anche se i libri sono per lo più in italiano».
I motivi del ritorno del dialetto, a suo parere, sono, intanto, «un desiderio di evocare la genuinità di un mondo antico che si percepisce più autentico. Penso soprattutto a certi marchi alimentari, che giocano con il dialetto». Ma c’è anche «una curiosità autentica di riscoprire radici magari dimenticate». In questo senso, dice, sarebbe bello se i piccoli lettori di Topolino «andassero a cercare i nonni e chiedessero un aiuto per la traduzione». Cosa che accadrà presumibilmente più a Torino che a Venezia o Bari, dove, secondo i dati Istat, il dialetto è molto più usato che non in Piemonte o Lombardia. E infatti «i dialetti rappresentano una ricchezza culturale da preservare e promuovere, soprattutto tra le nuove generazioni – dice anche l’assessore alla Cultura della Lombardia Francesca Caruso –. Attraverso un fumetto iconico come Topolino, la cultura locale viene resa accessibile e divertente, e la memoria storica e identitaria delle nostre comunità resta viva».
Torino farà poi il bis disneyano tra dieci giorni con la variant cover disponibile in esclusiva a Torino Comics da venerdì 11 a domenica 13 aprile e in edicola dalla settimana successiva. La copertina, realizzata da Paolo Mottura, celebra la città attraverso alcuni dei suoi simboli più noti: la Mole Antonelliana, il grande Torino, l’automobile, i viali e i portici, il bicerin e il Gran Balon. Il tutto è rappresentato con uno stile tra il cubista e il futurista, a sottolineare la propensione della città per l’arte. E tra tutte queste suggestioni fa capolino la sagoma stilizzata di Topolino, anzi Giari Miclin: «Pa mal, neh, Orassi?»