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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Cyber Nordio, disastro bis: i tribunali sono ancora bloccati da App

Altro giro, altro flop per il processo penale telematico. Ieri è scattato di nuovo l’obbligo per i magistrati di usare App, il software del ministero della Giustizia, per il deposito degli atti in primo grado e l’iscrizione delle notizie di reato. Il primo tentativo, lanciato il 1° gennaio, era stato un disastro: il programma si era mostrato tecnicamente inutilizzabile, costringendo i presidenti dei Tribunali a sospendere l’obbligo per tre mesi, mantenendo il “doppio binario” cartaceo e digitale per evitare la paralisi. Novanta giorni dopo, però, il quadro è simile: in più, rispetto al flop di gennaio, il “binario unico” digitale è stato esteso a nuovi segmenti su cui il sistema ha mostrato ulteriori problemi, cioè le iscrizioni e i riti speciali direttissimo, abbreviato e immediato. Così le toghe si sono ribellate per la seconda volta: ancor prima dell’entrata in vigore, l’obbligo è stato sospeso da vari uffici fino al 30 giugno per “malfunzionamento” del software. In serata l’Associazione nazionale magistrati parla di “disagi che riguardano tutta Italia” e “dati preoccupanti”, segnalando che “a Torino App è stata sospesa da Procura e Tribunale”. A quanto risulta al Fatto, lo stop totale o parziale è stato deciso anche da tutte le Procure dei distretti di Napoli e Bologna, dalla Procura di Bari e dal Tribunale di Milano.
Eppure, ancora una volta, era tutto previsto. Il 18 marzo, sulla base delle criticità segnalate dalla Struttura tecnica di organizzazione (un organo ausiliario composto da magistrati esperti) il Consiglio superiore della magistratura aveva chiesto informalmente al ministero un rinvio del nuovo regime: ma il Guardasigilli Carlo Nordio lo ha rifiutato, assicurando che i problemi si sarebbero risolti entro fine mese. Così non è stato: l’ultima relazione della Struttura tecnica, datata 29 marzo, descrive la persistente inadeguatezza di App a gestire i flussi processuali, a partire dall’iscrizione della notizia di reato. Con il software, infatti, per i pm “non è possibile eliminare il reato indicato dalla polizia giudiziaria in sede di trasmissione della notizia o dalla segreteria all’atto dell’accettazione; è possibile modificarlo, aggiungendo un’aggravante, ma non sostituirlo con un altro (ad esempio incauto acquisto in luogo di ricettazione); né è possibile eliminare un reato inserito per errore in fase di iscrizione”. Inoltre, il procedimento risulta “farraginoso e gravemente carente sotto il profilo dell’usabilità, il che rallenta sensibilmente” i tempi dell’iscrizione, “in alcuni casi raddoppiandoli o triplicandoli“. Secondo un calcolo della Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, anche dedicando un pm e una segreteria a questa procedura per dieci ore al giorno e sei giorni alla settimana, in un anno non si arriverebbe alla metà dei procedimenti iscritti dall’ufficio nel 2024. “Sappiamo che la giustizia telematica è il futuro, la tragedia è che nel presente funziona male”, commenta il giudice Giovanni Zaccaro, segretario di Area, il maggiore gruppo della magistratura progressista. Dure anche le opposizioni: per Valentina D’Orso e Ada Lopreiato, capigruppo M5s nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, “Nordio sembra procedere contromano rispetto all’obiettivo dell’efficienza”; Federico Gianassi, omologo dem a Montecitorio, parla di un “quadro desolante” e un sistema “palesemente al collasso”.