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 2025  marzo 31 Lunedì calendario

Dap, tre mesi di vuoto i dubbi del Quirinale sulla scelta di Delmastro

Altare della Patria, martedì pomeriggio festa della polizia penitenziaria. Lo scenario, come ogni anno, è quello delle occasioni solenni: c’è il ministro della Difesa, Guido Crosetto. E quello della Giustizia, Carlo Nordio. Il corpo schierato. La diretta della Rai. Il programma prevede la premiazione di tre agenti che si sono distinti nel corso dell’anno. E in tutti e tre i casi lo speaker pronuncia la stessa frase: «A premiare, il sottosegretario Andrea Delmastro».
«Il punto è questo: i riflettori devono essere tutti i suoi». Una fonte di governo racconta e spiega così il perché in Italia sta accadendo una vicenda senza precedenti nella storia del Paese: da tre mesi, dal 27 dicembre scorso, il Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, e quindi anche la polizia penitenziaria, sono senza guida. E lo sono in uno dei momenti più neri della storia delle nostre carceri: il record di suicidi, le celle che scoppiano, l’allarme sul boom dei cellulari ai detenuti. Da quando Giovanni Russo, il magistrato scelto dal governo Meloni per guidare le carceri italiane, lasciò l’incarico all’improvviso ma non a sorpresa, nessuno ha occupato ancora quel posto. E questo perché il ministero della Giustizia e in particolare il sottosegretario Delmastro, hanno solo un nome: la facente funzione Lina Di Domenico. E il Quirinale, invece, a cui spetta formalmente la scelta (è il presidente della Repubblica, anche a capo delle forze armate, a doverla firmare) non procede perché la vicenda è diventata un pasticcio. Subito dopo le dimissioni di Russo, via Arenula aveva infatti fatto filtrare ai giornali il nome di Di Domenico con la certezza dell’indicativo: sarà lei il nuovo capo. Peccato che nessuno aveva avvisato o si era confrontato con il Quirinale. Da qui lo stallo per una questione di forma, evidentemente.
Ma che è diventata da subito anche di sostanza. Il sottosegretario come racconta il dettaglio, piccolo ma significativo, delle premiazioni davanti alle telecamere nel giorno della festa del corpo – ritiene di essere il vero capo del dipartimento. Russo è andato via per questo: i rapporti erano diventati pessimi, ancor di più dopo la deposizione del magistrato davanti ai giudici romani sul caso Cospito, testimonianza che si è poi rivelata centrale per la condanna. Di Domenico viene raccontata da tutti come persona valida e rispettabile. Ma nello stesso tempo di assoluta fiducia dell’avvocato di FdI che sulla penitenziaria ha fatto un investimento politico: nonostante i rapporti non idilliaci con tutti i sindacati e le uscite infelici – come «l’intima gioia nel sapere che non lasciamo respirare chi sta dietro il vetro oscurato di questa auto» nella presentazione delle nuove vetture – che hanno sollevato polemiche, le carceri sono roba sua. Tanto che in questi mesi non ha mai fatto passi indietro. Sostiene non ci siano altri nomi e, nessuno, anche in via Arenula dove vivono con sconcerto quello che sta accadendo, si azzarda a offrire alternative. Perché «altri nomi sarebbero subito bruciati».
Tutto questo mentre la situazione nelle nostre carceri è tragica. Il 2024 è stato l’anno record per numero di suicidi: 90 morti, mai così male. Il 2025 non è iniziato meglio: 20 i suicidi in tre mesi, con una situazione di sovraffollamento sempre peggiore. «Mancano ottomila agenti» denuncia il segretario della UilPa, Gennarino De Fazio, «ci sono deficienze strutturali, logistiche e organizzative, carenze sanitarie strutturali, logistiche e organizzative, carenze sanitarie. E questo governo si occupa dell’Albania e non nomina il capo delle carceri».
C’è poi l’emergenza criminale. Come hanno avuto modo di denunciare i procuratori delle distrettuali antimafia, clamoroso il caso dei cellulari. «Chi è in carcere – ha detto tra gli altri il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri – ha un filo diretto con l’esterno come se niente fosse. Abbiamo proposto diverse soluzioni per fermare il fenomeno, a partire da una banalissima schermatura per le sezioni di alta sicurezza, ma nessuno se ne occupa». Anche perché, chi dovrebbe, per il momento non c’è.