Avvenire, 27 marzo 2025
Musiche bizantine e canti sufi da Cipro a Venezia
A Venezia domani, data unica di “Musica e spiritualità tra innodia bizantina e cerimonie sufi a Cipro”: il progetto è curato da due musicisti, il turco Kudsi Erguner, Ambasciatore e Artista per la Pace Unesco e il cipriota Giannis Koutis. Una iniziativa della Fondazione Giorgio Cini e della Fondazione Leventis di Cipro.
La musica bizantina praticata da secoli nelle chiese ortodosse di Cipro e la musica sufi delle cerimonie dei dervisci rotanti di Lefkosia: nella Sala del Cenacolo della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, per la prima volta e unica data, il 28 marzo 2025 condivideranno lo stesso palco ventuno cantori di rito ortodosso e specialisti del canto per le cerimonie sufi dei dervisci rotanti. L’iniziativa è promossa dall’Istituto di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini e dalla Fondazione Leventis di Cipro. Due cori, bizantino e ottomano, collegati dal flauto ney suonato da Kudsi Erguner, celebreranno i lavori di diversi importanti compositori: Ioannis Koukouzelis (1280-1360), Petros Bereketis (1680-1715), Petaros Lampadarios (1733-1777), e il cipriota Ieronimos (XVI), mettendoli a confronto con le musiche composte da importanti maestri come Osman Dede (1652-1729), Ismail Dede Efendi (1778-1846) e Zekai Dede (18251897) per le cerimonie sufi.
Giovanni Giuriati, direttore dell’Istituto di Studi Musicali Comparati: «In un mondo attraversato da conflitti tra comunità, religioni, nazioni, questo progetto è uno straordinario atto di incontro, dialogo ed empatia, oltre che un bellissimo evento culturale, tanto più importante perché riprende una tradizione antica nella storia del Mediterraneo. Questo dispositivo melodico corale ha radici a Bisanzio e poi nella Costantinopoli ottomana, tra la corte, i centri sufi e le chiese greche, armene e le comunità ebraiche: una tradizione musicale unica, capace di assorbire e far dialogare linguaggi e patrimoni culturali diversi». Musicisti greci, armeni, ebrei frequentavano i centri dei dervisci e prendevano persino parte alle loro cerimonie; allo stesso modo i dervisci si recavano nelle chiese ortodosse per ascoltare e cantare gli inni sacri. Spiegano i due curatori, Kudsi Erguner e Giannis Koutis: «Tra gli esempi più significativi di questa interazione culturale va ricordato quello di Petros Peloponnesios (1733–1777) che fu Lampadarios, ossia uno dei due maestri del coro, del Patriarcato ortodosso di Costantinopoli, ma anche suonatore del flauto ottomano ney, meraviglioso compositore e rispettato maestro della musica del makam e nei monasteri dei dervisci a Istanbul. Lo stesso prestigio aveva Daniel Protopsaltis (1740–1789), anche lui legato al Patriarcato ortodosso. Per contro, i celebri maestri sufi Osman Dede (1652–1729), Ismail Dede Efendi (1778–1846), e Zekai Dede (1825–1897) furono insegnanti di molti musicisti greci. Questi incontri e scambi musicali erano diffusi in tanti territori dell’Impero Ottomano».
A Cipro, nei monasteri cristiano-ortodossi risuonava il canto bizantino, iscritto nel 2019 nella Intangible Cultural Heritage List dell’Unesco, composto da grandi compositori come Hieronimus il Cantore (XVI secolo). Questa tradizione conviveva con le musiche dei dervisci rotanti mevlev che si riunivano a Nicosia nel loro centro edificato nel 1593, che per lungo tempo ha sviluppato uno scambio spirituale e musicale favorito dal comune nucleo modale di queste musiche.