lastampa.it, 31 marzo 2025
Il Ponte sullo Stretto di Messina: una minaccia per la migrazione degli uccelli?
Lo Stretto di Messina è uno dei colli di bottiglia della migrazione degli uccelli che si spostano tra l’Europa e l’Africa. Ogni primavera, da marzo fino a fine maggio, vengono censite decine di migliaia di rapaci di varie specie: falchi pecchiaioli, falchi di palude, nibbi bruni, albanelle minori, albanelle pallide, lodolai, falchi cuculo e gheppi e milioni d’individui di molte altre specie, sia di giorno sia di notte. Un viavai verso l’Europa centrale e orientale in primavera, verso l’Africa in autunno. Per i più curiosi: sul sito dell’Osservatorio dello Stretto è possibile consultare un censimento dei rapaci che hanno sorvolato quei pochi chilometri di mare dal 2014 a oggi, curato dalla Stazione ornitologica “Michele Panuccio”.
Il pericolo per i migratori
In primavera, i migratori arrivano stremati sullo Stretto di Messina. Per giungere qui, la maggior parte di loro deve attraversare non meno di 2700 chilometri di deserto (Sahara e Sahel) e non meno di 140 chilometri di superficie marina (tratto più breve tra l’Africa e il continente europeo, Capo Bon – Trapani), entrambi ambienti fortemente ostili per l’avifauna.
La caccia illegale sullo Stretto, retaggio arcaico di generazioni di bracconieri, è oggi quasi un ricordo del passato, anche se nella zona vi sono ancora pochi tiratori impenitenti sui quali si concentrano le attività di antibracconaggio di forestali e associazioni.
Ma un altro pericolo incombe sul passaggio dei migratori verso l’Italia continentale: il Ponte sullo Stretto, il cui progetto prevede una campata unica di 3300 metri con tre corsie stradali per senso di marcia, due corsie di servizio e due binari ferroviari.
La battaglia delle associazioni contro il Ponte sullo Stretto
Da anni le associazioni ambientaliste, supportate da ricercatori ed esperti, parlano dei rischi della struttura per l’avifauna, critiche cui il ministro Matteo Salvini nel 2022 replicò dichiarando: “Qualcuno ha detto che il Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe causare problemi agli uccelli che ci andrebbero a sbattere, ma gli uccelli non sono scemi, voleranno evitandolo”.
Per presentare le azioni legali delle associazioni al fine di contrastare la realizzazione del Ponte (reclamo alla Commissione Europea, diffida al Cipess, ricorso al Tar del Lazio), Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno annunciato una conferenza stampa che si terrà a Montecitorio il 1° aprile alle 16.
Perché la struttura potrebbe danneggiare l’avifauna
Il problema delle collisioni contro l’infrastruttura esiste, affermano gli studiosi. L’altezza prevista dell’impalcato è di 72 metri, mentre le torri arriveranno a 399 metri. In totale, lo spazio aereo occupato sarà di circa 70 mila metri quadrati.
I problemi sarebbero causati soprattutto dalla presenza di cavi e piloni, nonché dalla sua illuminazione.
“Il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un progetto dall’impatto ambientale gravissimo e irreversibile, non mitigabile né compensabile, come ammette la stessa Commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale) che, relativamente alla valutazione d’incidenza, evidenzia: ‘Le medesime analisi del proponente conducono a ritenere che per alcuni siti della Rete Natura 2000 non è possibile concludere che il progetto non determinerà incidenze significative, ovvero permane un margine di incertezza che, per il principio di precauzione, non permette di escludere effetti negativi su detti siti’”, dichiarano Legambiente, Lipu e Wwf, che spiegano: “La Commissione prescrive di aggiornare il piano monitoraggio della componente faunistica, sia di vertebrati che di invertebrati, e in particolare chiede che vengano fornite maggiori informazioni riguardo la migrazione degli uccelli, rispetto alla quale la stessa Commissione rileva un impatto elevato e irreversibile. Non è comprensibile come si possa rilasciare parere positivo quando è accertato che l’opera avrebbe un’incidenza su una delle rotte di migrazione degli uccelli più importante d’Europa, rispetto alla cui tutela il nostro Paese ha una enorme responsabilità”.
I vincoli sullo Stretto
“Lo Stretto di Messina è considerato tra i 28 siti di rotte migratorie più importanti del mondo e per questo è sottoposto ad una serie di vincoli previsti dalla normativa comunitaria recepita a livello nazionale”, osserva il Wwf in una lettera inviata ai senatori lo scorso agosto. “A seguito del rischio di una condanna dell’Italia dopo la Messa in mora complementare alla procedura d’infrazione n. 2015/2163, recependo le sollecitazioni dell’Unione Europea e del Ministero dell’Ambiente, lo scorso anno sono state approvate le Misure di conservazione delle aree d’interesse comunitario dello Stretto di Messina”.
Se, nonostante questo, l’opera dovesse vedere la luce, il Wwf nella lettera avverte che questa “provocherebbe certamente un numero infinito di morti dirette per collisioni non mitigabili, né compensabili, su migratori diurni e notturni, oltre a un numero altrettanto ampio di morti indirette a causa delle luci, della distorsione ottica e della perdita di orientamento, poiché le rotte sono subordinate alle condizioni meteorologiche dell’area attraversata e alle condizioni fisiche di ciascun esemplare in transito”.