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 2025  aprile 01 Martedì calendario

Trump e la “lobby Sudafrica”: i nuovi Usa regalano lo status di rifugiato ai sudafricani bianchi

L’amministrazione Trump ha cancellato tutta una serie di programmi d’asilo per immigrati in America, compresi quelli per 20mila persone che avevano già fatto application e completato le pratiche e stavano per partire per gli Stati Uniti. Persone per lo più provenienti da paesi con guerre tremende, Congo, Siria, Afghanistan. Ma ha fatto una sola eccezione: per i sudafricani bianchi. Una eccezione che merita di essere raccontata.
Stando a una serie di documenti riservati ottenuti dal New York Times, Trump ha creato un programma apposito chiamato “Missione Sudafrica” per aiutare i sudafricani bianchi a venire negli Stati Uniti come rifugiati. La prima fase del progetto è stata mandare dei funzionari in Sudafrica per convertire uffici commerciali di Pretoria, la capitale del Sudafrica, in centri per rifugiati ad hoc. Lì sono state raccolte finora più di 8.200 richieste di reinsediamento negli Stati Uniti, e sono stati già selezionati circa 100 afrikaner che potrebbero ottenere fin da subito lo status di rifugiato. L’indicazione dell’amministrazione Trump è favorire soprattutto gli agricoltori afrikaner bianchi. Una nota inviata dall’ambasciata di Pretoria al Dipartimento di Stato spiega che i funzionari americani a metà aprile «proporranno soluzioni a lungo termine, per garantire il successo dell’attuazione della visione del Presidente per il reinsediamento dignitoso dei richiedenti afrikaner idonei». In Sudafrica i funzionari Usa sono stati spediti con vistose scorte armate, che non sono passate inosservate sul posto.
Cosa c’è dietro tutto questo è abbastanza chiaro, ma merita di esser ricordato. Come noto, da anni membri della minoranza afrikaner bianca hanno iniziato una campagna molto rumorosa per sostenere che sono loro bianchi, magari benestanti, le vere vittime del Sudafrica post Mandela (in realtà durante l’apartheid un governo di minoranza bianca discriminava i sudafricani neri, tra brutalità di ogni genere che hanno visto migliaia di casi attestati di sparizioni, uccisioni, violenze ai danni della comunità nera). Ci sono sì stati anche alcuni omicidi di agricoltori bianchi, ma secondo le statistiche di polizia sudafricane, i bianchi afrikaner non sono stati un gruppo più esposto a crimini e violenze, e in Sudafrica oltre il 90% degli abitanti appartiene a gruppi etnici perseguitati dal regime razzista dell’apartheid. Lo stesso Ernst Roets, ex direttore esecutivo della Fondazione Afrikaner, spiega al di non conoscere nessun afrikaner che voglia trasferirsi negli Usa: «Non conosco nessuno – nessuno di cui sono a conoscenza – che abbia intenzione di trasferirsi in America. Le persone che vogliono venire in America, noi le appoggiamo. Se qualcuno vuole trasferirsi in America, i contadini o gli afrikaner, pensiamo che sarebbero dei buoni americani». Contestualmente, ci sono tantissimi casi di afroamericani neri che lamentano di dover aspettare anni per ottenere lo status di rifugiato. Compresa gente che ha passato l’inferno in campi di tortura sudafricani.
Dietro tutto questo può certo esserci una forte torsione ideologica, e un gruppo di nuovi teorici che stanno molto influenzando Donald Trump. Elon Musk, che è nato e ha passato l’adolescenza in Sudafrica (ma non da una famiglia afrikaner), ha sostenuto anche di recente che gli agricoltori bianchi venivano ammazzati ogni giorno. Una tesi che non trova riscontri fattuali in questi termini. Peter Thiel, il miliardario venture capitalist cofondatore di PayPal, negli anni ‘70 è cresciuto in una città dell’Africa meridionale dove c’era numerosa gente che ammirava Hitler in modo aperto. Thiel oltre a criticare apertamente i programmi di welfare americani avrebbe direttamente elogiato, dal punto di vista economico, il sistema dell’aparthied. Una biografia di Thiel del 2021, “The Contrarian”, sostiene che quand’era (brillantissimo) studente a Stanford difese l’apartheid come «economicamente sensato». Curtis Yarvin, forse il “teorico” di riferimento del gruppo, citato e ammirato da JD Vance, ha tracciato un parallelismo tra Anders Breivik (il nazista autore della strage razzista di Atocha in Norvegia) e Nelson Mandela, spiegando che doveva esser chiamato, sì, terrorista Breivik, ma bisognava dire altrettanto di Mandela e delle rivendicazioni anti-apartheid in Sudafrica. David Sacks, ex coo di PayPal e ora uno dei principali finanziatori di Trump, è nato a Città del Capo e è cresciuto nella diaspora sudafricana negli Stati Uniti. Roelof Botha, ex cfo di Paypal, e vicino a Musk, è nipote dell’ultimo ministro degli esteri del regime dell’apartheid, Pik Botha.
Curiosamente, il nemico numero uno di Musk e di queste politiche sull’immigrazione pro afrikaneer è Steve Bannon. Non esattamente un liberal. Bannon descrisse il patron di Tesla come «razzista» e una influenza «veramente diabolica» sull’amministrazione. Secondo Bannon, bisognava fare l’inverso che facilitare gli afrikaneer in America: «Lui [Musk] dovrebbe tornare in Sudafrica (...). Perché abbiamo dei sudafricani, le persone più razziste della terra, sudafricani bianchi, che fanno qualsiasi commento su ciò che accade negli Stati Uniti?».