1 aprile 2025
Hotel di lusso e affitti non pagati Ecco i debiti segreti di Crosetto«Vorrei che qualcuno si prendesse la briga di confrontare i redditi dichiarati nei decenni da esponenti politici autorevoli e non, da burocrati e anche da magistrati, con il patrimonio mobiliare e immobiliare accumulato
Hotel di lusso e affitti non pagati Ecco i debiti segreti di Crosetto
«Vorrei che qualcuno si prendesse la briga di confrontare i redditi dichiarati nei decenni da esponenti politici autorevoli e non, da burocrati e anche da magistrati, con il patrimonio mobiliare e immobiliare accumulato. Si cominci pure dal mio». Il 9 marzo scorso, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rilasciato una nuova intervista al Corriere della Sera. Temi affrontati: guerra, pace, origini politiche e imprenditoriali, la magistratura, pure la vera storia della foto iconica di lui che solleva sulle sue braccia Giorgia Meloni nei giorni della fondazione di Fratelli d’Italia. Il colloquio serve anche a celebrare l’esordio da scrittore del ministro, con l’uscita del suo libro “Storie di un ragazzo di provincia”. Ma è quel passaggio che colpisce più di altri. Quando, cioè, alla fine dell’intervista, Crosetto invita a verificare l’entità dei patrimoni dei politici, a cominciare dal suo. Come dire: fatemi pure le pulci, non ho nulla da nascondere.
Domani ha così raccolto l’invito e ha indagato. E ha scoperto un capitolo sconosciuto della vita da debitore dell’attuale capo della Difesa italiana.
Se la destra e i suoi media attaccano sistematicamente i poveracci che occupano abusivamente appartamenti e chi ha fatto della battaglia per il diritto alla casa una ragione politica (Ilaria Salis), è un’altra casa a rischiare di portare altri imbarazzi al ministro, come già avvenuto per l’appartamento di Carmine Saladino, il suo amico imprenditore della cybersicurezza che lo ha ospitato gratis – come raccontato dal Fatto Quotidiano – per qualche mese. Ma almeno in quel caso non c’erano contenziosi, era solo una cortesia tra amici, a differenza delle storie che Domani è in grado di raccontare.
Sono vicende di affitti mai pagati, dimore da sogno nel cuore della Capitale, di debiti ("buffi”, dicono a Roma) lasciati in lussuosi alberghi a 5 stelle e appartamenti di privati per un totale di 100mila euro, saliti con gli interessi a oltre 200mila.
Che non si tratti di mere questioni private è un’ovvietà per un ministro della Repubblica. Le contestazioni dei creditori incrociano la sua carriera politica e imprenditoriale, dalla fondazione di FdI alla presidenza dell’associazione confindustriale degli armamenti, l’Aiad, di cui Crosetto è stato al vertice fino alla nomina a ministro. Sollevando peraltro dubbi sull’opportunità di accettare l’incarico visto il potenziale conflitto di interessi: le aziende affiliate all’Aiad, che lo avevano ingaggiato come consulente ben pagato come scoperto da Domani, sono allo stesso tempo clienti d’oro del dicastero che ora guida.
Il pignoramento
Partiamo dall’inizio delle vicende. Il battesimo del movimento politico, creato assieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, risale al 28 dicembre 2012. Appena tre mesi più tardi, esattamente il 27 marzo 2013, a Crosetto viene notificato un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di un debito da 42mila euro verso un ex ingegnere delle Ferrovie dello stato e sua moglie. Si tratta dei proprietari dell’appartamento a Roma, nella cornice mozzafiato di via Margutta, vicino a piazza di Spagna: 130 metri quadri divisi in quattro vani, al tempo affittato da Crosetto. A quel decreto è seguito, un anno più tardi, l’ipoteca giudiziale di una porzione di un immobile intestato al ministro nella sua provincia di origine, Cuneo. Il valore del pignoramento è però montato di parecchio aumentato in quel lasso temporale: tra interessi, spese, tasse, costi legali e «canoni successivi fino al rilascio (22 maggio 2014)» la cifra è diventata di 160mila euro. L’ipoteca iscritta è stata cancellata solo due anni più tardi, nel settembre 2016, come si legge nell’atto catastale.
