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 2025  marzo 26 Mercoledì calendario

Sarcina (Le Vibrazioni) denuncia la ex: “Usa foto di nostra figlia sui social per fare soldi”

Lui non vuole che le immagini della figlia Nina, che ora ha 9 anni, siano pubblicate sui social. Lei, malgrado una querela, tre integrazioni di denuncia e una causa civile, continua a pubblicarle. La parola fine sembra ancora lontana nella vicenda partita da Milano e finita sulle scrivanie della procura di Roma che riguarda il cantante delle Vibrazioni Francesco Sarcina e la sua ex moglie Clizia Incorvaia. E purtroppo la questione non è una querelle che viaggia su cifre per il mantenimento o sui giorni in cui accudire la figlia. Ma è ben più spinosa e riguarda la privacy di una bimba “sfruttata” – secondo il cantante – per fare soldi dalla madre che invece pubblicamente aveva dichiarato di avere il consenso del papà e di esporla di comune accordo.
L’sms incriminante
Il messaggio che, a detta della voce delle Vibrazioni, svelerebbe le vere intenzioni della donna è oggetto di una integrazione di denuncia, ed è il seguente. “Alle mie richieste via messaggistica rivolte alla Sig.ra Incorvaia – si legge nel documento di cui Repubblica è in possesso – di cessare di utilizzare l’immagine di nostra figlia sui social e a fini pubblicitari, la stessa mi ha risposto testualmente: ‘Io li campo grazie ai brand di moda e pago la scuola, vestiti, etc’, come da screenshot che si allega; ammettendo dunque che l’immagine della bambina viene utilizzata anche al fine di trarne un profitto economico senza alcuna autorizzazione e controllo dello scrivente su siffatta gestione”.
Usata per far soldi
Il passaggio è saliente e racchiude le preoccupazioni di Sarcina che teme, prima di tutto, che possano esserci ripercussioni sullo stato psicofisico della figlia anche alla luce del fatto che, “essendo figlia di personaggi pubblici la sua immagine possa girare più facilmente”, esponendola a pericoli e rischi. E – ribadisce – senza il suo consenso nulla dovrebbe essere fatto nè pubblicato. Ma ormai da anni, sul profilo Instagram di Incorvaia (@cliziaincorvaia- account pubblico seguito da 790 mila follower) la donna posta foto della piccola taggando i profili di aziende di moda di cui la bimba indossa scarpe, magliette, brand. “In particolare è stato pubblicato un video di sponsorizzazione per l’azienda di calzature in cui si vede Nina indossare le scarpe da pubblicizzare. È stato altresì pubblicato un video in cui si vede il volto di Nina all’interno della sua cameretta intenta ad apporre degli adesivi sulle parete della stanza al fine di pubblicizzare la pagina taggata all’interno del video.
Il precedente
"Il comportamento contrario alla legge tenuto in relazione alla pubblicazione delle foto della minore – si legge ancora nella querela – era già stato stigmatizzato nella precedente denuncia fatta nel 2019 poi rimessa esclusivamente perché la Sig.ra Incorvaia anche per tramite degli avvocati aveva interrotto tali condotte. Le stesse sono tuttavia riprese e non è mia intenzione tollerare un simile atteggiamento riservandomi di agire con una istanza innanzi al tribunale dei Minorenni affinché venga valutata la situazione anche in sede civile ritenendo detti comportamenti gravemente lesivi per il sano sviluppo psico-fisico di mia figlia Nina”. Istanza poi presentata e ora al vaglio anche della magistratura civile.
“Sfruttamento di minore”
“Abbiamo richiesto all’autorità giudiziaria – ha dichiarato Mariapaola Marro, la penalista che difende Sarcina nella vicenda – di operare una rigorosa verifica, volta ad accertare, alla luce delle numerose foto e video prodotte senza il consenso del padre, se vi sia stato o meno uno sfruttamento a fini commerciali dell’immagine della minore in violazione del fondamentale diritto alla tutela dell’infanzia, che rischia di essere gravemente compromesso dall’esposizione mediatica di questo materiale, con conseguente possibile compromissione dello stesso benessere fisico e psichico della bimba e con pregiudizio alla sua possibilità di un’equilibrata crescita ed inserimento sociale, compromessa da una continua, ossessiva esposizione mediatica”.