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 2025  marzo 31 Lunedì calendario

Decenza zero. L’ex talento della Juventus e una fine degna grazie solo a una colletta

Guido Ara, capitano e allenatore della leggendaria e romantica Pro Vercelli, diceva che “il calcio non è uno sport per signorine”. Ma certamente, quello di una volta, era in gran parte pure uno sport per gentiluomini, gente che non dimenticava i compagni finiti male. Come i giocatori del Grande Torino. Ha raccontato Marco Bonetto su Tuttosport, scrivendo del Museo Aldo e Dino Ballarin di Chioggia, che i granata di capitan Valentino Mazzola tante volte andarono a onorare la memoria dell’attaccante Walter Petron, morto in un bombardamento nel marzo 1945.
Oggi, invece, succede l’esatto contrario. Un ex giocatore delle giovanili della Juventus, Marileno Fusetti, nato il 23 marzo 1951 a Donada (Rovigo) e spentosi al Mauriziano di Torino il 19 febbraio scorso, è stato per quasi un mese nella camera mortuaria dell’ospedale perché nessuno versava il denaro necessario, circa 3000 euro, per pagargli il funerale.
Eppure Fusetti, un nome che sembra preso dai racconti dell’Osvaldo Soriano di Fùtbol, non è uno sconosciuto. Era stato un vero talento dei giovani bianconeri, una grande promessa del nostro calcio. Un centrocampista raffinato, hanno scritto, “capace di fare la differenza in una squadra che, tra gli altri, poteva contare anche su Roberto Bettega”. Ma la vita gli riservò molto poco. Giocò nei tornei minori con Pistoiese, Benevento (una promozione in serie C), Casoria, Saviglianese; e presto diede l’addio al pallone, agli inizi degli anni Ottanta. Vennero i tempi difficili: amori sbagliati, tanti lavori, il gioco d’azzardo, fino alla miseria e alle notti trascorse a dormire con i clochard sotto i portici di Torino.
Fusetti è morto in solitudine. Il club importante, cioè la Juventus, che spende milioni di euro nelle campagne acquisti, non si è fatto sentire, nonostante le notizie apparse sui giornali su quella povera salma in attesa del funerale. E nemmeno quelli delle categorie inferiori si sono ricordati di lui. Però, dopo un mese, come ha scritto Torino Cronaca, c’è stata una “gara di solidarietà per la vecchia gloria dimenticata”. Ha scaldato “i cuori di tantissime persone e, in breve tempo, i soldi per il funerale dell’ex calciatore sono già stati tutti trovati. Merito dei suoi vecchi compagni, che sul web (capitanati da Igor Moretti) hanno messo in piedi una raccolta fondi per pagare le esequie funebri a Fusetti. Ma il merito della riuscita della raccolta fondi, soprattutto, è di un suo vecchio compagno ai tempi delle giovanili bianconere: Carlo Ferrero, gioielliere”.
Lacerante è la storia di Marileno Fusetti, che cercava di diventare una stella sui campi di calcio e non ottenne che polvere. E disgustoso è questo mondo dello sport, del pallone, fatto soltanto di soldi. Non è la prima volta che capita una cosa del genere. Anche un calciatore ben più famoso di Fusetti, il grande Carletto Parola, campione e quindi allenatore della Juventus, ai primi del Duemila morì dopo aver trascorso gli ultimi anni in estrema povertà. Lo avevano aiutato solo Giampiero Boniperti, non più al timone della Juve, e l’ex portiere Giovanni Viola. Erano gli unici a non aver dimenticato che il calcio, oltre che uno sport non per signorine, per loro due era stato uno sport per gentiluomini.