Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Affitti alle stelle e case che crollano: la crisi abitativa dei Campi Flegrei minaccia le famiglie sfollate

La situazione abitativa, nelle zone flegree e in altre aree colpite dal bradisismo, rende difficile l’accesso a soluzioni stabili. Secondo i dati forniti dal Centro operativo comunale (Coc) di Pozzuoli, sono 151 le persone che hanno optato per una sistemazione autonoma. Il contributo previsto – per i cittadini destinatari di ordinanza di sgombero per inagibilità parziale o totale dell’edificio – è erogato mensilmente dal Comune. In base alla composizione del nucleo familiare varia da un minimo di 400 a un massimo di 1.200 euro al mese. Per il momento il decreto indica che il contributo sarà erogato per i prossimi 6 mesi. Ma la crescente speculazione sugli affitti rende il contributo statale, per la sistemazione, del tutto carente. A confermare questa escalation è anche un report di Immobiliare, che evidenzia a febbraio un’impennata dei prezzi del 17,62% rispetto allo stesso mese del 2024.
Un doppio colpo che minaccia non solo il presente ma anche il futuro di una popolazione già fragile, intrappolata tra un escalation crescente sui prezzi degli affitti e l’incertezza strutturale delle proprie case. Secondo il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, dei 442 milioni di euro previsti per l’edilizia pubblica, «200 vengono imputati alla quota Fsc già spettante alla Regione Campania, cioè si stanziano risorse sottraendole da fondi già destinati ai nostri territori. I 20 milioni per l’edilizia privata, poi, sono inadeguati».
Monteruscello: il quartiere dormitorio
Ad aggiungersi ad una situazione critica sono i supporti temporanei tramite alberghi, che spesso non riescono a rispondere alle necessità: «Pur essendo un sollievo temporaneo, Federalberghi (che ha accordi con le istituzioni locali), non è sempre in grado di offrire servizi adeguati. Ci sono stati molti casi in cui è stata rifiutata l’ospitalità a famiglie con particolari intolleranze alimentari o con animali domestici» ci dice Andrea Ponticelli (Potere al popolo) – attivo nel comitato degli abitanti di Monterusciello.
Tra gli hub che accolgono gli sfollati, quello di riferimento è sicuramente il PalaTrincone, palazzetto dello sport di Monterusciello. Un quartiere che avrebbe dovuto rappresentare la soluzione alla crisi bradisismica degli anni ’80. Oggi è simbolo di un fallimento gestionale. «Le case fabbricate, costruite più di 40 anni fa con prefabbricazione pesante, sono ormai in totale decadenza, con infiltrazioni d’acqua e strutture che rischiano di crollare» prosegue Ponticelli. La realizzazione, negli anni ’80 di alleggerire il peso demografico del centro storico di Pozzuoli verso le periferie, è una visione che non è mia stata realizzata. Oggi, Monterusciello è un quartiere dormitorio, privo di spazi di aggregazione e di socialità «l’unico spazio d’aggregazione è il palaTrincone ma che vive una conversione in hub per accogliere gli sfollati». Il fenomeno rischia di trasformare la zona in una polveriera sociale: le famiglie della periferia non solo si ritrovano in prefabbricati datati e in condizioni precarie, ma anche con un aumento degli affitti ingiustificato.
Un futuro incerto
Il rialzo degli affitti non è l’unica minaccia che incombe su queste comunità. Come avverte Ponticelli, la mancanza di un piano di intervento sismico adeguato rende il futuro incerto: seppur le scosse bradisismiche non siano particolarmente forti in alcune aree, come Monteruscello, non c’è un vero piano di prevenzione che possa affrontare l’imminente intensificazione del fenomeno.
In definitiva, la crisi abitativa legata all’emergenza bradisismica è un problema che non può essere risolto semplicemente con contributi temporanei. È necessario un piano complessivo che coinvolga le istituzioni, il settore privato e le comunità locali per ricostruire un tessuto sociale e abitativo che non solo risponda alle esigenze immediate, ma che possa garantire anche una stabilità a lungo termine. Senza un controllo sugli affitti e senza investimenti concreti nella ricostruzione, la situazione rischia di diventare una bomba sociale destinata a esplodere.
La proposta del presidente della provincia di Avellino
Per dare una risposta coordinata alla crisi il presidente provinciale di Avellino Rizieri Buonopane suggerisce di avviare un censimento delle strutture pubbliche e private. «La politica deve agire ora, prima che la situazione degeneri», sostiene. La sua idea è che le zone interne della Campania, come Avellino e Benevento, potrebbero diventare risorse vitali per ospitare le famiglie sfollate, evitando che si concentrino tutte nelle aree già sovraffollate del napoletano. «In provincia di Avellino conosciamo bene l’angoscia e la paura di un terremoto. Credo sia un senso di responsabilità, un compito che spetta alla politica e all’amministrazione occuparsene. Corre organizzarsi e spetta a tutti noi».