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 2025  marzo 26 Mercoledì calendario

Sicurezza e morti sul lavoro, il flop della patente a punti

All’inizio per i sindacati doveva esserci una patente a punti estesa a tutti i settori, senza distinzione alcuna, per sanzionare chi non rispetta le regole e premiare le imprese più virtuose e attente. La scelta compiuta la scorsa estate dal governo, subito criticata soprattutto da Cgil e Uil, è stata invece quella di introdurre una “patente” solo per le imprese edili impegnate in cantieri mobili o temporanei. Altra cosa insomma rispetto a una emergenza che, come raccontano le cronache, continua a non dare tregua.
Su un totale di oltre 5 milioni di imprese attive nel nostro Paese, la nuova patente a crediti entrata in vigore lo scorso ottobre (dopo il tentativo, poi sventato, di rinviare tutto a inizio 2025) sulla carta poteva coprire una platea di oltre 830 mila attività. Troppo poche per i sindacati, secondo cui il governo continua a proteggere le imprese anziché incalzarle ad alzare la guardia sul terreno della sicurezza; mentre per la ministra del Lavoro Marina Calderone si trattava di avviare un percorso senza escludere a priori la possibilità di allargare lo spettro delle imprese coinvolte.
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A quasi cinque mesi di distanza si può trarre un primo bilancio. «A gennaio avevamo 432 mila aziende dell’edilizia con la patente a crediti – ha spiegato ieri Calderone -. L’Ispettorato del lavoro ha fatto 8 mila controlli e in questi controlli non ha rilevato irregolarità tali da darci segnali di preoccupazione. Soltanto 8 aziende tra quelle ispezionate non avevano la patente. Questo è un segnale importante». I dati più aggiornati che arrivano dall’Ispettorato del lavoro parlano di 8.800 aziende ispezionate in edilizia per motivi di vigilanza tecnica, cioè per motivi di salute e sicurezza del lavoro da novembre 2024 ad oggi, e di circa 90 aziende trovate senza patente. La sostanza però non cambia: poche infrazioni ma anche pochi controlli, fermi poco sopra la soglia del 2%.
Quanto alle pagelle, ai famigerati “crediti” da togliere, nessuna notizia per ora. Il meccanismo prevede che ad ogni impresa vengano assegnati 30 punti, che attraverso vari step possono poi salire sino a quota 100. Se si scende sotto i 15 punti non si può più operare nei cantieri, ma basta seguire un corso di formazione per risalire sopra questa soglia. Quanto alle decurtazioni dei crediti queste scattano in caso di violazioni accertate: la riduzione può variare da 1 a 20 punti, a seconda della gravità dell’infrazione. Il taglio vale 3 punti in caso di omessa valutazione del rischio biologico e da sostanze chimiche, 5 punti per l’omessa elaborazione del documento di valutazione di rischi, 15 punti per un infortunio che comporta una inabilità permanente al lavoro e 20 in caso di infortunio mortale (per violazione delle norme sulla prevenzione infortuni).
Ad oggi di decurtazione dei punti, però, ancora non si parla. Spiega Alessandro Genovesi, responsabile contrattazione inclusiva, appalti, lavoro nero della Cgil nazionale, dopo aver guidato il sindacato degli edili: «Se la patente a crediti avrà qualche effetto, ma parliamo solo delle imprese che operano nei cantieri, lo vedremo fra 2-3 anni, prima è impossibile perché le imprese non solo hanno la possibilità di recuperare i crediti ma potranno anche presentare ricorso e per perdere i 15 punti legati ad un incidente mortale bisognerà attendere la condanna della magistratura».
La ministra del Lavoro a sua volta incrocia i dati degli incidenti con l’aumento degli occupati e registra una «generale riduzione del numero degli infortuni». Ciò non toglie che la situazione richiami «a una massima attenzione sul tema» aggiunge Calderone, spiegando che «c’è tanto da fare sul fronte della prevenzione: abbiamo in lavorazione altri testi normativi in cui ovviamente ci sarà anche un’attenzione al miglioramento del presidio della sicurezza».
«Sul fronte della prevenzione basterebbe estendere la responsabilità in solido, che oggi riguarda solo gli aspetti salariali e previdenziali, ai rischi specifici, come prevede uno dei 4 quesiti referendari della Cgil, e già il committente verrebbe responsabilizzato sui comportamenti più o meno corretti dell’impresa a cui affida i lavori» spiega Genovesi.
Secondo Ivana Veronese della Uil «la strage sul lavoro deve essere affrontata come emergenza nazionale: è il momento che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e che la smettano di accampare scuse o trovare appigli» e per questo chiama in causa direttamente palazzo Chigi: «Attendiamo un segnale, tre morti al giorno dovrebbero solo indignarci».
«Il provvedimento del governo è stato importante ma al momento non è sufficiente» rilancia la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, secondo cui «bisogna assolutamente investire in prevenzione e in maggiori controlli. Bisogna mettere a sistema le banche dati, fare una formazione molto forte, a partire dalle scuole, perché pensiamo che si debba creare una coscienza della tutela della salute e verso la sicurezza dei luoghi di lavoro». «Prevenzione prima di tutto» conferma il presidente di Confindustria Emanuele Orsini che propone «subito un tavolo coi sindacati, perché si deve fare di tutto perché le morti e gli incidenti sul lavoro vengano eliminati e sconfitti».