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 2025  aprile 01 Martedì calendario

Roma, clochard come finti papà per poter restare in Italia: la truffa per i permessi di soggiorno alle mamme straniere

Un papà italiano per il piccolo appena nato: è la condizione per garantire alle neomamme straniere il permesso di soggiorno. Peccato però che per tre donne sudamericane il legame affettivo fosse in realtà solo una messa in scena che ha coinvolto – nel ruolo di padri improvvisati – due senza tetto e un pregiudicato. Che, dopo i parti delle rispettive finte consorti, si presentavano negli uffici anagrafici degli ospedali e dichiaravano la paternità dei neonati. Un raggiro scoperto dopo settimane di indagini dagli agenti del commissariato Viminale. Gli investigatori hanno scoperchiato un’organizzazione che approfittava dello stato di bisogno degli uomini assoldati per recitare il ruolo di genitori, elargendo soldi o semplicemente pasti e sigarette. Il “dominus” del raggiro invece percepiva contanti, e non esitava a intimorire chi osava ribellarsi.

LA BANDA
Il protagonista della storia è Simeone Halilovic di 53 anni, detto Kojak. Secondo l’ordinanza del Gip Gabriele Tomei era lui a procacciare i falsi papà, a contrattare i compensi e a percepire denaro dalle donne che volevano ottenere il permesso per rimanere in Italia. Al suo fianco c’era il suo braccio destro Daniele Amendolara, 35 anni, prestanome per un caso di paternità fittizia, e Settimio Possenti, senza tetto di 55 anni, un altro falso papà, entrambi con precedenti penali. Alla lista si aggiunge il clochard che ha collaborato alle indagini e che per questo è stato perseguitato e minacciato più volte, tanto da temere per se e per i suoi familiari. È grazie a lui che gli investigatori sono riusciti a ricostruire i fatti. L’uomo, 45 anni, era finito in un’altra indagine che lo vedeva coinvolto come intestatario fittizio di schede sim, carte prepagate e veicoli utilizzati da Halilovic. Messo alle strette ha ammesso le sue responsabilità rivelando che nel novembre 2023 aveva dichiarato di essere il padre di un bambino. La madre è una cittadina venezuelana di 33 anni, che all’epoca dei fatti lavorava come escort, pubblicando diversi annunci su siti di incontri per adulti. Halilovic lo aveva convinto in cambio di qualche pasto e di qualche pacchetto di sigarette. Per far sì che andasse tutto bene lo aveva scortato di persona, assieme ad Amendolara, nell’ufficio anagrafico dell’ospedale Pertini dove la donna aveva partorito. Stesso copione per una donna peruviana di 28 anni, che aveva partorito il suo bambino al Gemelli. In questo caso a dichiararsi padre era stato lo stesso Amendolara. E infine, il caso di una cittadina colombiana di 25 anni che aveva messo al mondo una bambina nel dicembre del 2023 al Pertini, con Settimio Possenti che aveva riconosciuto la piccola come sua figlia.

IL DNA
Gli agenti hanno convinto il clochard sfruttato come prestanome anche per le auto e le schede telefoniche di Halilovic a fornire il suo Dna. Una collaborazione che era giunta alle orecchie dell’ideatore del raggiro, che nelle settimane successive ha cercato in ogni modo di rintracciare il senza tetto, anche nei luoghi dove era solito chiedere l’elemosina, a San Pietro, o alla Caritas. «Se lo trovo lo taglio», confidava a un amico. Gli investigatori hanno seguito i pedinamenti di Halilovic nei confronti del clochard, intercettato le telefonate dove faceva riferimento alle sue intenzioni e confermava i casi di false paternità. Hanno scoperto che la donna peruviana di fatto conviveva con il vero padre del bimbo, connazionale della donna. Nel caso della cittadina colombiana invece, scoprivano che il vero padre era un cittadino albanese sposato con un’altra donna e padre di tre figli. L’uomo era andato su tutte le furie dopo aver scoperto che un altro uomo si era assunto il ruolo di papà in cambio di soldi, specialmente per il fatto che Halilovic aveva percepito 3.000 euro mentre al finto padre ne erano andati altri mille. Le intercettazioni e tutti i riscontri successivi hanno svelato un quadro di forte degrado, per il quale probabilmente a pagare saranno i tre neonati. Tutti gli accertamenti sul Dna dei bambini, delle madri e dei prestanome, hanno confermato il quadro accusatorio. Per Halilovic e gli altri due falsi papà si sono aperte le porte del carcere, mentre le tre donne sono finite agli arresti domiciliari. Nessuna misura per il clochard che ha avuto il coraggio di aiutare gli agenti.