ilmessaggero.it, 26 marzo 2025
Alberto Stasi come Salvatore Parolisi, ecco perché ora rischia la semilibertà: la resipiscenza e il problema delle interviste
Alberto Stasi potrebbe “rischiare” la semilibertà. Il motivo? La sua impenitenza. A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il 41enne continua a dirsi innocente, non rispettando così il requisito della resipiscenza, ossia l’aver compreso il proprio errore. Prerogativa, questa, necessaria per il Tribunale di Sorveglianza per la concessione della misura alternativa alla detenzione.
Il requisito della resipiscenza
Il continuare a dirsi innocente rischia di mettere nei guai Alberto Stasi che dal gennaio 2023 esce dal carcere milanese a Bollate – dove sta scontando la condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi – per il lavoro esterno (concesso per buona condotta), ossia svolgere mansioni contabili e amministrative con rigide prescrizioni sugli orari di uscita e di rientro in cella. Stasi, 41 anni, continua a proclamarsi innocente e potrebbe a breve iniziare a beneficiare della semilibertà, ma in questo caso tra i requisiti che il Tribunale di Sorveglianza valuta c’è anche quello della resipiscenza, ossia l’aver compreso il proprio errore.
Da quando è diventata nota la notizia che la Procura di Pavia indaga su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, Stasi è diventato bersaglio di telecamere e microfoni e all’inviata di Mattino 5 ha ribadito la sua innocenza e che «bisognerà approfondire» sul perché il Dna dell’indagato è sui margini delle unghie della vittima.
Il precedente di Salvatore Parolisi
In un altro caso mediatico, a Salvatore Parolisi – condannato per l’omicidio della moglie Melania Rea – sono stati revocati i permessi per un’intervista con cui ha svalutato il processo, il percorso di reinserimento e la figura della donna. In ambienti vicini alla Sorveglianza si fa notare che a Stasi, se ha come obiettivo la semilibertà, conviene tenere la bocca chiusa.