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 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Fisco, 22,3 milioni di contribuenti hanno debiti: quasi 8 su dieci sono recidivi

I contribuenti con debiti residui da riscuotere, senza considerare eventuali coobbligati, sono circa 22,3 milioni, di cui circa 3,5 milioni persone giuridiche, e i restanti 18,8 milioni persone fisiche, di cui 2,9 milioni con un’attività economica. A riferirlo è stato il direttore dell’agenzia delle Entrate e agenzia delle Entrate Riscossione Vincenzo Carbone in audizione in commissione Finanze al Senato. Un’audizione nel corso della quale è emerso il problema della recidività dei soggetti che presentano carichi iscritti a ruolo.
Il 77% ha iscrizioni a ruolo nei tre anni precedenti
Carbone ha evidenziato che «dei circa 10 milioni di contribuenti destinatari ogni anno di cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi, oltre il 77% risulta avere già avuto iscrizioni a ruolo nei 3 anni precedenti, con evidente recidiva sin dalla fase antecedente alla consegna del carico all’agente della riscossione». Mentre il 60% è stato iscritto a ruolo in almeno 10 anni differenti.
L’87% del magazzino riguarda 1,32 milioni di contribuenti
Circa l’87% del valore del magazzino (ossia gli importi non riscossi) che a fine gennaio ammontava a 1.279 miliardi è, infatti, riferibile a 1,32 milioni di contribuenti con debiti residui superiori a 100 mila euro (in buona sostanza meno del 6% dei contribuenti ha un debito complessivo superiore a 100 mila euro). E circa il 43% dei 22,3 milioni di contribuenti presenta debiti residui inferiori a 1.000 euro, pari allo 0,2% del carico residuo complessivo.
Il tasso di pagamento scende con il passare del tempo
Solo il 20% degli atti notificati annualmente viene regolarizzato nel periodo immediatamente successivo alla notifica, mentre un ulteriore 25% trova definizione nei successivi 4/5 anni, solo dopo l’avvio di procedure di recupero, ovvero a seguito di rateizzazione. Oltre il quinto anno successivo alla notifica gli atti che vengono regolarizzati assumono percentuali decrescenti e marginali.
Dalla rottamazione quater riscossi 12,2 miliardi
Carbone ha fornito anche un bilancio delle ultime edizioni delle definizioni agevolate. Attraverso la rottamazione quater «alla data del 31 dicembre 2024 l’importo riscosso risulta pari a 12,2 miliardi di euro, con un tasso di decadenza pari al 49%».
«Nell’ipotesi in cui i contribuenti con piani rateali in corso dovessero proseguire regolarmente nel pagamento degli importi dovuti alle scadenze previste – ha aggiunto – l’impatto complessivo della rottamazione-quater sul magazzino può stimarsi in un valore massimo di circa 38,5 miliardi».
Rischio anomalia con la proposta di rottamazione quinquies
Carbone ha anche fornito un parere tecnico sulla proposta di rottamazione quinquies incardinata dalla Lega al Senato. Con la decadenza del beneficio solo dopo 8 rate non pagate «potrebbe verificarsi una situazione anomala».
In sostanza, un contribuente che accede alla rottamazione potrebbe non pagare sette rate e poi mettersi in regola pagandone solo una, con il rischio di «un utilizzo strumentale» e possibili effetti negativi nel gettito atteso di anno in anno. Nella relazione fornita alla commissione, l’agenzia delle Entrate Riscossione sottolinea che «la previsione di rate mensili di pari importo, distribuite in un arco temporale di 10 anni, potrebbe determinare, nel breve termine, un flusso di pagamenti capace di compensare solo in parte il minor gettito derivante dalla flessione della riscossione ordinaria, che, fisiologicamente, si registrerà nel periodo immediatamente successivo alla presentazione delle domande di adesione». Mentre, appunto, l’introduzione di un meccanismo di flessibilità, consistente nella possibilità, per il contribuente, di non pagare fino a 7 rate senza incorrere nella decadenza «potrebbe determinare, a breve e medio termine, effetti finanziari negativi conseguenti, sia al possibile slittamento, da un anno all’altro, del flusso dei pagamenti attesi, sia all’avvio differito delle procedure di recupero coattivo, che si renderebbe possibile solo dopo il mancato pagamento di 8 rate mensili. Ciò, con il rischio di un utilizzo strumentale dell’istituto da parte dei debitori e l’aumento consequenziale dei già elevati tassi di decadenza registrati nelle precedenti misure di definizione agevolata».
Andrebbero infine valutati gli impatti della nuova definizione agevolata con riguardo al gettito atteso dai piani di pagamento in corso, derivanti dalla rottamazione-quater, le cui rimanenti scadenze sono distribuite nell’anno in corso e nei successivi anni 2026 e 2027.
Un altro punto sottolineato è l’esclusione dalla eventuale nuova rottamazione dell’Iva all’importazione, i debiti scaturenti dal recupero di aiuti di Stato, nonché dalle condanne della magistratura penale e di quella contabile.