Corriere della Sera, 26 marzo 2025
Noemi: «Ai giovani dico: restiamo connessi e umani, senza paura delle fragilità»
La platea è piena. I piccoli schermi dei più giovani inquadrano il maxi schermo. Ecco, sul palco dell’aula magna dell’Università Bocconi arriva Noemi (nome d’arte di Veronica Scopelliti), super ospite della prima giornata di Pact4Future, il forum internazionale di tre giorni organizzato dal Corriere della Sera e dalla Bocconi. Noemi risponde alle domande di studenti e studentesse. Canta e fa cantare Se t’innamori muori, la canzone portata all’Ariston che fa parte dell’album Nostalgia. Esorta chi l’ascolta a non scappare dai momenti di black-out. Dice l’artista al Corriere: «Non ci dobbiamo vergognare delle nostre fragilità e delle nostre battute d’arresto, non bisogna nascondersi da sé stessi e negarsi il diritto di esistere anche nei periodi più difficili».
Bisogna normalizzare la fragilità?
«Secondo me sì, senza esagerare, con dignità».
Questi tempi incerti hanno cambiato i valori?
«L’arrivo dei social ci ha influenzato moltissimo nel corso degli anni. Quelle piattaforme hanno reso le distanze così vicine e il mondo così piccolo che tutto è diventato immediatamente e velocemente famoso. L’utilizzo dei filtri ha deformato la percezione che hanno le persone di sé stesse. Chi ne paga di più le spese sono i giovani».
Perché i giovani?
«Perché crescono e si formano pensando che un like o un commento possa fare la differenza sulla propria autostima. In questo momento è come se non ci fossero più priorità, abbiamo perso la dimensione umana».
Il nome dello stesso singolo Nostalgia evoca il mondo che sta descrivendo. Canta: «La nostalgia, se non è dentro te, non esiste».
«Sì, la parola “nostalgia” rimanda anche alla sua radice: nostos, il ritorno dell’eroe, c’è questa dimensione etica e storica. La nostalgia è un’emozione umana. L’intelligenza artificiale è pazzesca ma può fare solo un collecting di dati mentre l’essere umano ricorda e il ricordo suscita empatia. Non bisogna mai dimenticare la dimensione umana. I ragazzi non devono sentirsi in diritto di esistere solo se sono super fighi, super seguiti sui social o super perfetti, bisogna difendere il diritto all’imperfezione e all’errore».
Lei che rapporto ha con i social network?
«Io sono adulta (è nata a Roma nel 1982, ndr). Li vivo come una persona che si è formata quando ancora non esistevano. Questo credo sia l’unico vantaggio che ha la mia generazione».
Cosa intende dire?
«Noi abbiamo potuto godere di un mondo più piccolo, a misura d’uomo, che ci ha dato la possibilità di fare i nostri errori e farli cadere nell’oblio. Invece oggi ci sarà qualche giovanissimo che posta un video in Rete e se lo ritroverà online anche quando sarà grande. Da adolescenti siamo tutti inesperti, dovremmo riflettere».
In che modo la musica può portare un cambiamento?
«La musica riunisce le persone. Ci ricorda che siamo animali di gruppo, uomini e donne che hanno bisogno l’una dell’altro. Le canzoni danno la possibilità di scoprire sé stessi».
Sta pensando a lei?
«Sì, grazie alla musica ho capito di avere un posto nel mondo. Da giovane non ho sempre brillato. Mi ricordo la prima volta che ho cantato in pubblico: ero un’adolescente nerd, con gli occhiali, vestita con una magliettaccia, i pantaloni da calcio. Stavo sempre per conto mio in quel periodo, non avevo tanti amici. Però ho iniziato a suonare e le persone si sono fermate ad ascoltarmi, alla fine mi hanno anche applaudita. Finalmente ho smesso di sentirmi esclusa. Credo si faccia musica soprattutto per mettersi in comunicazione con gli altri».
Pact4Future: che patto farebbe per il futuro?
«È difficile... Gandhi diceva che se vuoi vedere il cambiamento nel mondo, devi esserlo tu per primo quel cambiamento. Spero di riuscire ad accogliere questa sfida, vorrei raggiungere le persone ed essere sempre molto collegata allo spirito e il giusto alla macchina. Tifo per gli esseri umani».