Avvenire, 1 aprile 2025
La nuova cartografia dei "pedaggi" avvicina sempre più Russia e India
«È il nostro turno. Il presidente russo Vladimir Putin ha accettato l’invito del capo del governo indiano. La visita del capo dello Stato russo in India è in preparazione», ha fatto sapere, pochi giorni, fa il capo della diplomazia russa Sergeij Lavrov.
Una tempista non certo casuale. La nuova “cartografia” dei dazi – con la dimensione economica e quella geopolitica che ormai tendono a sovrapporsi e a diventare indistinguibili una dall’altra – potrebbe avere un risultato immediato: rendere sempre più stretto l’abbraccio tra Russia e India. L’infittirsi delle visite tra i due leader ne è la prima riprova. Lo scorso anno il primo ministro Narendra Modi, per due volte, è andato alla corte di Putin, portato a 18 il numero totale dei faccia a faccia tra i due capi di Stato. Anche se le visite ripetute non sono rare (l’ex primo ministro Manmohan Singh ha visitato la Russia due volte nel 2009 e nel 2013), l’incursione di Modi, come sottolinea il think tank indiano Observe Reasearch Foundation, aveva «un significato preciso. Indicava l’impegno dell’India a garantire i legami politici tradizionali ed è quindi considerato di maggior valore che mai». Lo zar è pronto a ricambiare: Putin sbarcherà in India nella seconda parte dell’anno. Quella indiana è una sponda politica importante per il Cremlino che, per uscire dall’isolamento dopo l’invasione ucraina, ha investito con sempre maggiore vigore sui rapporti “terzi”, a partire dall’“amicizia senza limiti” con la Cina. Quali sono i punti di forza della “vicinanza” tra Russia e India? Innanzitutto energetici ed economici. Come scrive Asia Times, «l’India è diventata uno dei principali partner energetici della Russia dal 2022, e intende continuare a esserlo, come dimostrato dallo storico accordo petrolifero decennale che hanno sottoscritto alla fine dell’anno scorso e nonostante le ultime sanzioni degli Stati Uniti». New Delhi, sottolineano dal centro studi britannico Chatham House, «trae notevoli vantaggi dall’accesso al petrolio russo scontato, che è aumentato da meno del 2 percento delle importazioni totali dell’India – prima dell’invasione russa dell’Ucraina – a oltre il 40 percento nel giugno 2024». Il 44% delle importazioni totali dell’India a giugno 2024 era costituito dall’“oro nero” russo. Tra i due Paesi esiste una relazione economica di lunga data, che entrambi gli “attori” vogliono rilanciare. India e Russia mirano ad aumentare il commercio bilaterale da 68 a 100 miliardi di dollari entro la fine di questo decennio. C’è poi il comparto militare. New Delhi è il più grande destinatario delle esportazioni di armi russe, incluso il sistema di difesa missilistica S400. Come parte della campagna “Make in India”, c’è stato però un tentativo della leadership indiana di rafforzare la produzione nazionale e di diversificare gli acquisti da altri Paesi. Tra il 2009 e il 2013, il 76 percento delle importazioni di armi proveniva dalla Russia, ma la percentuale è scesa al 36 percento tra il 2019 e il 2023. C’è infine l’aspetto politico e ideologico, che nasconde però una serie di insidie e incognite.
Putin e Modi puntano, anche attraverso lo strumento dei Brics, a promuovere la “trimultipolarità”, vale a dire un ordine internazionale che sfugga non solo all’impronta unipolare a trazione Usa ma, anche, a un bipolarismo che schiacci Russia e India su posizioni satellitari rispetto al colosso Cina. Come può tradursi sul piano reale questo orientamento? Possono davvero Russia e India dare vita a un terzo polo di influenza separato dalle superpotenze americana e cinese?