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 2025  aprile 01 Martedì calendario

Artù e Merlino, scritto invisibile ora è leggibile

Un frammento della “Suite Vulgata” di Merlino, che giaceva nascosto per secoli, è stato riscoperto nella Biblioteca dell’Università di Cambridge. Questo manoscritto, scritto intorno al 1300, ha avuto una storia incredibile: utilizzato nel 1580 come rivestimento per rotoli di pergamene, è rimasto invisibile agli occhi degli studiosi per più di 400 anni, custodito nella rilegatura di un registro catastale risalente all’epoca elisabettiana. Considerata parte della leggenda di Re Artù, la Suite di Merlino rappresenta una straordinaria estensione della saga arturiana medievale, narrando le avventure di Merlino, Re Artù e la Tavola Rotonda. Va detto che la “Suite di Merlino” è una continuazione della “Vulgata di Merlino” vera e propria, che nel loro insieme formano il Ciclo della Vulgata, una serie di romanzi in prosa che rielaborano e ampliano le storie arturiane. Questa raccolta ha dato coerenza alla storia del Graal, elevando Merlino a un ruolo centrale nella mitologia. «Grazie a questa estensione della Vulgata, la storia ha trovato una forma unitaria e completa», afferma Irène Fabry-Tehranchi, ricercatrice presso Cambridge e specialista del ciclo arturiano. Un dettaglio affascinante? Esistono meno di 40 copie della Suite Vulgata, tutte diverse tra loro. Il frammento di Cambridge, originariamente gettato via e riciclato nel XVI secolo, è stato salvato e studiato dai ricercatori grazie all’utilizzo di una telecamera multispettrale. Il suo funzionamento si basa sulla capacità di catturare immagini in diverse lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico, sia visibili che non visibili all’occhio umano. La telecamera infatti, è dotata di sensori in grado di rilevare la luce riflessa dal manoscritto in varie bande spettrali. Queste bande includono la luce visibile, ma anche l’ultravioletto (UV) e l’infrarosso (IR). Ogni lunghezza d’onda interagisce in modo diverso con i materiali del manoscritto, come l’inchiostro e la pergamena. Va ricordato che alcuni inchiostri, ormai sbiaditi o invisibili ad occhio nudo, possono diventare visibili sotto determinate lunghezze d’onda. Ad esempio, la luce UV può far risaltare tracce di inchiostro sbiadito o cancellato, mentre la luce IR può penetrare strati di sporco o macchie. In questo modo, la telecamera multispettrale permette di rivelare informazioni nascoste o illeggibili con metodi tradizionali. Le immagini acquisite nelle diverse bande spettrali vengono poi elaborate digitalmente. Attraverso software specifici, infine, è possibile combinare e analizzare le immagini per esaltare i contrasti e rendere leggibili i testi. Questa elaborazione permette di recuperare informazioni preziose sul contenuto del manoscritto, sulla sua storia e sui materiali utilizzati. Questa tecnologia ha permesso di rivelare i caratteri scoloriti della fragile pergamena senza danneggiarla, preservando così un tesoro letterario unico. Scritto in un dialetto della Francia settentrionale, il manoscritto riflette il periodo in cui la lingua francese dominava la corte inglese, conseguenza della conquista normanna. Ma con il declino del francese antico nel XVI secolo, il frammento fu relegato alla categoria degli “scarti”. Nonostante ciò, oggi possiamo immergerci in due storie straordinarie. La prima narra le imprese di Galvano, nipote di Artù, che con la leggendaria spada Excalibur combatte nemici e invasori pagani, crescendo in forza con il Sole fino a diventare invincibile a mezzogiorno. La seconda vede Artù e Ginevra presiedere un banchetto interrotto dall’arrivo di un misterioso arpista cieco, accompagnato da un cane bianco. Questo visitatore si rivela essere Merlino, il quale, con la sua magia, trasforma lo stendardo reale in un drago sputafuoco e assume la forma di un bambino per guidare Artù.