corriere.it, 26 marzo 2025
Valori tradizionali e abusi sui figli: il caso delle mamme mormoni influencer e una legge per salvare i minori «star social» involontari
Prima la dichiarazione d’intenti (e d’amore), poi il menù: «Le cose possono diventare folli con sei bambini attivi, ma possiamo trovare la vera gioia nel viaggio se ci amiamo e ci sosteniamo a vicenda. Benvenuti a Eight Passengers! Cercate i nostri nuovi video ogni martedì fino a domenica, con occasionali video bonus il lunedì». Apre ancora così il canale Youtube di Ruby Franke – o meglio, una sua copia -, una volta capace di 2,5 milioni di iscritti, avidi dei racconti quotidiani di una famiglia mormone con 6 figli e due genitori sempre sorridenti, con ruoli ben definiti e capaci di elargire una sana educazione basata su valori e rispetto. Tutto questo fino al 2020, quando in un video uno dei figli della Franke disse che era stato costretto a dormire per 7 mesi in cantina su una poltrona a sacco. Da lì in avanti il crollo verticale.
I dubbi dei follower, una campagna su Change.org. Nel 2022 la separazione dal marito Kevin, la chiusura del canale, quindi la fuga dalla casa da milionari nello Utah di uno dei figli, rifugiato dai vicini a chiedere cibo e aiuto: aveva ferite e i segni del nastro adesivo con cui era legato a polsi e caviglie. Il velo si era alzato su un incubo: nel 2023 l’arresto, con la compagna di business, la terapista Jodi Hildebrandt, e il ritrovamento in uno sgabuzzino di un altro figlio in condizioni di malnutrizione, traumatizzato, incapace di parlare. Una storia terrificante: ai sei figli venivano regolarmente negati cibo e acqua, venivano picchiati e costretti a fare lavori pesanti, a piedi nudi sotto il sole. Il pubblico ministero, nel corso del processo che l’anno scorso ha portato la Franke a essere sottoposta a quattro pene da 1 a 15 anni di carcere per abuso di minori, spiegava come la donna «sembrava credere fermamente che gli abusi che infliggeva fossero necessari per insegnare ai bambini come pentirsi correttamente per i presunti peccati e scacciare gli spiriti maligni dai loro corpi». Delirio religioso misto alla necessità di «attori» ben addestrati per il proprio business da influencer. Nei giorni in cui su Disney+ va in onda la docu-serie «Devil in the Family: The Fall of Ruby Franke», il governatore dello Utah – spinto proprio dalla famiglia Franke, marito e figli – è pronto a varare una legge destinata a proteggere i bambini «star di Internet». Così come accade per la tv. Lo scrive il Wall Street Journal, che spiega – con le parole dello stesso Kevin Franke – come «lo sfruttamento dei minori è dilagante tra i creatori di contenuti per famiglie sui social media oggi. Questa industria sfruttatrice della creazione di contenuti per famiglie è un’industria da miliardi di dollari all’anno che coinvolge numerosi attori e l’unico modo significativo per combatterla è attraverso la legge».
Il business, tra pubblicità e sponsorizzazioni, è a livello appunto miliardario, così come il numero di visualizzazioni dei contenuti. Come detto, magnetici per il pubblico americano ma non solo: la vita delle famiglie mormoni, resa pubblica attraverso i social con bambini educati e sorridenti, mariti scrupolosi e duri lavoratori, mogli bellissime e morigerate, tutte casa e famiglia, rappresentano un’attrattiva evidentemente irresistibile. Un reality. Quello che per esempio mette in scena Hannah Neeleman, ex ballerina e Mrs America ’23, 8 figli e un marito, Daniel, (apparentemente) agricoltore da copertina (ma in realtà figlio del miliardario David, fondatore di alcune compagnie aeree), a favore dei suoi 10 milioni di follower su Instagram. Anche qui qualche dubbio, dopo l’intervista al Sunday Times, sulle pressioni da parte del buon Daniel verso la moglie, gallina dalle uova d’oro (grazie anche al business creato con il marchio Ballerina Farm).
Il «meta-reality» è invece in onda sempre su Disney+ con la serie dal titolo pruriginoso «La vita segreta delle mogli mormoni», con la seconda stagione in arrivo in questi giorni: in scena mamme influencer mormoni su TikTok, i loro balletti di gruppo e scandali, tutti ingredienti che hanno dato vita all’hashtag-movimento #MomTok (7,2 milioni di video). Quello che The Atlantic definiva – (forse) con una certa dose di ironia – «l’apoteosi della femminilità del XXI secolo». È il movimento delle «trad-wife», non proprio progressista, che inneggia a mogli capaci – con felicità e dedizione – di abbracciare il tradizionale ruolo di genere: casa, figli, risparmio e tanto amore disinteressato. O quasi.
Il racconto della schiavitù in nome del successo l’ha scritto Shari Franke, la figlia più grande dei Franke, ora 21enne, che a inizio gennaio ha pubblicato il suo libro di memorie «The House of My Mother: A Daughter’s Quest for Freedom», letteralmente «La casa di mia madre: la ricerca della libertà di una figlia». Shari è stata chiamata a testimoniare la sua esperienza davanti al comitato del Senato dello Utah che stava lavorando alla nuova legge. Che di fatto imporrà ai genitori che guadagnano più di 150 mila dollari all’anno dai social media di accantonare una quota in un fondo fiduciario per i loro figli e apre al diritto per i bambini, una volta compiuti i 18 anni, di intraprendere un’azione legale per rimuovere i contenuti che li rappresentano. Ma, come racconta il Wsj, Shari Franke ritiene che si debba proprio arrivare a porre fine alla moda dei «family vlogging», i video-diari di famiglia popolari anche da noi, dove la reale volontà dei più piccoli a essere protagonisti di uno show non è mai del tutto definibile.
P.s.
Interessante la chiusura del Wall Street Journal, che finisce di dipingere il ritratto di influencer avidi con un ultimo tratto: «Diverse influencer mamme dello Utah non hanno risposto alla richiesta di un commento. Una rappresentante di loro ha chiesto se sarebbe stata compensata per l’intervista, dicendo che stava «concentrando i suoi sforzi su partnership a tariffa fissa in questo momento». Il Journal «non compensa per le interviste».