La Stampa, 1 aprile 2025
Programmi tv troppo pro-Meloni, Salvini vede Confalonieri: e chiede più spazio su Mediaset
L’auto del ministro Matteo Salvini e quella della sua scorta non passano inosservate. E così ieri pomeriggio, intorno alle 15, molti si sono chiesti che cosa ci facessero parcheggiate davanti al numero 3 di via Paleocapa, a due passi dal Castello Sforzesco di Milano. Il portone scuro incorniciato in un muro di pietra che ricorda una fortezza medievale, infatti, è uno di quegli indirizzi che a Milano conoscono tutti: è la sede di Fininvest e Mediaset, il palazzo che ospita gli uffici di Marina Berlusconi e di Fedele Confalonieri. Ed è proprio da quest’ultimo – secondo quanto ha ricostruito La Stampa attraverso fonti aziendali e politiche – che sarebbe andato a bussare Salvini, all’inizio di una settimana per lui importantissima che si concluderà sabato e domenica a Firenze con la celebrazione del congresso federale della Lega (e con la sua incoronazione senza avversari a contendergli il trono).
Il motivo dell’incontro è articolato. Salvini sta soffrendo di mancanza di visibilità sui canali Mediaset. I programmi a trazione populista – quelli che si alternano quotidianamente su Rete4 – gli dedicano meno attenzione di un tempo, molto più concentrati ad assecondare la narrazione trionfalistica di Giorgia Meloni. Nel derby a destra viene premiata la premier, che gode di stima e amicizia di molti conduttori, e che ha l’ex compagno e padre di sua figlia, Andrea Giambruno, inquadrato come dipendente dell’azienda. Salvini ha bisogno di ritrovare un palcoscenico che sembra snobbarlo, e non solo perché tra pochi giorni sarà confermato segretario e vuole garantirsi il massimo della vetrina. Un indizio sui motivi del confronto con Confalonieri arriva dagli accompagnatori del leader: il suo staff della comunicazione e Armando Siri, ex senatore e sottosegretario leghista, ideatore della Flat tax, oggi consigliere per le politiche economiche del vicepremier e direttore della scuola di formazione del partito, ma soprattutto ex giornalista Mediaset da sempre stimato dal clan Berlusconi.
Di certo non si è trattato di una semplice visita di cortesia o di una chiacchiera fra milanisti per consolarsi reciprocamente della sconfitta di domenica sera contro il Napoli o dell’annus horribilis dei rossoneri. I due, stando a quanto confermano fonti della Lega e di Forza Italia, hanno sempre avuto un buon rapporto, che per ovvie ragioni si era rafforzato all’epoca dell’exploit leghista prima del Papeete, nell’agosto 2019, che segnò l’inizio della parabola discendente di Salvini. Non che si vedano così spesso, all’incirca una volta l’anno, oppure se c’è un’urgenza. Di sicuro, Confalonieri è l’uomo ai vertici di Mediaset con il quale ha a che fare il vicepremier. Perché non risultano rapporti di frequentazione né con Marina né con Piersilvio Berlusconi. I figli del fondatore di Forza Italia e di Fininvest si considerano molto distanti dalle politiche della Lega, soprattutto sui diritti civili. Inoltre, hanno già manifestato il loro forte disappunto nei confronti di Salvini, quando, a fine novembre, il leader ha provato a imporre al governo il taglio del canone Rai, una misura che avrebbe costretto il Biscione a rinunciare a una fetta di introito pubblicitario a favore della tv pubblica.
La Lega è pronta a ritirare fuori il provvedimento (o perlomeno periodicamente torna a minacciare di farlo), usando come leva Giancarlo Giorgetti, numero due del partito e a capo del ministero dell’Economia, che ha in mano il controllo finanziario sul canone di Viale Mazzini. Non è inverosimile pensare che Salvini e Confalonieri ne abbiano parlato. Come non è impossibile che abbiano dedicato qualche minuto agli scontri ormai quotidiani tra il segretario leghista e l’altro vicepremier, il leader di FI Antonio Tajani. Anche se, dicono gli azzurri, chi conosce Confalonieri sa che non ama molto essere tirato per la giacchetta sulla politica, soprattutto quando non incrocia gli interessi aziendali dei Berlusconi.