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 2025  marzo 31 Lunedì calendario

Striscia di Gaza. La finta di Doha e il vero piano Idf: riprendersi tutto

Siamo sull’orlo di una guerra che un giorno verrà chiamata la Guerra dei 1000 Giorni. La ripresa delle operazioni militari nella Striscia di Gaza indica che le mediazioni, le trattative, il via-vai delle delegazioni nelle lussuose hall dei grandi alberghi di Doha, sono una cortina fumogena per coprire le vere intenzioni di Israele e del suo attuale governo: riprendere il pieno controllo della Striscia.
Finora l’IDF si è concentrato principalmente su attacchi aerei e raid terrestri limitati nel nord di Gaza, nella parte orientale del corridoio di Netzarim al centro e nell’area di Rafah a sud. Tuttavia, sono ancora in corso i preparativi per l’attuazione del piano più ampio del nuovo capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir: mobilitare diverse divisioni, tra cui molte unità di riserva, per un’offensiva terrestre su vasta scala a Gaza. Il decreto è stato approvato ma le “chiamate” dei riservisti sono ancora in stand by. Quel moto di indignazione dopo la strage del 7 ottobre nelle comunità ebraiche lungo il confine della Striscia, si è affievolito. Oggi solo il 60% dei richiamati si presenterebbe nelle caserme. Ma Zamir ha detto ai ministri che il suo piano potrebbe finalmente realizzare ciò che Israele non è riuscito a realizzare in quasi un anno e mezzo di guerra: la completa distruzione del governo e delle capacità militari di Hamas, un’Amministrazione militare per gestire la Striscia e poi espulsione dell’Onu dalla Striscia lasciando all’IDF il compito di distribuire aiuti e viveri.
L’ex capo delle IDF Herzl Halevi si era fortemente opposto a questo approccio, avvertendo che i soldati non devono essere messi in una situazione in cui vengono uccisi mentre distribuiscono farina alla popolazione civile palestinese. All’interno del ministero della Difesa, poi, è già stato creato dalla scorsa settimana un nuovo dipartimento “per preparare e facilitare il movimento dei residenti di Gaza che desiderano trasferirsi​ volontariamente in Paesi terzi”. Un Ufficio Diaspora anche per i palestinesi.