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 2025  marzo 27 Giovedì calendario

Fra i trentenni senza i soldi per la casa «Sì, vivo con i miei, ma lo fanno tutti»

I giovani italiani abbandonano il nido sempre più tardi. Sindrome “Tanguy”, come la pellicola francese che fece molto discutere nel 2001 con il ventottenne che non voleva lasciare la famiglia? O stanno intervenendo altri elementi? Anche quando si decide di compiere il grande passo le difficoltà che si incontrano sono notevoli e l’acquisto della casa per molti rimane un miraggio. L’ultimo report Istat del 2024 rivela che il 67,4% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori. Perché accade questo? Che cosa pensa della casa, la generazione dei millennials? Nel nord Italia le possibilità di auto-realizzazione sono considerate tra le più alte. Ecco Alice, 30 anni, insegnante della provincia di Milano. Laurea magistrale in lingue e un Erasmus, da quattro anni è docente di inglese in una scuola superiore paritaria. Single, abita con i genitori, e per lei uscire di casa è impossibile: «Il desiderio c’è – racconta –, ma il mio contratto è da quattro anni a tempo determinato e il mio stipendio, in ogni caso, non mi garantirebbe grandi possibilità».
Instabilità economica, dunque, a cui si aggiunge l’alto prezzo degli immobili: «Le cifre per me sono inafferrabili anche in periferia – incalza Alice – ed è molto difficile per me riuscire ad acquistare un appartamento, nonostante abbia il supporto dei miei genitori». Ma è su un altro tema, spesso non considerato, che Alice cambia espressione: «Quello che mi frena è anche l’idea della solitudine – confida –. Il passare da una famiglia numerosa che si ritrova alla sera per condividere la propria giornata, a vivere da soli e cenare davanti a Netflix. Ecco, questo mi fa un po’ paura».
Già, la solitudine. È un problema serio per il 50% dei giovani tra i 18 e 30 anni, ha registrato uno studio 2023 del dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma. E va di pari passo con l’aumento dei nuclei familiari con un solo componente (33% per cento secondo i dati Ipsos 2023). Ma se a vivere la stessa condizione sono sempre più giovani, rischia di farsi largo un altro fattore, quello del mancato supporto intragenerazionale: «Abitare ancora con i miei – è ancora Alice a parlare – non mi fa sentire a disagio perché è una situazione condivisa. La maggioranza dei coetanei che conosco vive la mia stessa situazione».
Paolo, 31 anni, residente nella provincia nord di Milano, impiegato nel settore delle infrastrutture è single. Dopo una laurea magistrale in ingegneria ha trovato subito lavoro e da quattro anni e mezzo ha un contratto a tempo indeterminato. Finora non ho mai pensato di andarmene, non ne sento un bisogno urgente. Ogni tanto guardo gli affitti, in zona, ma nulla di più». Come mai l’affitto? «Ho paura a mettere radici, di confermare una condizione, mentre l’affitto è temporaneo». La preoccupazione di mettere radici s’insinua anche nelle coppie. Per riuscire a ritagliarsi i propri spazi Andrea e Gaia, 28 e 26 anni di Piacenza, hanno dovuto accontentarsi di una seconda casa di famiglia. Entrambi lavoratori a tempo indeterminato, lui da due anni impiegato nel settore grafico, lei maestra d’asilo da 6 mesi, hanno deciso di andare a vivere nell’alloggio della nonna di Gaia: «Abbiamo scelto questa strada perché i nostri stipendi non ci consentono di comprarne una nostra», racconta Andrea, con l’aria di chi si sente già fortunato ad avere un tetto sotto cui stare in autonomia. Senza troppi vincoli, però: «Siamo fidanzati da sei anni, e non abbiamo mai convissuto. Abbiamo allora deciso di provare, senza quel particolare impegno che l’acquisto della casa, inevitabilmente, porta con sé». L’autonomia è una priorità per i vostri coetanei? «Se un giovane sta bene a casa dei genitori – rispondono i due giovani –, con loro ci rimane anche oltre i trent’anni. È proprio il desiderio di “costruirsi” che si sta allontanando…».
Della stessa idea è Lorenzo, 26 anni di Terni, partita iva nel campo dell’edilizia e fidanzato da sei anni con Rachele, coetanea, educatrice in asilo nido. Da sette mesi convivono nella casa della nonna di lei: «Abbiamo scelto una casa di famiglia perché ci è convenuto a livello economico e poi volevamo capire come andasse la convivenza». Pochi soldi e disillusione portano inevitabilmente a non sapere dove andare. Un circolo vizioso di cui Alice è molto consapevole: «Ne parlavo in parrocchia con il mio “don” qualche giorno fa e dicevamo che a noi giovani la definitività fa paura». E niente, di sicuro, è più definitivo di un mutuo di trent’anni.