Nel frattempo Crosetto aveva assunto il ruolo di grande capo dei lobbisti delle industrie degli armamenti con annesse consulenze milionarie. Solo nel 2016, dunque, sana la posizione e quindi elimina il vincolo giudiziario sull’abitazione cuneese. Avremmo voluto sapere di più su l’origine del debito: forse il proprietario non aveva rispettato le condizioni contrattuali e così il fondatore di Fratelli d’Italia ha deciso che non gli avrebbe più versato le mensilità? O, semplicemente, Crosetto non ha potuto versare i canoni previsti per altri motivi? Né il creditore, né il suo legale hanno voluto rispondere alle nostre domande.
«Di questa faccenda non parlo, la prego di non fare altre domande», è l’invito con tono preoccupato del vecchio padrone di casa di Crosetto. «Io e lei non ci siamo mai sentiti, d’accordo?», aggiunge per poi chiosare, prima di riattaccare: «Se parla di me la riterrò responsabile». Proviamo a chiedere del perché tanto mistero e timore attorno a un decreto ingiuntivo, in una vicenda in cui è parte lesa. Ma la nostra domanda resta senza risposta.
Stesso ermetismo mostrato dall’avvocato dell’ex ingegnere: «Sono tenuta al segreto», taglia corto nonostante le facciamo notare che il decreto di pignoramento non è coperto da nessuna classificazione particolare. Non resta che ipotizzare: forse Crosetto è giunto a un accordo di riservatezza dopo la cancellazione e il pagamento del debito? E se così fosse, perché segretare una lite per affitti non versati?
«Siete delinquenti, diffamatori», è la prima replica del ministro che non intende rispondere nel merito. Tuttavia, Crosetto, ci ha chiesto di inserire una dichiarazione: «Io non rispondo alle domande di giornalisti che ho denunciato per atti gravissimi nei confronti miei, della mia famiglia e che sono tuttora indagati dalla procura di Roma. Persone che interpretano il giornalismo attraverso la commissione di atti illegali. C’è un limite che spero verrà sanzionato dalla giustizia». Domani ha inviato comunque le domande anche all’ufficio stampa, che ha replicato: «No comment, no domande, no nulla».
Per la cronaca, il ministro ha fatto un esposto per cercare la fonte delle inchieste sui suoi compensi milionari: per questo motivo tre giornalisti (Tizian, Trocchia e Vergine) sono ancora indagati a piazzale Clodio.
Hotel de Russie
I dubbi sulla casa di via Margutta restano. Non sono i soli però. Il tempo di chiudere la parentesi burrascosa in casa del professionista, ed ecco arrivare una seconda «ipoteca giudiziale» per 60mila euro sulla medesima porzione di abitazione di cui è proprietario in Piemonte: questa volta il documento è datato 21 aprile 2016, è «derivante da una sentenza di condanna» e la parte lesa è la società Hotel di Russia Spa, che gestiva l’albergo de Russie, in via del Babuino, struttura amata da Picasso nei suoi viaggi romani.
Il domicilio dorato a un passo da piazza di Spagna è nell’antologia dei primi ritratti del «gigante di Marene», dal paese in provincia di Cuneo da cui proviene. Alloggiava nell’albergo di lusso anche nei primi anni da deputato. La scelta sfarzosa suscitava curiosità in alcuni e critiche da altri. Lui al cronista del Corriere spiegava così la decisione: «Primo: sono uno che fuma molto e, quindi, poiché credo di avere i giorni contati, voglio vivere decentemente. Secondo: i soldi li ho di mio, e quelli che spendo non sono i soldi della politica».
