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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Sicilia: 405 mila euro per insegnare dialetto, ma solo 2 scuole su 10 hanno agibilità totale

La Regione Siciliana è pronta a finanziare progetti per far studiare e promuovere il dialetto siciliano nelle scuole, mentre aumenta la dispersione scolastica e gli istituti vanno a pezzi. Lo annuncia l’assessore regionale all’istruzione e formazione professionale, Mimmo Turano, pronto a stanziare per il secondo anno consecutivo, 405 mila euro per l’iniziativa “Non Solo Mizzica. La lingua di un popolo” per “progetti didattici che promuovano lo studio del siciliano attraverso la storia, la letteratura e la cultura dell’Isola”. “L’interesse per il siciliano sta crescendo e questo non può che riempirci di orgoglio. La nostra lingua, testimone di una storia millenaria e custode di un patrimonio culturale unico, merita di essere conosciuta e valorizzata, soprattutto tra i più giovani – dice Turano –. L’iniziativa si inserisce nel solco della legge regionale del 2011, nata proprio per tutelare e diffondere il nostro patrimonio linguistico. La scuola è il luogo dove le radici incontrano il futuro. Investire nella conoscenza della lingua siciliana significa dare ai nostri giovani gli strumenti per riscoprire e trasmettere un’identità forte e viva”.
Eppure, secondo un sondaggio pubblicato da Preply, società di corsi online di lingue, su un campione di 1.000 persone (48% uomini, 52% donne, d’età superiore ai 18 anni), il siciliano è il terzo dialetto “meno apprezzato in Italia” (10,5%), dopo il sardo (11,4) e il napoletano (22,8%). Persino a Palermo, il 18% degli intervistati “non lo ritiene particolarmente piacevole”.
I progetti scolastici promossi dall’assessore Turano si scontrano col reale stato delle scuole isolane, a partire dalla dispersione scolastica. Un fenomeno che ha spinto la regione a stanziare 53 milioni di euro, visto che solo nel 2024 si è registrata negli istituti superiori una dispersione del 17,1% degli iscritti, dietro solo alla Sardegna 17,3%, tre volte superiore a Lazio e Umbria. In più c’è il problema dei plessi. L’assessorato ha approvato il “dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica” per il 2025-2026, che prevede la soppressione di 23 istituti. Nel rapporto di cittadinanza attiva sono elencati 5 crolli nell’ultimo anno; in più il 77,70% dei 3.533 istituti scolastici statali non ha l’agibilità, il 67,11% non ha la certificazione di prevenzione incendi, e il 58,76% su 4.129 istituti è privo di collaudo statico.