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 2025  aprile 01 Martedì calendario

La diocesi contro la dispersione delle ceneri

La diocesi di Belluno-Feltre, in Veneto, è in subbuglio per via della pratica, consentita dalle leggi italiane ma osteggiata dalla Chiesa cattolica, di disperdere le ceneri dei defunti in natura, in particolare nelle foreste delle Dolomiti. Il vescovo di Belluno Renato Marangoni invita a «scoraggiare» questa pratica che stride con le direttive ecclesiastiche, che raccomandano di conservare le ceneri in un «luogo sacro», come il cinerario comune, la struttura all’interno di un cimitero o di un luogo di sepoltura specificamente designata per la conservazione delle ceneri dei defunti.
C’è da dire che la Chiesa ha già chinato la testa di fronte alla sempre più diffusa cremazione, pratica antica di millenni, la usavano, addirittura, gli Ittiti e i Fenici (in alternativa all’inumazione), poi i Greci, gli Etruschi, e gli antichi romani costruirono i colombari, un tipo di camera sepolcrale composta da nicchie in cui venivano conservate le urne contenenti le ceneri dei defunti. A causa della sua lunga tradizione pagana, la cremazione inizialmente fu vietata dalla Chiesa. Oggi la ammette ma predilige la sepoltura, anche in ossequio alla dottrina della resurrezione della carne, credenza presente già nello zoroastrismo persiano del VI secolo a.C, poi fatta propria come molti elementi di quella religione dal cristianesimo: alla fine dei tempi, i corpi dei defunti si ricongiungeranno alle anime per godere dell’eterna beatitudine o della dannazione eterna.
Tuttavia, secondo la legge italiana, non solo la cremazione ma, dal 2001, anche la dispersione delle ceneri (che la Chiesa ha vietato fino al 1963) è esplicitamente consentita, purché avvenga secondo determinate procedure: in montagna, ad esempio, «a distanza di almeno 200 metri da centri e insediamenti abitativi». Da allora, ogni regione ha emanato specifiche norme a riguardo. Così, come si racconta in un articolo del “Post”, nel 2010, in Veneto, la vedova di Dino Buzzati, Almerina Antoniazzi, finalmente esaudì il desiderio dello scrittore (che era nato a Belluno) di disperdere le sue ceneri nelle montagne sopra Cortina d’Ampezzo.
Ma perché ora il vescovo di Belluno lancia l’allarme? Il fatto è che, secondo le onoranze funebri della zona, negli ultimi quindici anni la dispersione delle ceneri in natura si è molto diffusa. Davide Fiocco, teologo e religioso della Diocesi di Belluno-Feltre, al “Dolomiti” ha dichiarato che «la Chiesa invita ad evitare di idolatrare il corpo, che è destinato a morire. Allo stesso modo però invita al rispetto del corpo stesso, destinato a risorgere». E, a proposito della dispersione delle ceneri, aggiunge: «La Chiesa non esprime condanne, ma non nasconde la sua contrarierà: per il cristiano la morte non ci separa dalla comunione ecclesiale e il cimitero in qualche modo è segno spirituale che unisce i suoi figli nella vita terrena e in quella eterna». Insomma, disperdere le ceneri del defunto in natura, sotto questo punto di vista, è un atto di colpevole individualismo, il volere sottrarre il singolo dalla “comunione ecclesiale” rappresentata, dopo la morte, dalla comune destinazione cimiteriale.
Come sempre in casi dove in gioco è la sensibilità più soggettiva e intima, legata addirittura al destino (quale che sia) di ogni persona dopo la morte, non si può stabilire dove sia la ragione e il torto. Si potrà anche condannare la dispersione delle ceneri come una pratica di moda, estranea alla nostra storia, importata ad esempio dal cinema americano, che ce l’ha mostrata in tutte le salse, dalla più patetica alla più comica (si ricorderà la scena del Grande Lebowski, in cui le ceneri di un amico vengono goffamente liberate controvento), ma se già un autore ben poco “americanizzato” come Dino Buzzati l’aveva messa tra le sue ultime volontà, forse è qualcosa di più profondo che una moda. Probabilmente, in un’epoca in cui la natura è percepita come un paradiso perduto, un luogo originario col quale abbiamo perso ogni contatto diretto, e che abbiamo contribuito a inquinare e degradare, la dispersione delle ceneri “in natura” è quasi un gesto riparatorio, il riannodarsi di una connessione primordiale che la civiltà ha dolorosamente tranciato.
Più che avversarla, forse la Chiesa dovrebbe farsi carico di questa nuova sensibilità tra il nostro destino e quello del mondo che abitiamo.