La rivendicazione del diritto al lusso, modello Aboubakar Soumahoro, la ritroviamo in un articolo del 2014: ora sappiamo che in quell’anno aveva ricevuto da poco il primo decreto ingiuntivo per affitti non pagati dai proprietari di casa di via Margutta, che è a due passi dalla storica insegna dell’hotel de Russie. Anche qui, certificano i documenti che pubblichiamo, i soggiorni di Crosetto hanno avuto un esito contabile burrascoso, con la contestazione dei debiti accumulati.
Quando ha ricevuto questo secondo pignoramento, l’attuale ministro era saldamente al comando di Aiad, nonché socio da cinque anni in aziende con sede legale nella capitale assieme ai fratelli Mangione, con trascorsi giudiziari movimentati seppure sempre usciti indenni, assieme al padre, dalle inchieste sulla criminalità organizzata che hanno toccato mammasantissima di camorra e banda della Magliana a metà anni Novanta. Crosetto è ancora oggi in società con i Mangione. Nello stesso periodo delle notifiche dei decreti ingiuntivi era anche azionista di Agriscambi, dichiarata fallita nel 2021 con Tfr da pagare ai dipendenti. Insomma tra le consulenze del settore armamenti e l’attività da imprenditore, non si può certo dire che a Crosetto mancassero le possibilità di guadagno. Eppure si è ritrovato a fronteggiare la seconda ipoteca giudiziale in seguito a una sentenza di condanna, come recita l’atto registrato in conservatoria: vuol dire, cioè, che è stato riconosciuto il danno subito dalla struttura alberghiera. Dopo il procedimento, Crosetto ha chiuso anche questa pratica e ha ottenuto la cancellazione tra il 10 marzo e il 5 giugno 2017. Domani ha chiesto informazioni al legale che aveva seguito la pratica contro Crosetto per conto dell’hotel de Russie. Anche lui, come tutti gli altri, ha risposto con un secco no comment: «Sono questioni coperte da riservatezza», ha tagliato corto.
Nel trambusto dei creditori che bussavano alla sua porta, arriva così il 2018 e l’elezione in parlamento con Fratelli d’Italia. Si dimetterà, tuttavia, poco dopo per mantenere il suo ruolo di presidente Aiad. Una scelta per mettere a tacere le polemiche sull’incompatibilità del doppio ruolo. Alla fine aveva optato per quello più remunerativo, cioè presidente della lobby degli armamenti. Il prestigioso ruolo gli ha permesso di accumulare laute consulenze da colossi del settore, Leonardo, Orizzonti sistemi navali, Elettronica Spa, Sio Spa: compensi che negli anni hanno portato nelle casse private di Crosetto oltre 2 milioni di euro. Di certo la tendenza a non pagare l’affitto è emersa anche in un altro caso, svelato dal Fatto Quotidiano ormai più di un anno fa. Appena nominato ministro Crosetto è andato a vivere nell’appartamento di un suo caro amico imprenditore della cybersicurezza, Carmine Saladino, in affari con la pubblica amministrazione e soprattutto con la Difesa. Qui non è nato alcun contenzioso per lo stretto legame tra i due: di sicuro è va a vivere da Saladino dopo anni di liti e affitti non pagati in altre case.
«Ma perché avrei dovuto iniziare a pagare l’affitto di una casa in cui neanche abitavo visto che c’erano lavori?», ha detto sempre nella stessa intervista del 9 marzo al Corriere. Secondo il Fatto però la sua versione è fragile. L’odore del conflitto di interessi è forte. Uno dei tanti, ai quali si aggiungono debiti, decreti ingiuntivi, ipoteche cancellate e testimoni reticenti. Sono “storie di un ragazzo di provincia”, che mai leggerete nel libro pubblicato dal ministro che non pagava affitti.
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Stefano Iannaccone, Giovanni Tizian e Nello Trocchia
Roma
Domani ha tentato più volte di avere una replica dal ministro. Nessun commento nel merito dei documenti sui debiti e i pignoramenti. Ma solo offese ripetute da parte di Crosetto foto ansa
Il proprietario
«Non voglio parlare di questa storia. Noi non ci siamo mai sentiti»