Il Messaggero, 2 aprile 2025
Topolino parla (anche) romanesco nello speciale in edicola
«A Topolì, ma a noi ce cambia quarcosa che a festa de Topolinia casca de ggiovedì?». Leggere Pippo, Topolino, Minni e Clarabella parlare in romenesco stampa subito un sorriso sul volto. L’effetto comico è travolgente, quasi sembra una parodia. Ma no, non lo è. Quello del romanesco è infatti solo uno degli ultimi dialetti in cui viene tradotta una storia del topo di Walt Disney.
Nel nuovo numero del famoso magazine a fumetti – in edicola da oggi, 2 aprile -, dopo catanese, fiorentino, milanese e napoletano, ecco arrivare insieme alla parlata della Capitale anche il torinese, il barese e il veneziano. «Credo sia importante proporre questi racconti soprattutto per le generazioni più giovani, visto che questa nostra ricchezza linguistica si sta perdendo», racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani al Messaggero.
Un progetto che nasce – inizialmente – nell’occasione della giornata nazionale delle lingue e dei dialetti locali, il 17 gennaio, ma che ha riscosso molto successo: l’intera prima uscita del numero 3608 è stata ristampata. Per la redazione di Topolino e Panini Comics, e per Bertani, si tratta di una conferma: regionalizzare Topolinia è stata una buona idea.
«Sono sempre stato un grande amante dei nostri dialetti, li trovo straordinariamente musicali – aggiunge Bertani – Qualcuno è perfino arrivato al cinema e al teatro come il romanesco o il napoletano».
Amplificare la comicità
La macchina editoriale è entrata in moto nel 2024, quando il magazine ha dato il via al progetto contattando esperti dalle università per aiutare nella traduzione dialettale. E, come volevasi dimostrare, leggendo le prime strisce, Bertani notò che quelle vignette sprigionavano una comicità irresistibile.
«Non avevamo immaginato che il dialetto potesse amplificare la comicità della storia: vedere Zio Paperone che impreca in napoletano e milanese è incredibile», racconta, ricordando il primo lancio di gennaio con una storia intitolata Zio Paperone e il PDP 6000.
Ora è invece il turno di Topolino e il ponte sull’oceano. E Panini si aspetta un gran successo anche per questo secondo lancio. Comunque, Bertani, «per scaramanzia», aspetta di vedere i dati di vendita, lasciandosi però scappare che uscite simili «una volta ogni tanto» possono sempre succedere.
«Purtroppo non possiamo fare operazioni come questa una volta a settimana», spiega, sottolineando la complessità della produzione e della distribuzione degli albi.
Missione divulgazione
Con questa spinta alla riscoperta dei dialetti regionali, il magazine di Topolino – nato nel ‘49 – ancora una volta rimane fedele alla sua missione: essere strumento di formazione e divulgazione per i giovanissimi (e anche per i grandi). «Molti dicono di aver imparato a leggere su Topolino, ma aggiungo: io su Topolino ho capito e imparato alcuni aspetti della vita degli adulti, sono entrato in contatto con i temi della società moderna, con un approccio edulcorato certo ma comunque consapevole».
Una missione che la redazione del magazine del Topo prende molto sul serio. «È importante trasmettere ai giovani lettori alcune realtà del mondo di oggi. Negli ultimi anni abbiamo creato anche un nuovo cattivo che si ciba di fake news e che utilizza il web per scopi truffaldini», continua Bertani. «Diamo così alcune chiavi di lettura della società. Ovviamente senza la presunzione di dire che basti leggere Topolino per capire il mondo, ma noi possiamo fare la nostra parte».
Infatti, la rivista targata Disney è divulgativa anche sul lato scientifico, grazie a una stretta collaborazione con la rivista Nature. Leggere ogni settimana le scanzonate avventure di Topolino è quindi un altro modo per rimanere aggiornati sull’attualità. «Se il personaggio è sopravvissuto 75 anni è perché è stato capace di leggere il presente, è uno specchio dei tempi. Si può capire molto dell’Italia degli anni Cinquanta leggendo gli albi di quell’epoca, del boom economico italiano. Poi gli anni Settanta con le contestazioni e il grande boom delle tv commerciali negli Ottanta. Si respira il clima sociale in cui quelle storie sono state pubblicate».
Un successo mondiale
Il magazine italiano di Topolino, comunque, si può ormai definire un unicum: un caso che ha fatto scuola in tutto il mondo, dice Bertani, spiegando che «oltre il 70% delle storie che vengono distribuite in tutte le lingue sono prodotte in Italia».
«Se un editore internazionale vuole scrivere una storia di Topolino parte spesso dai lavori dei nostri autori: nomi come Scarpa, Cavazzano o Freccero sono diventati modelli a livello globale». E conclude: «La nostra è una macchina sofisticata, che pubblica ogni settimana circa cento/centoventi pagine di fumetto. Sono 6000 tavole all’anno: una quantità enorme».