il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2025
Dazi Usa: su avocado, auto, pancake sarà un colpo anche per i consumatori Usa
Il Liberation Day è arrivato. Con l’annuncio dei nuovi dazi sui beni importati, Donald Trump promette di liberare l’America dal giogo straniero. In realtà, la guerra commerciale che il presidente Usa ha ingaggiato con il mondo sconvolge i mercati, abbassa la fiducia dei consumatori, genera incertezza su occupazione e investimenti. L’S&P 500 e il Nasdaq hanno appena concluso il loro peggior trimestre in oltre due anni. Il Dow Jones Industrial Average si è attestato all’1,3 per cento in meno. Intanto il Dipartimento al Commercio riferisce che la spesa degli americani, al netto dell’inflazione, è aumentata a febbraio solo dello 0,1%.
Dall’amministrazione fanno trapelare che se il Liberation Day non dovesse funzionare, il capro espiatorio è già pronto: Howard Lutnick, segretario al Commercio, destinato a coprire il fallimento generale e a perdere il posto. In queste ore molti economisti riflettono sui danni più gravi che i dazi di Trump potrebbero arrecare al consumatore Usa. Il settore più sotto osservazione è quello dell’automobile, con le nuove tariffe che dovrebbero entrare in vigore il 3 aprile. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato circa otto milioni di veicoli, per un valore di 240 miliardi di dollari. L’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada ha creato un sistema fortemente integrato. Singoli componenti di auto possono varcare diverse volte il confine prima di essere assemblati. L’Anderson Economic Group stima che le sole tariffe sui pezzi provenienti da Canada e Messico potrebbero portare ad aumenti tra i 4 mila e i 10 mila dollari, a seconda del veicolo. Trump ha spiegato che “non gliene può fregare di meno”, perché così gli americani compreranno americano. La battuta non sembra destinata a rassicurare mercati, produttori, consumatori. Con i nuovi dazi è destinato a salire per gli americani il costo degli alcolici. Prezzi più cari per le birre messicane come Modelo e Corona. In una dichiarazione congiunta tra i rappresentanti delle industrie di alcolici statunitensi, canadesi e messicane, si è peraltro stabilito che bevande come il bourbon, la tequila, il whiskey canadese e quello del Tennessee possono essere prodotte solo nei luoghi d’origine.
La difesa dell’“origine controllata” porterà ad aumenti generalizzati, come pure la minacciata tariffa del 200 per cento sugli alcolici provenienti dall’Unione europea. Gli americani berranno meno – o pagheranno di più – champagne francese, vino italiano, birre olandesi e tedesche. Quasi il 90 per cento dell’avocado consumato negli Stati Uniti è prodotto in Messico. Anche qui, previsti aumenti per un prodotto sempre più diffuso sulle tavole degli americani, soprattutto la sera della finale del Superbowl. Colpita un’altra tradizione radicata: il brunch. Con il Canada che produce il 75 per cento dello sciroppo d’acero, i pancake diventeranno più costosi. Preoccupa il prezzo del carburante. Il 61 per cento del petrolio importato negli Stati Uniti nel 2024 arrivava dal Canada. Gli Stati Uniti non hanno certo carenza di petrolio. Il problema è che le loro raffinerie sono attrezzate per lavorare il greggio estratto dai giacimenti del Canada occidentale, di qualità diversa, più viscoso e ricco di zolfo, rispetto allo shale oil del Texas. Lo scorso luglio le importazioni statunitensi di greggio dal Canada hanno raggiunto il valore record di 4,3 milioni di barili al giorno. Come ha fatto notare la American Fuel and Petrochemical Manufacturers, i dazi potrebbero “aumentare i costi delle importazioni e ridurre le forniture”. Incognite anche nel settore dell’edilizia. Gli Stati Uniti importano circa un terzo del legname dal Canada. La National Association of Home Builders ha detto di essere “seriamente preoccupata” per l’imposizione dei dazi, che potrebbero aumentare i costi di fabbricazione e scoraggiare la nuove costruzioni.