corriere.it, 1 aprile 2025
Paolo Guzzanti: «I debiti con il fisco mi hanno rovinato, mi sono rimasti 14 euro. Ho fatto una colletta tra gli amici per vivere»
«È un momento di crisi, mi sono ritrovato con 14 euro in tasca e ho chiesto aiuto a un piccolo gruppo di amici» dice al Corriere Paolo Guzzanti con eleganza e al contempo imbarazzo.
Se non è un pesce d’aprile, che cosa sta succedendo, Guzzanti?
«È tutto vero. Non avevo nessuna intenzione di divulgare questa cosa. Ho scritto un sms a un gruppo ristretto di amici».
Ci dica il contenuto…
«Il mio messaggio di partenza è stato: “Cari amici, mi trovo in un momento di difficoltà sia per quanto riguarda la sua salute sia rispetto ai debiti con il fisco. Vi chiedo un piccolo contributo che vi impegno a restituire con la quattordicesima di giugno. Mi scuso con tutti, specie con chi si potrebbe irritare. Un saluto affettuoso, Paolo”».
Qual è stata la risposta?
«Tutti mi hanno chiamato per sapere come stessi e hanno inviato dei bonifici, consentendomi di raccogliere nel giro di poco 4000 euro. Dopodiché la mia amica Sara Manfuso ha voluto socializzare la mia condizione perché è un tema che va oltre la povertà».
Ovvero?
«Io sono un signore di 85 anni che si è sentito indifeso».
Stiamo sempre parlando di un professionista che incassa una pensione da privilegiato.
«Vero, resto un privilegiato in quanto ex parlamentare, giornalista di lungo corso, ma avendo avuto due divorzi, l’ultimo dei quali assai oneroso, mi ritrovo con 14 euro in tasca. Tutto questo mi ha impedito di pagare le tasse che sono diventate ancora più esose e sono state spalmate in rate che non sono più riuscito a sostenere. Divorziare è un lusso, ma dovrebbe essere un diritto garantito. Della mia pensione mensile rimane circa un terzo. Aggiunga poi che mi sono dovuto sottoporre a quattro interventi coperti da Casagit (la cassa di assistenza sanitaria dei giornalisti italiani, ndr) ma solo in parte e poi ancora è sopraggiunta una piccola depressione».
Cosa lamenta quindi rispetto al sistema Paese?
«Il fisco è un esattore di debito, ti tratta esclusivamente come un debitore. Ma non siamo solo debitori. Nei paesi civili come la Germania gli agenti del fisco vengono a casa e ti domandano: “Tutto bene? Avete risolto quella cosa?”. È un dialogo fisco-cittadino che noi ci sogniamo. Per non parlare della sanità: o ti servi della privata oppure se vai alla Asl è un disastro. Se devi fare un intervento ai reni ti fissano un appuntamento nel 2026. E ancora le banche non daranno mai un prestito a un signore di 85 anni».
I suoi figli la stanno aiutando?
«Certo che mi aiutano, ma ricordo a tutti che sono solo famosi e non dei nababbi».
Si sente meglio adesso che ha ricevuto un sostegno da parte dei suoi amici?
«Direi di sì: mi vergogno di meno, mi sono accorto che il mio è un caso non personale ma può capitare a chiunque. Mi ha fatto molto piacere la solidarietà. Ho dovuto superare molta ritrosia. E ormai che è fatta mi sento meglio. Oltretutto se è una cosa che interessa vuol dire che è toccato un nodo».