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 2025  aprile 01 Martedì calendario

«Avere figli oggi interessa meno Ma il contesto fa la differenza»

«Il fatto che nascano meno bambini o diminuisca il desiderio di averne non significa che le persone diano meno valore ai figli. Semplicemente, sono cambiate le precondizioni per diventare genitori. E se il contesto è più difficile, anche la natalità ne risente». Francesca Luppi, demografa, ricercatrice alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica, interpreta così il doppio record negativo registrato dall’Istat negli indicatori demografici per il 2024, ovvero il minimo storico di nascite, 370.000, ma anche il numero medio di figli per donna più basso di sempre, sceso a 1,18.
Se lo aspettava un dato così negativo?
Il calo delle nascite sì, perché l’evoluzione lo lasciava prevedere e il fatto che oggi ci siano meno donne e uomini nell’età in cui possono avere figli non lascia molti margini. Il tasso di fecondità a 1,18 un po’ meno, segno di una crisi importante che sta investendo un po’ ovunque le giovani generazioni, ma che in Italia raggiunge livelli drammatici anche per le condizioni del mercato del lavoro e delle politiche familiari.
Calano i nati, ma aumentano i cittadini che espatriano. C’è un legame?
Le cifre rilevano in Italia un malessere più diffuso che altrove. L’aumento dell’occupazione giovanile, ad esempio, riguarda soprattutto le basse qualifiche, per i diplomati o i laureati l’occupabilità non è migliorata. Così i più specializzati se ne vanno all’estero. L’immagine è quella di un Paese in sofferenza dal punto di vista del lavoro, ma anche per chi vorrebbe fare famiglia: la decisione di avere figli è sempre meno popolare.
Avere figli è fuori moda?
Le ricerche che abbiamo condotto, attraverso i dati raccolti nel tempo dall’Istituto Toniolo, segnalano che negli ultimi dieci anni nella fascia di età tra 18 e 34 anni è calata la quota di chi dichiara di volere figli nella vita, insieme alla riduzione delle intenzioni di diventare genitore. L’avere figli sta perdendo appeal, e i cambiamenti culturali contano, perché oggi dà importanza a molti altri aspetti della vita. Attenzione, però: questo non significa che avere figli non sia più considerato importante. Progettare un figlio è diventato meno attraente perché le condizioni non sono molto agevoli.
Cosa intende dire di preciso?
Che è il contesto a togliere valore alla scelta di diventare genitori, nel momento in cui questo comporta sacrifici molto forti non solo a livello economico e di qualità della vita, ma anche rispetto al futuro che si può offrire ai figli nel proprio Paese. Una volta il posto fisso e un tetto erano obiettivi sufficienti e anche alla portata, oggi non è più così. Un potenziale genitore valuta se i figli potranno avere opportunità formative, educative, di esperienza, se le sue condizioni future potranno migliorare. In questo senso, se le precondizioni alla genitorialità sono aumentate, il contesto può fare molta differenza.
Lo scenario internazionale quanto incide?
C’è un tema legato alla minore stabilità economica, emerso dopo la recessione del 2008, poi abbiamo avuto la crisi del Covid, in questo momento si avverte il peso della situazione geopolitica, che riguarda anche la sicurezza sul territorio europeo. Se aggiungiamo gli effetti del cambiamento climatico, ecco che l’immagine di una “permacrisi”, cioè di una crisi permanente ha sicuramente il suo peso.
Dalle ricerche che ha condotto emerge che il 15% dei giovani italiani si considera childfree, cioè dice
di non volere figli. Chi sono?
Si tratta soprattutto di donne, a causa dei cambiamenti culturali in atto in termini di emancipazione, ma anche perché in uno scenario caratterizzato da carenza di strutture e di servizi per le famiglie, il compito della cura ricade principalmente su di loro, si tratti di bambini o di genitori anziani. Più spesso oggi chi rinuncia ai figli ha un titolo di studio inferiori e retribuzioni basse. Il calo della fecondità degli ultimi anni, inoltre, è dovuto in gran parte a quanti rinunciano ad avere il primo figlio. Chi riesce a compiere il passo, continua a desiderarne due.
Ma cosa influisce veramente, e intimamente, su questa rinuncia?
Se non diamo alle giovani generazioni le precondizioni di base per avere figli, alimentiamo il sentimento e la norma sociale che restare senza figli sia non solo normale ma anche preferibile, auspicabile. La società invece dovrebbe tornare a dare valore alla genitorialità, non convincendo i giovani ad avere figli, ma semplicemente mettendo tutti coloro che lo desiderano nella condizione di poterli avere, nel rispetto delle aspirazioni di vita di ciascuno.