il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2025
Da che pulpito. Troppi soldi ai calciatori? Ahi ahi ahi don Kalle, guarda in casa tua!
Prima l’UEFA di Ceferin che dopo essersi inventata la Nations League per andare a occupare, con un torneo per nazionali, gli anni vuoti – quelli dispari – cui eravamo abituati tra Campionati del Mondo e Campionati Europei, cambia format alla Champions League portandola da 32 a 36 squadre e aumentando il numero delle partite da 144 a 203; poi la FIFA di Infantino che inventa di sana pianta un nuovo torneo, il Mondiale per club a 32 squadre, della durata di un mese, da giocare ogni quattro anni tra giugno e luglio; e che progetta di cambiare format al Mondiale per Nazionali che ha appena ampliato portandolo a 48 squadre (la prima edizione sarà nel 2026 negli USA) allargando il numero dei Paesi partecipanti addirittura a 64. Della piaga dell’inflazione di partite che oltre a porre il problema della salute dei calciatori sta cominciando ad allontanare, causa effetto indigestione, molti appassionati di calcio, si dibatte ormai da tempo e non solo in Italia: peccato lo si faccia con un’approssimazione e una superficialità a volte scoraggianti.
Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista di una pagina a Karl-Heinz Rummenigge, l’ex fuoriclasse di Bayern e Inter oggi dirigente del club di Monaco. “Calciatori esagerati, prendono troppi soldi”, ammoniva Kalle fin dal titolo. “Poi si lamentano se giocano tanto. Via al salary cap, sennò si va a sbattere”, rincarava la dose nel catenaccio. Le parole di Rummenigge, che oltre a essere stato Ceo del Bayern ha ricoperto a lungo la carica di presidente dell’ECA, l’associazione dei club di calcio europei, e che non è quindi l’ultimo arrivato, non sono passate inosservate e hanno fatto discutere; in particolare il j’accuse rivolto ai giocatori. “Credo che i giocatori si siano messi in trappola da soli chiedendo sempre più soldi. Quei soldi in un modo o in un altro devono essere guadagnati dalle società, facendo più partite, che sono richieste dal mercato tv… La chiave è il salary cap, il tetto salariale”. E bravo Rummenigge, hanno detto e scritto tutti, è ora di finirla con gli insostenibili stipendi che i club corrispondono ai calciatori. Di questo passo dove andremo a finire? Tutto vero. E non sarò certo io a dire che non si debba mettere un freno a tanta insensatezza. E tuttavia l’intemerata di Rummenigge lascia, come dire, un po’ interdetti: perchè non tutti lo sanno ma il Bayern Monaco, il club che annovera ancora oggi Kalle nel suo consiglio direttivo, è in assoluto la società che paga ai calciatori gli stipendi più alti in Europa e nel mondo. Più alti anche di quelli del Real Madrid che pure ha a libro paga Mbappè, il calciatore più pagato al mondo dopo Ronaldo, e stelle di prima grandezza coma Vinicius e Bellingham. Per pagare gli stipendi dei suoi giocatori il Bayern destina infatti 278 milioni lordi, il Real Madrid 273. Seguono poi i due Manchester (City 241, United 221), il PSG (209), l’Arsenal (205) e il Chelsea (204). Al 10° posto troviamo il primo club italiano, l’Inter, con 142 milioni lordi. Al 15° c’è la Juventus (114), al 19° il Milan (97).
Ora, è vero che il Bayern è un club modello in quanto a gestione sia sportiva che economico-finanziaria: da 30 anni chiude i bilanci in positivo e dunque può permettersi di pagare ai suoi giocatori gli stipendi che vuole. Ma se questo è il pulpito da cui arriva la predica sui troppi soldi che le società dirottano nelle tasche dei calciatori, beh, forse don Kalle Rummenigge parroco di Baviera non è il più adatto a tenere il sermone.
Niente di grave comunque. Ego te absolvo a peccatis tuis…