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 2025  marzo 26 Mercoledì calendario

La Difesa: rimodulare “Strade sicure”. Il Viminale frena: è troppo presto

La domanda sul futuro del programma “Strade sicure” arriva alla fine dell’ora di audizione di fronte alle commissioni Esteri-Difesa di Camera e Senato. È il senatore M5S, Bruno Marton, a porla al generale Luciano Portolano, venuto in Parlamento per parlare di missioni internazionali. Il quesito è “politico”- ammette il pentastellato – ma il Capo di Stato maggiore della Difesa formula comunque la sua risposta: «Strade sicure nasce in un momento di crisi, d’emergenza. Ora c’è da chiedersi se l’emergenza continua». Ammette pure di aver affrontato il tema di recente con i ministri Piantedosi e Crosetto, insieme ai quali è stato concordato di mantenere il livello presente di 6.800 unità a fronte dell’anno giubilare e dei campionati di tennis, eventi dove «potrebbero insorgere situazioni di emergenza». Il desiderio che Portolano condivide con la platea di onorevoli è quello, però, di dare al programma «maggiore efficacia cambiando le dinamiche di impiego»: ridurre i numeri ma «con una maggiore capacità ed efficacia», magari favorendo un «pattugliamento dinamico».
IL PROGRAMMA
Il Capo di Stato maggiore non è il primo ad avanzare l’idea di ritoccare la legge che prevede il “prestito” di uomini dell’Esercito alle forze dell’ordine. Altri generali e uomini del mondo della difesa, prima di lui, sono stati persino più critici. Vedesi Roberto Vannacci che ha bollato come una «sciagura» una delle misure, divenute – col tempo – bandiera della “sua” Lega. La genesi, in ogni caso, arriva da lontano: da quel 2008, in cui il governo Berlusconi decise di vararla in funzione anti-terrorismo: 3000 unità per un periodo transitorio di sei mesi. Da allora l’impiego di militari “prestati”al Viminale è stato prorogato e aumentato nel tempo, fino a superare le 7500 unità. Dopo il calo a 5000 registrato sotto il governo Conte 2, con l’esecutivo di Giorgia Meloni i numeri sono tornati di nuovo a crescere. La legge di bilancio del 2025, da ultimo, ha prorogato fino al 2027 l’impiego di un contingente di 6000 unità che saranno impegnate nei servizi di vigilanza e di obiettivi sensibili. Stessa proroga per l’operazione “Stazioni sicure”- il piano di sicurezza per le principali infrastrutture ferroviarie del Paese – incrementato su input di Matteo Salvini a 800 unità. Quella che per Portolano e per molti altri è una necessità operativa – a fronte del crescente impiego di militari su altri fronti (anche di guerra) – per altri rimane una questione politica. E così, nella nota diffusa a sera, il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, non esita a ribadire che l’operazione Strade sicure «costituisce uno dei capisaldi delle politiche di sicurezza sul territorio». Una «misura fortemente sostenuta dal governo» e «molto apprezzata sul territorio da sindaci di ogni orientamento politico». Oltre a ricordare il rifinanziamento per il prossimo triennio, il sottosegretario leghista fa pure una sottolineatura di non poco conto: «Va ricordato che le modalità di impiego delle unità sono di competenza delle autorità di Pubblica sicurezza». Ergo: del ministero dell’interno e, a scendere, dei prefetti e questori. Mentre altre fonti del Viminale confermano che è «troppo presto» per parlare di qualsiasi taglio. Se la Lega rivendica la bontà dell’operazione, qualche perplessità si registra in Forza Italia. E forse non è un caso che alla domanda formulata dal senatore Marton, la presidente della commissione Esteri del Senato, Stefania Craxi, si sia fatta sfuggire che «Strade sicure è anche un mal di pancia di questa presidenza». Ma pure da Fratelli d’Italia qualcuno ammette che un taglio potrebbe non essere sbagliato. Anche perché, al momento, l’argine di azione dei militari utilizzati sulle strade è “limitato”. Una situazione a cui potrebbe far da argine la proposta di legge a prima firma della deputata meloniana Paola Maria Chiesa, che mira ad attribuire la qualifica di pubblico ufficiale ai militari impegnati in operazioni di ordine pubblico «nell’esercizio della funzione di agente di pubblica sicurezza». Ampliandone in questo modo i poteri – potranno ad esempio svolgere perquisizioni – ma pure le responsabilità. Una modifica che non piace a chi pubblico ufficiale – nelle forze dell’ordine – lo è già, come la polizia. Al punto da smuovere il sindacato dei lavoratori, la Silp Cgil: «La legge lo dice chiaramente, la sicurezza è affidata all’ordinamento civile e non militare».