Avvenire, 27 marzo 2025
Giovani e cannabis a rischio la fertilità
Perché organizzare un convegno su Cannabis e Fertilità in una sede universitaria? Per due ragioni: di merito e di metodo.
Di merito. I numeri. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2024 riporta che nel 2023 il 22 % degli studenti italiani in età 15-19 anni ha fatto uso di cannabis almeno una volta nell’ultimo anno. A questo si aggiunga l’aumentata percentuale media di principio attivo nella cannabis in uso. Gli effetti negativi. L’uso di cannabis già a partire dall’adolescenza può ridurre capacità cognitive, attenzione, apprendimento verbale, memorizzazione, capacità di elaborare le informazioni ottenute, orientamento spaziale. Si tratta di deficit che, supportati da anomalie delle strutture cerebrali, tendono a perdurare nelle fasi successive della vita con comparsa di manifestazioni psicotiche e aumentato rischio di depressione e ideazione suicidaria.
I danni a seguito dell’uso di cannabis non riguardano però solo il consumatore. Mi riferisco alle gravi ripercussioni sul salute e vita del nascituro a seguito del consumo materno. Il principio attivo della cannabis supera, infatti, la barriera placentare e permane a lungo nei tessuti fetali, così come può raggiungere il neonato attraverso il latte materno. Accanto ad outcome ostetrici e neonatali negativi (nati piccoli per l’età gestazionale, parto prematuro), vi sono gravi conseguenze sul neurosviluppo fetale con alterazioni di sviluppo e comportamento e a disturbi psichiatrici. Meno studiati gli effetti della cannabis sulla salute riproduttiva. Anche se alcuni studi hanno evidenziato l’effetto negativo dell’esposizione alla cannabis nell’uomo (disfunzione erettile, spermatogenesi anorma-le, atrofia testicolare) e nella donna (alterazione della ciclicità mestruale, infertilità, annidamento e sviluppo anomalo dell’embrione), il tema è dibattuto. Ed è proprio a fertilità e gravidanza nei consumatori di cannabis, che è dedicato il Convegno “Cannabis e fertilità” organizzato dal Centro di Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa (Cerissap) e dall’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI (Isi) domani a Roma. La questione del metodo è correlata agli obiettivi da raggiungere. Da qui la scelta di una sede universitaria. Perché l’Università può formare e informare i giovani studenti per renderli capaci di incidere poi sulla vita e la cultura. Ora, anche se è vero che sono necessarie importanti misure di contrasto per arginare il consumo di cannabis, è altrettanto vero che queste misure devono essere accompagnate da un’azione educativa personalizzata. In un’epoca in cui, in ambito medico, la personalizzazione è parola d’ordine, l’attenzione alla singola persona, alle sue fragilità e ai suoi bisogni dovrebbe essere parte integrante di un processo educativo personalizzato. Formare i nostri giovani studenti a vedere e riconoscere l’Altro per aiutarlo nel suo percorso di crescita a saper coniugare libertà e responsabilità, ad aumentare la propria consapevolezza, a raggiungere una condizione di equilibrio, a rialzarsi quanto cade, può fare la differenza.