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 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Dazi, la Lega mette all’angolo Lollobrigida. Candiani: “Il dialogo? L’Ue ci vuole fregare”

ROMA. Quando Matteo Salvini arriva alla Camera, nel primo pomeriggio, con i cronisti si mostra più schivo del solito. «Niente domande su fantasiosi retroscena», è tutto quel che dice, prima di districarsi tra una conferenza stampa e il question time in Aula.
Raccontano che poche ore prima, a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni abbia chiesto a lui ed Antonio Tajani di non litigare in pubblico chiarendo che la linea di politica estera del governo, dazi compresi, la definisce la premier insieme al ministro degli Esteri: «Basta attacchi a Bruxelles, basta parole violente contro altri Capi di Stato europei», avrebbe detto all’alleato leghista. La versione è stata poi smentita da una nota dello staff della premier ma tant’è: l’arena è infuocata.
Di fatto, pare che il leader della Lega voglia abbassare i toni, ma, se così è, fa appena in tempo a comunicare il cambio di passo ai vertici del partito. Le sue truppe parlamentari, invece, per buona parte della giornata continuano a muoversi come sempre e martellano senza sosta Bruxelles. Si crea così un bizzarro effetto, in cui le parole e gli atteggiamenti dei dirigenti leghisti trovano una eco con un senso opposto nelle dichiarazioni del corpaccione parlamentare. Da una parte il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, parlando con La Stampa, si sforza di dirsi «fiducioso del dialogo europeo con gli Stati Uniti. Chiunque cerchi il dialogo ha sempre la mia fiducia».
Al deputato Stefano Candiani, che dieci minuti più tardi si trova alla buvette di Montecitorio, va quasi di traverso il caffè: «Dialogo europeo? Vaff...!». Candiani articola meglio il concetto: «Tutti a sinistra mi parlano dell’Unione europea e mi dicono che dovremmo essere uniti per proteggere l’Europa dai dazi americani, però quando c’è da parlare del sistema fiscale unico europeo, ogni Paese si fa gli affari suoi». La cosa non gli va giù: «Mi fa specie che a sinistra parlino della difesa del manifesto di Ventotene e non si rendano conto che l’atteggiamento dell’Europa avuto finora è contrario proprio a quel che c’è scritto in quel manifesto».
Il dialogo tra Europa e Usa sui dazi, per Candiani, non può nemmeno essere considerato come un primo passo positivo, perché «sarebbe un discorso per prenderla nel c...», fa notare. Un pensiero che, anche stavolta, vorrebbe declinare con più precisione.
Punta allora lo sguardo verso il soffitto, come per afferrare un ricordo che gli sta sfuggendo: «Com’era quello sketch di Gigi Proietti… quello in cui fa l’avvocato alla scrivania con il suo cliente? Ah sì! L’avvocato dice: “Qua ce li inc..., qua ti si inc..., qua ce li inc..., qua ti si inc...”. E il cliente: “Scusi, avvocato, ma com’è che quando ce li inc... siamo sempre in due, ma a prenderla in c... sono sempre da solo?” Ecco, questo accade in Europa».
Intorno a lui, invece, i big del partito si cuciono la bocca. Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, glissa ogni domanda sui dazi: «Non ho letto i giornali e comunque preferisco parlare del bel sole che c’è a Roma», dice affrettando il passo. Il vicesegretario della Lega, Claudio Durigon, intercettato nei corridoi di Montecitorio fa spallucce: «Della questione dazi non parlo, e poi non ne so nulla».
E pensare che solo pochi giorni fa Salvini si diceva fiero dello spirito della Lega: «Diciamo quello che gli altri non hanno il coraggio di dire». Ora quella spavalderia è rimasta solo ai parlamentari, ignari o indifferenti ai toni delle ultime ore. Il deputato veneto Gianangelo Bof, infatti, mantiene la linea di sempre. Ha appena finito di confrontarsi con un produttore di prosecco del suo territorio «ed era preoccupato, ma gli ho detto che dobbiamo aspettare di capire quali beni verranno colpiti. I dazi possono essere migliori di altre soluzioni che potrebbero prendere a Washington, come la svalutazione del dollaro, perché almeno possiamo contrattare». E più che fiducia nell’Europa, Bof ha «fiducia nell’approccio manageriale di Trump, che usa questa leva per arrivare al migliore accordo possibile e a noi dà la possibilità di negoziare, anche con accordi bilaterali».
È piuttosto chiaro che nell’ala dura della Lega ci sia – lo testimonia ancora una volta Candiani – «zero fiducia» nel commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic, volato a Washington martedì. Invece «è legittimo – rivendica – che l’Italia porti avanti posizioni nel proprio interesse con accordi bilaterali. Banalmente, gli olandesi non hanno vino da difendere, noi sì».
Poco male se si rischia un nuovo scontro con Forza Italia e FdI, che invece sui dazi esprimono il loro sostegno a Sefcovic, come ribadito ieri da Tajani e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in un’intervista su questo giornale. In fondo, le dichiarazioni al veleno degli ultimi giorni seguono una semplice logica politica: «Quando non ci sono scadenze elettorali importanti, ognuno cerca di motivare il proprio elettorato di riferimento con delle posizioni riconoscibili». Che sia Ventotene o un vaffa.