Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Il caso Orlandi e il «maschilismo» nelle indagini. Parla un’ex funzionaria di polizia: «Noi donne non eravamo considerate»

«Le donne in polizia all’epoca non erano molto considerate...» Inedito fuoriprogramma, in una sede istituzionale, sul maschilismo imperante nella pubblica amministrazione e ai vertici delle forze dell’ordine nell’ultimo scorcio del secolo scorso. È stata un’investigatrice di lungo corso, oggi in pensione dopo una brillante carriera nella polizia di Stato e nei servizi segreti (Sismi), ad accendere il faro-misoginia durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Orlandi-Gregori. Maria Vozzi, 83 anni, nel ruolo di funzionaria della Squadra Mobile di Roma partecipò in varie fasi alle indagini sulla scomparsa di Emanuela e Mirella, aperte nel giugno 1983 agli ordini di Nicola Cavaliere, il capo della sezione Omicidi ascoltato la scorsa settimana (qui le rivelazioni del super-poliziotto).  Nel suo intervento alla Bicamerale, durato circa un’ora, la dottoressa Vozzi non ha usato perifrasi: «Non ricordo quasi nulla del caso di Emanuela – ha detto – anche perché le donne all’epoca non erano molto considerate nella polizia, per cui tante cose non le venivano a dire a me». Erano i primissimi tempi di attuazione della riforma della polizia varata nel 1981, che aveva ridisegnato e ammodernato la pubblica sicurezza in Italia, ma evidentemente i nuovi principi non erano ancora assimilati nella pratica quotidiana.
«Fui coinvolta per interrogare una ragazzina»
Tra i pochi ricordi nitidi della funzionaria, c’è una missione in provincia di Reggio Calabria con Cavaliere il 10 luglio 1983 per ascoltare un’amica di Emanuela Orlandi, Daniela Marzari. «È stato un viaggio piuttosto duro – ha detto Maria Vozzi nel suo intervento a Palazzo San Macuto – Siamo partiti e tornati, abbiamo sentito un’amica sua. Ma non servì molto all’indagine. Io sono stata interessata in quanto era proprio una ragazza, qualcuno l’aveva indicata, ma come fosse uscita fuori dalle indagini come testimone non lo so». Vozzi ha inoltre ricordato di aver partecipato alla «verbalizzazione».
«Emanuela? Forse strangolata....»
Quanto alla vicenda Orlandi-Gregori nel suo complesso, più congetture che riscontri. «La mia idea su Emanuela? Non ricordando bene tutto, non saprei cosa dire. Può essere che è rimasta vittima di qualche mascalzone – ha azzardato un’ipotesi la testimone – come succede purtroppo tuttora». Vittima in che senso? «Rapita, strangolata... Qualsiasi cosa», ha aggiunto, salvo precisare di parlare in «linea generale»: «Quello che può succedere anche a oggi a una persona che si fida di una persona magari conosciuta la sera prima». Infine, a chi le ha chiesto una riflessione sul fatto che del caso Orlandi all’epoca parlò pubblicamente anche Giovanni Paolo II, Maria Vozzi ha replicato: «La scomparsa di una ragazzina era una cosa che faceva risonanza e anche il Papa si è sentito in dovere».
I prossimi appuntamenti
Audizione interlocutoria, dunque, in attesa che si entri nel vivo con l’interrogatorio di Marco Accetti, l’uomo che ha dato prova di essere stato sulla scena del doppio sequestro e che la commissione ha intenzione di convocare a breve, con domande «chiuse», che restringano la risposta a un «sì» o un «no». A tal proposito, dovrebbe essere sentito anche il perito fonico Marco Arcuri, autore dell’ultima consulenza che ha dimostrato la corrispondenza tra la voce del reo confesso (qui disponibile l’audio) e quella del cosiddetto «Americano», autore della telefonate alla famiglia e in Vaticano, forse lo stesso intercettato dalla polizia in via Merulana, come di recente rivelato da «Nick» Cavaliere.