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 2025  marzo 26 Mercoledì calendario

Sono gli studiosi a bocciare Spinelli

Un successone, questo manifesto di Ventotene: commemorato in Aula da un lacrimevole deputato speranziano e celebrato dalla corte dei cantori piddini che sabato si sono precipitati in gita sulla piccola isola dell’arcipelago ponziano, eppur fatto a pezzi da tutti gli intellettuali, giuristi e politologi di area progressista. A cominciare da Giuliano Amato ed Ernesto Galli Della Loggia che in tempi non sospetti, nel 2014, dedicarono al documento un capitolo del libro scritto a quattro mani Europa perduta? (Il Mulino) dall’esplicito e fin troppo generoso titolo «Un Manifesto inattuale»: «È abbastanza sorprendente», scrivevano l’ex premier socialista e lo storico ed editorialista del Corriere, «che schiere di esponenti politici, presidenti del Consiglio, vertici della Banca d’Italia e giornalisti di grido ostentino una devozione encomiasticocelebrativa di maniera verso i propositi giacobini di Spinelli, Rossi e Colorni, elevati a Magna Charta del federalismo continentale. Non c’era proprio un testo più confacente – ci si può chiedere – qualcosa di più presentabile?». Qualcosa di più presentabile (sempre a opera di un italiano) c’era: quei Trattati di Roma, istitutivi della Comunità economica ed europea, firmati nel 1957 e promossi dall’allora ministro degli Esteri, liberale, Gaetano Martino (padre di Antonio Martino) che – cogliendo il vero spirito liberale che soffiava nel primo dopoguerra – intendevano dare impulso a «un’Europa come patria spirituale», disse Martino nel discorso pronunciato in occasione della firma. Ma al politico liberale non furono mai concessi gli onori tributati a Spinelli 60 anni dopo la pubblicazione del manifesto. L’operazione Spinelli, infatti, fu decisa a tavolino nei primi anni Duemila da un’Europa boccheggiante, che aveva affidato la comunicazione istituzionale a una piccola élite progressista specializzata in campagne di fuffa a uso e consumo mediatico. Al Parlamento europeo di Bruxelles, dove si stavano costruendo i nuovi locali che avrebbero dovuto ospitare i deputati dei nuovi dieci Paesi dell’allargamento a Est dell’Ue, si cercavano i nomi da dare ai nuovi building e si decise di dare a quello più importante il nome di «Batiment Spinelli». Scoppiò una polemica sul perché l’immobile principale non fosse dedicato a Martino anziché a lui ma si decise di accontentare la pattuglia socialista, proiettando d’emblée Spinelli nel parterre dei «padri fondatori» dell’Europa. Sulla base di quali valori, non è dato sapere:  oggi, anche i più importanti filosofi, politologi e giuristi progressisti italiani, che quel manifesto lo hanno letto davvero e non per finta, concordano nel definirlo, di fatto, una boiata pazzesca ( cit.).
@Il noto giornalista sovranista Lucio Caracciolo ha pubblicato nel 2022 il libro La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa (Feltrinelli), in cui riporta una frase del manifesto molto criticata in questi giorni (pour cause, ndr)- «la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria» – commentando che «c’è molto Lenin in questo verdetto». «Leggetelo questo benedetto manifesto di cui tutti parlano ma che quasi nessuno ha letto», ha provocato il politologo Luca Ricolfi, «perché se non lo leggete non potete rendervi conto di quale spaventosa distopia anti democratica avessero in mente i suoi autori. I quali avevano in mente un edificio grandioso, un unico super Stato europeo, propedeutico a un futuro Stato unico mondiale. Ma pensavano di imporlo dall’alto, con una crisi rivoluzionaria e socialista, attraverso “la dittatura del partito rivoluzionario”, senza libere elezioni, contro le timidezze dei democratici, accusati – tra le altre cose – di non ammettere un sufficiente ricorso alla violenza».
@Parole severe anche da Massimo Cacciari nel salotto televisivo di un’ammutolita Lilli Gruber: «Ma avete letto il manifesto di Ventotene? Avete letto cosa dice Spinelli della proprietà privata?». «Spinelli è stato deputato indipendente nelle liste del Pci ed è stato isolatissimo nella sinistra italiana. Questi della sinistra di oggi che protestano contro Meloni andassero a fare un corso accelerato di storia politica e culturale, perché sono di una ignoranza totale e impressionante», ha poi aggiunto il filosofo in un’intervista ad Affari italiani.
@Al manifesto il costituzionalista Alessandro Somma, collaboratore di Micromega e di quotidiani locali del Gruppo Gedi, ha dedicato addirittura il libro Contro Ventotene. «Tra i miti nei quali è impossibile non imbattersi occupandosi di Europa, quelli costruiti sul manifesto di Ventotene occupano un posto di tutto rispetto», scrive Somma, «[... ] la cui venerazione definisce l’appartenenza alla schiera eterogenea ma pur sempre  riconoscibile dei “buoni europeisti"». Spinelli, secondo Somma, ha promosso l’alleanza tra tecnocrazia europea e centri di potere economico: l’Europa di Davos, in buona sostanza.
@Per Lorenzo Castellani, storico e politologo della Luiss, «Adenauer, Schuman, Monnet e De Gasperi non avrebbero mai sottoscritto la nazionalizzazione delle imprese, le limitazioni alla proprietà privata e neppure la rivoluzione come strumento per il superamento degli Stati nazionali. L’Europa è stata altro rispetto a quella agognata dai sottoscrittori del manifesto».
@A tappare la bocca agli ignavi manifestanti di piazza del Popolo, che quel manifesto lo hanno sventolato per chiedere la pace promuovendo la guerra, ci ha pensato infine lo stesso Spinelli: «Ci sono parecchie cose che sono sbagliate», disse in un’intervista tanti anni fa, sottolineando gli errori di valutazione della situazione storica. Altro che «decontestualizzazione».
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