repubblica.it, 26 marzo 2025
L’Italia schiacciata da 1.865 miliardi di debiti verso il Fisco. L’Upb: “La rottamazione non aiuta”
Una montagna alta 1.865 miliardi di euro. Soldi dovuti al Fisco che valgono il 181% di quanto incassa effettivamente l’Erario, con un’aspettativa di riscossione che si assottiglia a ogni annuncio di sanatoria, condono o rottamazione delle cartelle esattoriali. I numeri dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), organo tecnico delle Camere, raccontano quanto i debiti verso le casse pubbliche siano la prima zavorra ai piedi del Paese.
"A fine novembre 2024 il magazzino dei crediti affidati all’agente della riscossione (leggi Agenzia delle entrate) ha raggiunto un incremento del 36,5% rispetto alla fine del 2019, mentre il riscosso si attesta a circa 178 miliardi, appena il 9,5% del totale, a dimostrazione di una limitata efficacia dell’azione di riscossione coattiva", spiega la consigliera dell’Upb Valeria De Bonis nella relazione presentata oggi a Palazzo Madama, in occasione della sua audizione davanti alla commissione Finanze e tesoro del Senato.
I numeri vengono messi in fila uno dopo l’altro nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del cosiddetto magazzino fiscale e sul disegno di legge firmato dalla Lega di Matteo Salvini, che propone l’introduzione, tra le altre cose, della rottamazione quinquies. Che a metà febbraio aveva aperto una crepa (l’ennesima) tra il Carroccio e Forza Italia.
"Si tratta prevalentemente di singoli debiti di importo inferiore a 1.000 euro e riguardanti principalmente le persone fisiche. Sulla dimensione del magazzino – spiega De Bonis – hanno influito l’elevato numero di singoli crediti di modesto importo affidati annualmente; le lunghe tempistiche degli adempimenti richiesti per ogni credito; la mancanza di un meccanismo di discarico automatico dei crediti inesigibili; la complessa procedura di accertamento dell’inesigibilità del credito affidato”. Quindi “il progressivo restringimento del perimetro di azione per il recupero coattivo e una gestione non sempre efficiente del sistema di riscossione, sia spontanea che coattiva”.
Solo 100,8 miliardi esigibili
A proposito di riscossione, secondo le stime dei tecnici lo Stato potrebbe portare a casa “solo 100,8 miliardi”: tanto vale il magazzino residuo lordo, “ossia l’ammontare delle cartelle con un più elevato grado di esigibilità”. Tanto che l’Italia si piazza in fondo alla classifica dell’Ocse per debiti esigibili, ma non riscossi, appunto, sul totale di quelli che l’Erario ha maturato nei confronti dei cittadini. Sono numeri del 2022, ultimo anno per cui – ricorda l’Ufficio parlamentare di bilancio – sono disponibili i dati dell’Ocse sul funzionamento delle amministrazioni finanziarie: “Siamo il Paese che dopo la Grecia registrava il valore più elevato dell’incidenza dello stock dei debiti non riscossi a fine anno sul totale delle entrate (181%) e quello con il più basso rapporto tra debiti non riscossi esigibili e il totale dei debiti non riscossi (circa il 5%)”. Dice De Bonis: “Si tratta di risultati che dipendono anche dal diverso approccio, più o meno sistematico, seguito nei singoli paesi in relazione al discarico dei crediti pregressi ritenuti non più esigibili”.
Ma le brutte notizie per le casse dello Stato non finiscono qui. Perché “gli interventi degli ultimi anni, in parte riproposti con il ddl in esame, non hanno contribuito in maniera rilevante allo smaltimento dei crediti da riscuotere”. Insomma, la strada imboccata con la quinta rottamazione – ritengono i tecnici – è quella sbagliata. “Ripetute e stratificate misure di definizione agevolata e annullamento dei debiti pregressi contribuiscono ad alimentare nei contribuenti aspettative di future agevolazioni e condoni, con ripercussioni negative sui versamenti per adeguamento spontaneo, sulla riscossione ordinaria e su quella coattiva ordinaria e, in generale, sul livello di tax compliance”.
Se riordino dev’essere, rimarca De Bonis, allora “queste misure dovrebbero essere affiancate da un miglioramento dell’efficienza sia dei meccanismi di riscossione coattiva sia di stimolo all’adeguamento spontaneo in sede di versamento dei tributi”. Tradotto: la speranza di farla franca è l’ultima a morire.
I dubbi del Mef
Di riscossione ha parlato, nella stessa Commissione, anche Giovanni Spalletta, il direttore generale Finanze del Mef. Il dirigente riconosce che “si potrebbe pensare a nuove risorse per le Entrate, con personale con competenze specialistiche, e una maggiore interoperabilità delle banche dati”.
L’obiettivo è migliorare la situazione. Ma anche Spalletta è critico sulla rottamazione quinquies, la priorità della Lega, e ne spiega i possibili effetti distorsivi. Primo: “Si allunga il periodo interessato, che arriverebbe fino al 31 dicembre 2023”, e con quello “si allunga la rateazione, ma non sono previsti interessi di rateazione. Però così creiamo una sperequazione non giustificata: bisogna omogeneizzare regole del gioco”, evidenzia il Mef. La seconda osservazione “riguarda le 120 rate”, che “hanno efficacia significativa per crediti rilevanti ma non sono congrue per i crediti più bassi. Forse – conclude Spalletta – si potrebbe prevedere una graduazione del numero di rate in base all’importo”.
La Corte dei conti
Anche i magistrati contabili puntano il dito verso la possibile rottamazione quinquies, perché “i fenomeni di inadempimento”, ragionano i giudici, “sono potenzialmente alimentati dalle ripetute rottamazioni, annullamenti, stralci e dilazioni, che rafforzano le aspettative di futuri abbattimenti o cancellazioni o rateazioni delle posizioni debitorie”. A parlare è il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite (in sede di controllo) della Corte dei conti, Enrico Flaccadoro, intervenuto in audizione. La direzione da prendere, “ad avviso della Corte”, sarebbe tutt’altra. “Si dovrebbe operare un rafforzamento delle procedure, allo scopo di rimuovere i numerosi ostacoli giuridici che molto spesso finiscono per vanificare l’azione di riscossione”.