la Repubblica, 1 aprile 2025
In arrivo le celle container “Poche, disumane e costose”
Meno di un palliativo, più di un concreto rischio «per la salute fisica e mentale di operatori sotto stress e persone detenute». Se la speranza, per quanto provvisoria, di una risposta al sovraffollamento è aggrappata all’arrivo dei cosiddetti “blocchi detenzione” – cubi di cemento che aggiungeranno solo 384 posti letto, distribuiti in 9 istituti, al prezzo di ben 32 milioni di euro – la soluzione rischia di aggravare ulteriormente disagio e sofferenza nelle carceri. Meno trenta giorni, al netto di ostacoli e rinvii che hanno rallentato già altre promesse, al via del progetto voluto dal ministro Carlo Nordio. In estrema sintesi: è l’operazione celle da container. Ciascuna misurerà 6 metri per 5, compreso un bagno di tre metri quadri. «Un inferno d’estate, gelide in inverno», sottolineano sindacati e associazioni. In ultimo, i conti: «Non solo disumane, costano anche 83mila euro a detenuto».
Il documento di Invitalia, dopo l’annuncio del commissario straordinario Marco Doglio di pochi giorni fa per il via al bando, prevede l’installazione di 16 strutture, i “blocchi”: prefabbricati in calcestruzzo standardizzati, gli stessi usati per realizzare i neo Cpr in Albania. Ciascun blocco sarà allestito nel (residuo) spazio aperto degli istituti penitenziari e dispone su un lato, di 6 celle per 24 detenuti in tutto e sull’altro, mini spazi per biblioteca, barberia, sala psicologo. Un progetto che non convince né attivisti ed ong che si occupano di diritti umani, né i rappresentanti della polizia penitenziaria.
«La misura tampone è ancor più disumana della situazione che da anni è sotto gli occhi di tutti», analizza con Repubblica l’architetto Cesare Burdese, esperto di edilizia penitenziaria, autore negli anni di report eanalisi tecniche. «Vuole sapere perchè l’idea dei blocchi è controproducente e rischiosa? Stiamo parlando di container, poco più che baracche di cantiere. Ovvero, recinti. Aggiungiamo il dato che in Italia un detenuto passa all’aria, in un giorno, solo 4 ore se va benissimo, altrimenti 2». Ragiona Burdese: «Se già tenere in gabbia degli animali vuol dire esasperarli, farlo con gli esseri umani, al di là delle gravi violazioni della Carta Costituzionale, produrrà l’aumento di aggressività, violenze e ribellioni». È la negazione di quella tutela della dignità umana su cui, più volte, è intervenuto Mattarella.
C’è poi l’altro dato messo in risalto da Gennarino De Fazio, il segretario della UilPa, della penitenziaria: «Ammesso che questo progetto aumenti la capienza di qualche posto letto, a scapito di spazi aperti e trattamento per i detenuti, dove sono i nuovi ingressi di personale della penitenziaria?». La risposta arriva da Nessuno tocchi Caino, l’associazione con cui Rita Bernardini solo 48 ore fa ha svolto l’ennesima visita in uno dei tanti carceri-bomba: Ancona Monteacuto. «In una piccola casa circondariale, 80 persone recluse in più rispetto alla capienza massima. E in alcuni reparti, di notte, c’è un solo operatore per cento detenuti. Tanti di questi aspettano anni per essere sottoposti a un intervento sanitario o anche solo per indagini diagnostiche», sottolinea Bernardini. È solo il diario dell’ultimo blitz.
Samuele Ciambriello è rappresentante dei garanti territoriali, un mese fa avevano incontrato Nordio: «Se ci ritroviamo a parlare di container dove stipare “quelli di troppo”, non è stata compresa la gravità del momento: abbiamo condiviso l’idea di Case di reinserimento, ma c’è bisogno con estrema urgenza di fare entrare nelle carceri più educatori, più pedagogisti, più assistenti sociali. Più sanità e più mediazione culturale, altro che prefabbricati».