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 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Stipendi scuola, ecco gli aumenti: per i prof 150 euro in più, 130 al personale Ata. Agli Enti di ricerca 211 euro

I conteggi sono atterrati ieri sul tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto del comparto istruzione. Gli aumenti calcolati dall’Aran, l’Agenzia che tratta per il governo con i sindacati, vanno dai 142 euro lordi mensili per i dipendenti delle Università, ai 211 euro degli Enti di Ricerca. Per gli insegnanti, invece, l’aumento medio lordo mensile sarà di 150 euro. Per il settore Afam, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica, la cifra messa sul tavolo per il prossimo contratto è di 174 euro. Mentre per il personale Ata, ossia il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, l’aumento medio mensile lordo sarà di 130 euro.
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Nell’istruzione c’è la platea più numerosa dei dipendenti pubblici, quasi 1,3 milioni di persone su un totale di 3,2 milioni. «La ripresa del negoziato», spiega il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, «rappresenta un passo significativo per garantire un adeguato riconoscimento economico e professionale ai lavoratori del comparto istruzione e ricerca. Siamo consapevoli», prosegue il presidente dell’Aran, «dell’importanza di giungere a un accordo soddisfacente che valorizzi il personale e risponda alle esigenze di un settore complesso e articolato». L’incontro di ieri è stato un passo avanti, ma il prossimo tavolo è stato convocato per la fine del prossimo mese. Perché così lontano? Perché in mezzo, a metà aprile, ci sono le elezioni delle Rsu, le rappresentanze sindacali nelle amministrazioni pubbliche. La competizione elettorale in questa tornata si sta dimostrando particolarmente aspra. Cgil e Uil non hanno firmato il contratto per le Funzioni centrali del 2022-2024, l’unico andato in porto fino a questo momento, chiedendo più risorse. Inoltre hanno di fatto bloccato anche i negoziati per gli accordi nella Sanità (circa 600 mila dipendenti) e negli Enti locali (oltre 400 mila dipendenti).

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LA POSIZIONE
Una posizione che ha irritato molto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che è arrivato a minacciare di procedere “per legge” agli aumenti di stipendio per i dipendenti di questi comparti. L’istruzione, tuttavia, avrebbe delle possibilità maggiori di arrivare a conclusione. Cgil e Uil, che ieri hanno chiesto come sempre più risorse, non rappresentano la maggioranza assoluta dei dipendenti, ma si fermano insieme al 42 per cento. Nelle settimane scorse l’Aran ha provato a fare una sorta di operazione “verità” sugli aumenti nel pubblico impiego. Per il contratto 2022-2024, per l’istruzione l’aumentogarantito dalle risorse stanziate è del 6 per cento come per tutti gli altri comparti. Di queste risorse l’aumento del 5,83 per cento sono destinate alla contrattazione e lo 0,17 per cento arriva da altre disposizioni legislative. Per la scuola tuttavia, a differenza di quanto avvenuto per le Funzioni centrali, non ci sono grandi stanziamenti al di fuori di quelli ordinari per il contratto.
Ma come per gli altri comparti, il governo ha già messo da parte le risorse necessarie anche al rinnovo del prossimo contratto, quello che copre il periodo che va dal 2025 al 2027. Considerando l’intero periodo che va dal 2019 al 2027, il totale delle risorse stanziate per il comparto dell’istruzione è di 9,1 miliardi di euro, che equivale ad un aumento complessivo del 16,47 per cento, vale a dire un incremento medio mensile per le retribuzioni dell’intero comparto di circa 400 euro al mese. Ma in questo conto ci sono sia gli aumenti della trattativa in corso per il 2022-2024 che quelli della prossima tornata del 2025-2027, il cui avvio è ancora lontano.