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 2025  aprile 02 Mercoledì calendario

Dal Belgio alla Romania, la mappa dei sovranisti che avanzano in Europa

Non è più un’ondata. È un paesaggio. Il sovranismo in tutte le sue varianti, nazionalista, populista, conservatrice o radicale, ha ridisegnato la mappa politica del continente. È entrato nei governi, ne condiziona altri, domina i sondaggi, plasma l’agenda politica. Ovunque, ambisce ad afferrare la barra del continente. Non è più solo voto di protesta. E il dato eclatante non è la sua espansione dalla Spagna a Capo Nord, dalle Fiandre ai Carpazi, ma esser diventato un protagonista ovvio della scena politica. In Italia, FdI governa e ha raccolto alle europee il 28,8%. Giorgia Meloni è punto di riferimento per le destre del continente, anche grazie al nuovo gruppo dei “Patrioti per l’Europa” fondato con l’ungherese Viktor Orbán e l’austriaco Herbert Kickl. In Francia, il Rassemblement National vale oggi il 31%, il doppio della coalizione presidenziale. Marine Le Pen è ora condannata e interdetta dai pubblici uffici, ma il testimone già passa a Jordan Bardella, giovane candidato all’Eliseo nel 2027. In Germania, l’AfD ha ottenuto il 20,8% alle elezioni federali di febbraio ed è la seconda forza nazionale, la prima a Est. Nonostante le accuse di deriva neonazista, in crescita costante da anni rappresenta la vera svolta nel cuore dell’Europa continentale. In Austria, l’Fpö ha vinto le politiche del settembre 2024 sfiorando il 29%. Ma dopo il fallimento dei negoziati con i Popolari dell’Övp, Kickl ha rimesso l’incarico e perso il cancellierato. In Olanda, Geert Wilders ha vinto le elezioni del novembre 2024. Per la prima volta, il leader del Pvv ha moderato i toni e è diventato il principale azionista dell’attuale governo di coalizione. In Belgio, il Vlaams Belang tocca il 27,4% nelle Fiandre, il 14.5 a livello nazionale che lo pone come primo partito ma ancora escluso dalle coalizioni.
Il cordone sanitario regge. In Portogallo, il vero vincitore delle elezioni legislative del marzo 2024 è Chega, partito di estrema destra guidato da André Ventura: con il 18,1%, ha raddoppiato i voti del 2022 e conquistato 50 seggi. Ventura, nazionalista, populista, anti-immigrazione, promette: «Tra sei mesi, un anno o due, vinceremo sul serio». In Spagna, Vox resta sopra il 10%. Il suo leader, Santiago Abascal, è presenza fissa nei summit internazionali delle destre, dove si parla di sostituzione etnica, decadenza occidentale e identità cristiana. In Polonia, Diritto e Giustizia ha perso la maggioranza, ma è ancora il primo partito all’opposizione, con più del 36% alle europee. In Repubblica Ceca, Andrej Babiš e il movimento Ano dominano i sondaggi; più a destra, l’Spd di Tomio Okamura.
GLI OBIETTIVI
L’Aur, in Romania, è la seconda forza del Paese, primo tra gli under 35, e sbanca il botteghino del voto con sondaggi sopra il 30%. George Simion, il suo leader, mescola anti-Ue, retorica familiare e comunicazione social. In Bulgaria, Vazrazhdane (“Rinascita”), attorno al 14%, si dichiara filorusso e punta a una Bulgaria più neutrale. In Slovenia, Janez Janša è tornato in testa ai sondaggi. In Croazia, Patria cresce lentamente. Nei Paesi baltici, movimenti ultraconservatori come Ekre in Estonia, Tts in Lituania e Unione Nazionale in Lettonia viaggiano stabilmente sopra il 10%. In Danimarca, Nuova Destra e Democratici Danesi perdono terreno. E poi c’è l’Ungheria. Fidesz governa con la maggioranza assoluta, oltre il 54%. Orbán è il regista del nuovo disegno sovranista continentale. Ha stretto un patto di ferro con Kickl. L’obiettivo è conquistare un terzo del Parlamento europeo e condizionare la prossima Commissione. I sovranisti governano in Italia, Ungheria e Finlandia; sostengono governi in Austria, Svezia e dentro la Spagna; sono primi nei sondaggi in Francia, Austria, Olanda, Belgio. Sono presenti ovunque. Il vecchio equilibrio Ppe-socialisti è incrinato. L’idea sovranista non è più ai margini. E il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non fa che moltiplicare le ambiguità. Da una parte, il presidente Usa è un alleato potente, dall’altro, fra dazi e insidie alla coesione atlantica crea imbarazzo nei ranghi sovranisti più pragmatici. Il sovranismo prende forme diverse, è identitario, cristiano, protezionista, antiglobalista, liberale, conservatore, a volte atlantista a volte filorusso. Chiede meno Bruxelles, più sovranità. Meno regole comuni, più bandiere. E da buoni sovranisti, si scontrano con altri sovranisti.