lastampa.it, 27 marzo 2025
Dazi, rischio boomerang per Tesla: “Saliranno i prezzi dei ricambi”
I dazi di Donald Trump sul settore automobilistico scuotono il mondo e non risparmiano scosse nemmeno in seno alla Casa Bianca. In particolare, ad Elon Musk secondo cui le tariffe aggiuntive sulle automobili avranno un impatto “significativo” sui costi di produzione delle sue Tesla. “Per essere chiari, questo inciderà sul prezzo dei pezzi di ricambio per auto Tesla che provengono da altri paesi. L’impatto sui costi non è insignificante”, scrive sul suo social X l’alleato di ferro del presidente americano, nonché l’uomo più ricco al mondo, nonché capo del Department of Government Efficiency (Doge), l’ente che si occupa della “spending review” federale.
Ieri Trump ha annunciato il varo di dazi del 25% sulle auto importate, ovvero prodotte al di fuori degli Stati Uniti. Questo vuol dire che i modelli di veicoli di tutte le case automobilistiche, anche non americane, prodotti all’interno dal Paese non saranno soggetti a nuova tassazione. Si tratta di misure “permanenti” che entreranno in vigore il prossimo 2 aprile, soprannominato dall’inquilino della Casa Bianca “Liberation Day” la liberazione dalle catene del commercio globale.
È “cruciale” per i grandi costruttori automobilistici americani che i dazi doganali imposti da Donald Trump non facciano “aumentare i prezzi per i consumatori”, è la replica di Ford, GM e Stellantis affidata a un comunicato dell’associazione professionale dei costruttori americani (AAPC). I tre principali gruppi di settore continueranno a lavorare con il governo Usa per sviluppare “politiche sostenibili che aiutino gli americani”, ma chiedono che venga preservata la “competitività” della produzione automobilistica “nordamericana”, che include anche Canada e Messico. Le nuove barriere commerciali saldano invece il rapporto tra Trump e i sindacati di settore come United Automobile Workers che ha approvato la decisione del presidente Usa. “Segnala un ritorno a politiche che danno priorità ai lavoratori che costruiscono questo Paese, piuttosto che all’avidità di aziende spietate”, spiega la principale associazione di categoria Usa. Shawn Fain, il presidente del potente sindacato che si era schierato al fianco di Kamala Harris in campagna elettorale, dice che l’amministrazione Trump ha fatto la storia con le azioni di oggi” ma ha anche messo in guardia contro qualsiasi tentativo da parte dell’amministrazione di “indebolire i diritti dei lavoratori, tagliare i benefici della previdenza sociale o Medicare e Medicaid”.
Al di fuori degli Usa, il Giappone parla di misura “estremamente spiacevole” che potrebbe avere un “grande impatto sui legami economici bilaterali, sull’economia globale e sul sistema commerciale multilaterale”. Il premier nipponico Shigeru Ishiba avverte inoltre che Tokyo sta considerando “tutte le opzioni disponibili”. “Non possiamo restare fermi credendo che solo loro abbiano ragione e che solo loro possano tassare altri prodotti – tuona il presidente Luiz Inacio Lula da Silva -. Saranno prese misure adeguare nell’ottica di un esito positivo per il nostro Paese”. Capitolo a parte merita il confronto con la Cina che riguarda contenziosi su una vasta gamma di dazi nell’ambito di una vera e propria guerra commerciale tra le due sponde del Pacifico. Gli Stati Uniti stanno usando il fentanyl come “scusa per aumentare le tariffe, il che trasformerà solo un elemento di potenziale cooperazione in un altro punto di attrito”, mette in guardia l’ambasciatore cinese a Washington, Xie Feng. Pechino intanto rigetta l’offerta di Trump di concessioni sul fronte dei dazi in cambio del via libera del Dragone alla vendita di TikTok. È quanto dice il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, secondo cui “i nuovi dazi Usa sulle auto importate violano le regole dell’Organizzazione del commercio (Wto) e minacciano il sistema del commercio basato sulle regole”.
Possibilista è invece il ministro agli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, che ha definito i negoziati sulle tariffe commerciali in corso a Delhi con la delegazione del governo a stelle e strisce “aperte e approfondite”. Jaishankar si è detto certo che i negoziatori otterranno il miglior accordo possibile: “C’è preoccupazione, ma non voglio giudicare in anticipo i risultati, aspettiamo di vedere cosa succederà, e se saremo capaci di comprenderci con gli Stati Uniti”. L’inquilino della Casa Bianca gioca invece d’anticipo con Canada ed Unione Europea, minacciando di imporre ulteriori dazi doganali se riterrà che Ottawa e Bruxelles stiano coordinando le loro azioni a scapito degli Usa. “Se l’Ue collabora con il Canada per danneggiare economicamente gli Stati Uniti, verranno imposte misure su larga scala ben più pronunciate di quelle attualmente previste – scrive Trump sul suo social network Truth -, così da proteggere il miglior amico che entrambi questi Paesi abbiano mai avuto!”.