Corriere della Sera, 31 marzo 2025
Vecchie leggi, via al disboscamento
Lo Stato italiano esiste da 164 anni, la Repubblica da 79 e soltanto adesso nel nostro ordinamento stanno per essere abrogate oltre 30 mila tra leggi e disposizioni varie dell’età pre-repubblicana, entrate in vigore tra il 1861 e il 1946. Sarà l’addio definitivo alla «Norma corporativa» sul «compenso del personale artistico impiegato nella produzione dei filmi». La «i» finale non deriva da un refuso. Così sta scritto nel titolo del «Decreto del Duce del Fascismo, Capo del Governo» numero 1803 del 27 novembre 1939, quando l’autarchia si applicava perfino sul linguaggio rinunciando ai termini stranieri. A Cinecittà si giravano filmi e il popolo non sapeva che l’entrata in guerra avrebbe reso ancora più un ricordo la sciampagna e ridotto i soldi per le briosce. Destinate a formale decadenza sono anche le «Disposizioni circa le pensioni vitalizie da assegnarsi ai Postiglioni lombardi», un Regio Decreto del 2 ottobre 1861. Lo stesso vale per il decreto luogotenenziale del 1 ottobre 1916 «Col quale l’yacht germanico sequestrato “Königin” è trasformato in nave da guerra e considerato come appartenente al naviglio da guerra dello Stato sotto il nome di “Regina”».
Un disboscamento. Eliminerà in via formale dalle disposizioni in vigore una selva di testi ormai privi di effetti o che eliminati non apriranno vuoti normativi. Misure superate, in più casi su soggetti scomparsi. A eseguire il taglio, salvo imprevisti, sarà l’approvazione di un disegno di legge governativo all’esame del Senato martedì prossimo, il numero 1314. Verranno potati dai tronchi dell’ordinamento una serie di «regi decreti, leggi formali, regi decreti-legge, regi decreti-legislativi, decreti luogotenenziali, decreti legislativi luogotenenziali, decreti-legge luogotenenziali, decreti del Capo del Governo e decreti del Duce del Fascismo, Capo del Governo», come elenca un dossier del Servizio Studi di Palazzo Madama.
Tra i misteri d’Italia, uno ha riguardato a lungo il numero delle leggi esistenti. In occasione di un altro di questi disboscamenti, nel 2007, l’informatica contribuì a diradare le nebbie. Risultarono 21.691. «Circa il doppio di quelle vigenti in Francia, il quadruplo delle leggi federali in Germania», ricordano Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella nel libro Governare le fragilità, Mondadori. La rilevazione più recente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha riscontrato che dal 1861 all’aprile 2023 gli atti con valore normativo adottati sono stati 204.272 e che ne sono stati deliberatamente abrogati 94.062. Aspetto di rilievo: non tutte le banche dati sanno riconoscere se e quanto alcuni degli atti non abrogati sono in effetti vigenti. E alla moltiplicazione legislativa, intensa negli anni Sessanta, è seguito un peggioramento nel livello dei testi.
Nella scorsa legislatura e nell’attuale, secondo Governare le fragilità, il problema «non è tanto il numero, quanto la dimensione e la qualità» delle leggi. Oltre a essere poco chiara, di frequente, una delle nuove è lunga come la somma di più leggi. «Un singolo atto legislativo può contenere oltre 150 mila parole, per un totale superiore a un milione di caratteri: può essere, quindi, un po’ più lungo dei Promessi sposi», constatano Garofoli e Mattarella. Stando alla loro analisi una delle cause è che in Italia in questa fase della storia stiamo sottoponendo a ricambi dettati da ragioni politiche, e non professionali, i funzionari dello Stato tenuti a consigliare i governi nella formulazione dei testi.
Benvenuto il disegno di legge disboscatore che al Senato sta per superare l’esame dell’Aula. Purché le prossime leggi siano fatte meglio. Se ne distingua, in forma e sostanza, la contemporanea modernità da democrazia matura rispetto alle oltre trentamila norme destinate a demolizione: «Regio Decreto 26 luglio 1863 che determina lo stipendio degli Inservienti della Segreteria della R. Università di Cagliari», «Regio Decreto 6 agosto 1926 di erezione in ente morale della Colonia elioterapica fascista Benito Mussolini in Camposammartino» e via a seguire.