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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Anche la Francia vede il disastro Roma: "Fantasma di sé stessa"

L’immagine è poetica. Ma il messaggio è come un calcio piazzato negli stinchi dell’amministrazione: «Qui un tempo c’era una città. Almeno un pezzo di città, una piazza. Ma ai confini affollati della celebre Fontana di Trevi, a metà marzo, agli inizi della lunga stagione turistica romana, un dettaglio potrebbe segnalare che tutto è cambiato, che la città si è ritirata per lasciare spazio al suo fantasma». Si, proprio così. L’idea di introdurre un balzello da 2 euro per visitare il celebre monumento viene interpretata dagli abitanti del centro storico della capitale come il presagio della fine, la morte di una metropoli che si consegna ai turisti, alle bancarelle, ai B&B. E trascura, anzi espropria i suoi figli.
Ora, si potrebbe pensare che racconti di questo tenore siano ispirati dal centrodestra: l’opposizione alla giunta del sindaco Roberto Gualtieri (nella foto). E invece no. Le bordate arrivano da un foglio dal respiro internazionale: Le Monde. Sabato scorso un lungo reportage, corredato da grandi foto, ha fatto pelo e contropelo alla giunta capitolina. E l’aspetto forse più sorprendente è che il servizio, firmato da Allan Kaval, è passato quasi inosservato come se fosse il prodotto di qualche oscuro quotidiano di battaglia. E invece l’inserto settimanale M-Le magazine du Monde, va dritto al punto, partendo proprio dalla tassa per ammirare gli spruzzi immortali: «I romani più amareggiati vi vedono il presagio della mutazione definitiva del centro della loro città in un parco di divertimenti. Un luogo dove i cittadini ordinari non avrebbero più posto».
Non a caso il titolo parla senza giri di parole di «disneylandizzazione della Città eterna». E l’autorevole quotidiano francese raccoglie il punto di vista di chi si sente accerchiato da ristoranti per turisti sempre più aggressivi, negozi senza identità che potrebbero spuntare in qualunque angolo del pianeta, e poi dal nemico più insidioso: la pedonalizzazione delle strade che vengono progressivamente chiuse al traffico.
Ecco così Fabrizio Lanza Tomasi, nipote dell’autore del Gattopardo, che va all’attacco: «La nostra amministrazione vuole eliminare la macchina per consegnare ancora di più i nostri quartieri ai turisti, alle terrazze, al rumore». È da notare che Fabrizio Lanza Tomasi oggi «presta la sua voce alle guide turistiche audio dopo una carriera nell’informatica».
E insomma, ha un piede nella contemporaneità e nei business collegati, ma allo stesso tempo riflette sullo straniamento che ormai colpisce quelli che a Roma, o meglio ne suoi quartieri vetrina, ci vivono. Siamo al paradosso: i residenti della mitica ztl, un’élite che ha sempre votato a sinistra, se la prendono con la gauche del Campidoglio. E infatti, sempre la scorsa settimana, anche Il Foglio ha azzannato la giunta con un articolo, nelle pagine dedicate a Roma, esplicito fin dal titolo: La ztl borghese e di sinistra contro il suo Pd. E poi, nel testo: «Il sindaco Gualtieri ci ha tradito, si scrivono in una chat privata piena di nomi importanti». È la rivolta di Roma, anche se i toni, almeno per ora, sono felpati e fra le righe. Alessandro Onorato, l’assessore al turismo, si difende davanti al taccuino di Kaval: «Non siamo Venezia.
Ci sono spazio e monumenti periferici quasi sconosciuti da valorizzare» e dove distribuire le folle. Nessuna disneylandizzazione è in vista. Ma «stile di vita» romano e qualità della vita vanno a braccetto, con offerte a cinque stelle per bilanciare la logica del cheap. Le Monde però sembra scettico. E i romani pure.