Avvenire, 27 marzo 2025
Una tassa “piatta” per le mance ora che con il pos c’è meno nero
Nell’epoca dei pagamenti digitali lasciare la mancia può risultare un’operazione complicata. E i compensi extra, assai graditi a chi lavora nella ristorazione e nel turismo, rischiano di ridursi al lumicino, mettendo in crisi un sistema già stressato dalla carenza di personale. Un problema di cui si è accorto anche la politica che ha cercato di regolamentare la faccenda alla luce del progressivo abbandono del contante.
La legge di bilancio del 2023 ha introdotto la norma che prevede solo per il settore ricettivo (alberghi, ristoranti, bar eccetera) un’aliquota del 5% sulle mance digitali. Pochi lo sanno ma sino a quel momento, per legge, gli extra lasciati dai clienti erano tassati come lo stipendio. Era stata la Cassazione, accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in una controversia con il concierge di un hotel di lusso, che aveva accumulato un tesoretto di 80mila euro, a precisare che quella cifra doveva essere considerare alla stessa stregua della retribuzione. Se in Francia il presidente Macron ha annunciato la completa detassazione di tutte le mance digitali, in Italia il governo Meloni ha deciso invece di fissare un’aliquota “flat” (per compensi che rappresentino un terzo del reddito purché questo sia al di sotto dei 75mila euro) con un duplice obiettivo. Quale? Far emergere il sommerso, che ovviamente in questo ambito è elevato visto che nessuno dichiara le mance in contanti, e aumentare il gettito per lo Stato da una parte e rendere più appetibile il lavoro nel turismo, dopo la grande fuga innescata dalla pandemia, dall’altra. La realtà però si è rivelata molto diversa dalle aspettative: i pubblici esercizi si stanno adeguando con lentezza sia per problemi tecnici (non hanno i pos abilitati al nuovo sistema che consente di “splittare” la mancia dal conto) sia perché non conoscono la norma. «Il 70% dei ristoratori non è abilitato per accettare la mancia in modo formalmente corretto - spiega Luciano Sbraga, vicedirettore della Fipe, l’associazione di ristoranti e bar, che chiede alle imprese di sollecitare gli operatori bancari –. Chi lo fa in maniera “artigianale” compie delle irregolarità. O fa una ricevuta fiscale diversa dalla transazione o aggiunge dei beni, magari una bottiglietta d’acqua, allo scontrino ritrovandosi poi con delle incongruenze nella gestione del magazzino e nei ricavi. Senza considerare il danno per i lavoratori: i pagamenti digitali sono sempre più rilevanti, rappresentano più della metà delle operazioni e le mance rischiano di ridursi in maniera consistente».
Al momento, secondo un’indagine realizzata dalla Fipe su mille ristoratori appena il 26,3% ha un pos abilitato. Ma quanto valgono nel complesso le mance in Italia? Difficile quantificarle nel dettaglio ma secondo la Fipe, a livello complessivo (non solo turismo ma anche parrucchieri, meccanici ecc) circa 3 miliardi di euro l’anno. Uno studio su dati Caf Acli relativo all’agosto del 2024 ha stabilito che la mancia annua messa nero su bianco sulle dichiarazioni dei redditi, è in media di appena 943 euro. La tassazione al 5% rispetto a quella ordinaria precedente rappresenta, va detto, un beneficio di 200-300 euro. Le Regioni con l’importo più alto sono la Lombardia e la Liguria rispettivamente con 1.569 euro e 1082. I lavoratori che hanno beneficiato ufficialmente della misura sono appena 60mila (quelli che hanno barrato l’apposita casella in sede di dichiarazione dei redditi) pari al 3,3% degli addetti dei servizi di alloggio e ristorazione. Quasi tutti, l’88%, hanno un reddito annuo inferiore ai 30mila euro. Numeri esigui che testimoniano come qualcosa nell’ingranaggio della riforma si sia inceppato. «Il problema è serio visto che le mance rappresentano una vera e propria integrazione al reddito – spiega Sbraga – il datore di lavoro non ha nessun vantaggio da questo sistema deve soltanto sovrintendere alla scelta che fanno i suoi dipendenti, ad esempio, sulla suddivisione di questi compensi extra. Dall’indagine che abbiamo fatto emerge che il 60% degli esercizi incassa delle mance. Tra i turisti anglosassoni, ad esempio, è un’abitudine radicata visto che da loro è praticamente obbligatoria». Un’analisi condotta da SumUp (azienda che da 12 anni opera nel settore dei pagamenti digitali per i piccoli commercianti tramite app) su 1500 degli esercenti ha evidenziato un aumento significativo delle transazioni. I commercianti clienti di SumUp che usano questa funzionalità, definita “Tipping”, sono passati dal 24% del 2022 al 41% del 2024 e l’incasso è più che quintuplicato con un importo medio cresciuto del 7%. «In Italia gli esercenti che utilizzano i Pos per incassare le mance restano una minoranza – spiega Umberto Zola, responsabile online sales per l’Europa di SumUp – Le ragioni sono culturali, per premiare il servizio si tende più a fare pagare il coperto o ad arrotondare il conto ma anche dovute ad un certo ritardo tecnologico: solo un pos su quattro, infatti, è abilitato a ricevere la mancia».