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 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Le sette online dei celibi involontari dove cresce l’odio contro le donne

Su Telegram, in una delle molte chat room chiuse – rigorosamente inibite alle donne – si riconoscono nella foto profilo di Filippo Turetta, l’assassino di Giulia Cecchettin, o nel nome della community “Forum dei brutti”.
Sono i cosiddetti Incel, i “celibi involontari” che attribuiscono all’universo femminile la colpa di non riuscire ad avere dei legami affettivi o sessuali con le donne. Il fenomeno degli involuntary celibates è tornato al centro del dibattito con la serie Netflix Adolescence in cui Jamie, un tredicenne britannico dei sobborghi londinesi, uccide una coetanea poiché influenzato da una subcultura maschilista della rete.
Gli Incel si ritrovano infatti in spazi virtuali chiamati “manosfera”, dove è possibile condividere teorie di mascolinità tossica in risposta a quello che reputano un femminismo predominante ed escludente. Sono giovani o giovanissimi, teenager in molti casi, eterosessuali e maschi. Spesso non hanno mai avuto relazioni affettive o sessuali. E il senso di frustrazione li spinge a cercare online esperienze analoghe e “consigli per l’uso”, salvo poi imbattersi in gruppi di uomini che letteralmente odiano le donne.
Le origini del fenomeno vanno rintracciate negli Stati Uniti, all’inizio degli anni duemila. Da lì la diffusione in Europa, Italia inclusa, trovando terreno fertile nel senso di inadeguatezza di molti uomini e nell’opposizione sempre più accentuata alle teorie woke.
Secondo uno studio della Commissione Europea datato 2021, l’Italia occuperebbe il quarto posto in Europa per numero di individui appartenenti a queste comunità dopo Germania, Regno Unito e Svezia. Anche se è difficile quantificare con precisione il numero di Incel a livello globale, si tratta di un fenomeno non trascurabile, oltre che dai risvolti pericolosi. Nel 2017, una delle chat room più frequentate sul social Reddit contava circa 40.000 iscritti: «In essa venivano veicolati contenuti violenti e inneggianti allo stupro», spiega Alessandro Gandini, professore di Sociologia culturale alla Statale di Milano. Contenuti ritenuti responsabili della radicalizzazione di alcuni membri di queste comunità. In passato, non a caso, individui legati a ideologie Incel hanno commesso atti di violenza: come Elliot Rodger, autore del massacro di Isla Vista del 2014, in California.
«La chiusura di alcuni di questi forum – prosegue Gandini – non ha scalfito la militanza Incel. Anzi. Si sono creati nuovi spazi in cui rivendicare le proprie idee. Molti utilizzano Telegram, in cui è più facile veicolare contenuti. Ma soprattutto, dove è diffuso un senso di impunità».
Tra queste teorie c’è quella dell’80/20: cioè che l’80% delle donne sia attratta dal 20% degli uomini e che «il motivo delle interazioni femminili con l’altro sesso siano di tipo transattivo: scelgono un uomo per lo status sociale o economico». Secondo Gandini «dietro a questo fenomeno c’è una spiccata tendenza all’oggettificazione della donna, da asservire alle proprie volontà, che prende spunto dalla pornografia, dove molto spesso la donna ha una posizione di subalternità. Ed è una teoria accolta da molti giovani la cui alfabetizzazione sessuale avviene proprio attraverso la pornografia». Esistono anche delle specificità nazionali: in Italia, ad esempio, uno dei sottogruppi Incel è quello del revenge porn, ovvero la diffusione di foto e video intimi senza consenso.
Anche l’uso di un linguaggio in codice funge da aggregatore culturale: in particolare l’utilizzo di emoticon ed emoji. Come racconta bene Adolescence, i messaggi al di fuori dei gruppi chiusi vengono veicolati attraverso i simboli. Ad esempio: la pillola rossa, ispirata a quella del film Matrix, nello spazio della “manosfera” significa scoprire la verità nascosta sulle dinamiche sociali e di genere. Secondo questa visione, il mondo sarebbe dominato da falsità che favoriscono le donne e ingannano gli uomini. La pillola blu, al contrario, rappresenta le persone illuse, che credono nelle narrazioni mainstream sull’uguaglianza tra i sessi. «Cadere vittime di questa retorica – conclude Gandini – è facile se ci si sente in difficoltà nel contesto sociale». E se è diffusa la condivisione online di queste teorie, «non è da escludere che esistano gruppi che si riuniscono dal vivo. Ma per molti è più facile nascondersi dietro a uno schermo».